LA RAGGI METTE IN CRISI GLI ACCORDICCHI CHE PD E M5S STAVANO SVILUPPANDO E STIMOLA L’ESTROSITÀ DEI SINISTRI PER TUTTE LE STAGIONI.

LA RAGGI METTE IN CRISI GLI ACCORDICCHI CHE PD E M5S STAVANO SVILUPPANDO E STIMOLA L’ESTROSITÀ DEI SINISTRI PER TUTTE LE STAGIONI.

cittadelpopoloLa #Raggi si ricandida sostenendo di voler dialogare con la sinistra. Di fronte a questa situazione #Orlando afferma che il #PD lavora ad un progetto alternativo. Nel frattempo #Labbatucci sollecita le primarie delle idee per costruire una coalizione larga, politica, sociale, civica, perchè da solo nessuno ce la fa, ma poi evoca il voto utile ad impedire l’avanzata di una destra reazionaria e intollerante. Chiudendo ogni ipotesi di alternativa in una più modesta alternanza interna al cerchio delle compatibilità con padroni e poteri forti romani.

Insomma la scossa della Raggi ha messo in moto anche il centrosinistra. Un potere politico, economico e culturale composto da decine di rappresentanti istituzionali, ramificazioni nell’associazionismo di base e nelle organizzazioni padronali, stampa e mass media, che, ci dicono, è necessario per poter “vincere”. Ormai è evidente come la sinistra che intende chiudersi nel cerchio di questo potere, rappresenti quella foglia di fico politica che copre la natura del PD, quella di partito di un padronato “illuminato”. A questo percorso da forza l’eurodeputato nel PD #Smeriglio, l’uomo che balla con i costruttori, come fu definito da alcuni compagni di Rifondazione. Proprio quello Smeriglio che sin dai tempi della Provincia di Roma è stato la faccia sinistra di #Zingaretti, quello che diceva di pensare ai cittadini, mettendo il WIFI nelle piazze dei comuni, ma poi la sostanza la accordava ai costruttori, acquistando come nuova sede provinciale, un’immobile inagibile etc.. La stessa coppia che alla Regione Lazio infinocchiò tutti consentendo l’approvazione, sei anni fa, di una legge sull’acqua pubblica, che tuttavia si sono “dimenticati” di attivare. Insomma questo Smeriglio, che si muove nell’area del sottogoverno, come disse Mao: “come un pesce nellacqua,” ha elaborato strategia e tattica delle prossime elezioni romane. Primo si elabora un programma rivoluzionario, (case per tutti, diritto al reddito, lavoro, mobilità, recupero urbanistico e ambientale, crescita culturale delle periferie, nuova qualità della vita cittadina). Secondo si va allo scontro per sconfiggere la Raggi e andare al ballottaggio. Terzo, in nome dell’antifascismo, si attiva la chiamata alle armi contro le destre sviluppando nuovi accordicchi con il #M5S. l’Esito finale, in caso di vittoria, già lo conosciamo e possiamo sintetizzarlo nell’espressione “chi ha avuto ha avuto, chi ha dato ha dato”. Ovvero chi è stato dentro al percorso avrà un riscontro, ma riguardo l’attuazione dei programmi in quell’area politica già è stato detto in altre occasioni dopo il voto che: “non sono testi sacri e possono cambiare”. In concreto i poteri forti non si disturbano, ma vanno accompagnati per il bene della città e, compatibilmente con questo assunto, cercheranno di mettere in campo un buon governo (soprattutto per i padroni). Insomma più che una rivoluzione, un eterno ritorno.

In questi anni a #Roma abbiamo sperimentato la sconfitta delle politiche di Veltroni e Rutelli e la vittoria amministrativa del #centrodestra con tutto il suo carico di familismo, incompetenza, disinteresse della cosa pubblica, affarismo. Elementi che hanno consentito al pendolo dell’opinione pubblica di tornare sul PD, che nel frattempo ha lasciato immutati i suoi orizzonti e le sue politiche, connaturate a quel partito, esplosa la vicenda “mondo di mezzo,” posti di fronte alla scelta se cambiare pratiche e politiche o trovare un capro espiatorio, la scelta è stata addebitare tutte le responsabilità a Marino e cacciarlo. Tuttavia alle ultime elezioni, gli elettori, avendo avuto la possibilità di scegliere un terzo incomodo, il #M5S, hanno fatto fuori #cdx e #csx affidando l’amministrazione a chi si presentava come paladino dei cittadini, su cui anche una parte della sinistra sociale aveva riposto le sue speranze.

Oggi i giochi sulle politiche cittadine a Roma sono più chiari. Il centrodestra, il centrosinistra, il M5S sono tutti strumenti politici al servizio dei padroni. Ciò non significa che siano uguali, ci sono delle sfumature. Il centrodestra vuole ordine e disciplina e fare felici i padroni, Il centrosinistra vuole fare felici i padroni, ma non dimentica la qualità della vita con i diritti civili. Il M5s vuole essere attento alla legalità, ma sicuramente è attento alla felicità dei padroni. Scusate le barbare semplificazioni imposte dalla necessità di sintesi

C’è solo un elemento che non è ancora chiaro, che cosa faranno i partiti, i gruppi, le associazioni politiche sociali, i lavoratori? Sceglieranno ancora di cercare di raccogliere le briciole all’interno del recinto dei padroni, rinunceranno al gioco o cercheranno di volare costruendo una squadra politica, sociale e culturale che possa competere contro quelle padronali? Più volte nella storia del mondo i giganti Golia sono stati sconfitti da piccoli Davide antagonisti, sopratutto quando quest’ultimi si sono organizzati.

Durante il lockdown la società romana, nelle sue varie articolazioni, ha dimostrato la sua forza nel prendersi cura della comunità, alimentando relazioni sociali e sviluppando varie forme di mutuo appoggio autorganizzate dal basso, che sono riuscite ad arrivare là dove la stessa amministrazione non era in grado di intervenire. Non è stato quello un evento casuale e momentaneo, perché in città ci sono decine di realtà che quotidianamente continuano a realizzare soluzioni su temi che l’amministrazione cittadina e quelle municipali non sono nemmeno interessate a conoscere. Perché non coordinare tutte le realtà e ripetere, anche politicamente, alle elezioni quella esperienza?

Affinchè le istituzioni inizino a dare risposte a tutti coloro che sono stati defraudati di un diritto, siano essi gli ultimi o coloro che vivono del proprio lavoro è necessario organizzare tutti i Davide contro i Golia padronali.

Marco Bizzoni

I padroni fanno e disfanno, chi tutela i lavoratori?

I #padroni fanno e disfanno, chi tutela i #lavoratori?

MAAMNel corso del lockdown FCA ha chiesto al governo di poter accedere ai prestiti garantiti per far fronte all’emergenza Covid. Nonostante FCA (ex FIAT) abbia trasferito la sede fiscale e legale all’estero, per non pagare le tasse in Italia, e abbia distribuito a maggio 5,5 miliardi di dividendi ai suoi azionisti. ha comunque ottenuto dal Governo la garanzia Statale su di un prestito di 6,5 miliardi di euro. I vincoli posti dal Governo sono stati quelli di mantenere i livelli occupazionali e l’utilizzo dei fondi per sostenere i costi del personale e gli investimenti negli stabilimenti produttivi Italiani.

Ieri, FCA, ha comunicato a tutti i suoi fornitori, quindi l’indotto italiano che interessa circa 1.000 imprese e 58.000 operai, di cessare la produzione per FCA, poiché le City cars saranno prodotte in Polonia e si avvarranno dell’indotto di PSA (Peugeot)

“Prendi i soldi e scappa”, FCA ha mantenuto fede al motto che i Padroni si sono dati in questi anni.

Su questa vicenda ancora non ho sentito nessuno di #FI, #PD, #FdI, #Lega, #M5S, ma proprio nessun #Zingaretti, #Grillo, #Meloni, #Salvini, #Berlusconi, affermare che I PADRONI SONO DEI LADRI e che I LAVORATORI VANNO TUTELATI.

Non c’è nessuna differenza di necessità tra un lavoratore: pubblico o privato a tempo indeterminato, a tempo determinato, precario, interinale, autonomo o a partita IVA, piccolo artigiano o commerciante, con lavoro nero o irregolare, in cassa integrazione, disoccupato, inoccupato, immigrato, pensionato.

Tutti hanno il timore di perdere quel poco che hanno e lo esprimono portando guerra a chi sta peggio, sotto l’abile regia di chi sta sopra. Il 20% più ricco degli italiani che possiede il 72% della ricchezza nazionale. Questa è la forza economica che possedendo i mezzi di produzione in generale e i mezzi di produzione dell’informazione e della cultura in particolare, determina il “senso comune” che guida chi lavora nelle scelte elettorali.

C’è una scelta da fare: o si rimane in attesa salvifica, votando di volta in volta cdx o di csx, in attesa dell’uomo della provvidenza, oppure i lavoratori riprendono in mano l’arma della Politica, con la loro partecipazione diretta e, andando oltre le frammentazioni che il Capitale ha operato in questi anni, si autoriconoscano come importante soggetto sociale, un’unica Classe.

E’ ORA CHE I LAVORATORI RICOMINCINO AD ORGANIZZARSI PER ENTRARE IN PARLAMENTO, NEI CONSIGLI REGIONALI, COMUNALI, E TUTELARSI DA SE’.

 

PRC Lazio- Sanità Privata, il Lavoro c’è l’adeguamento degli stipendi NO.

#PRC #Lazio- #Sanità #Privata, il #Lavoro c’è l’adeguamento degli stipendi NO.prc sanità

Nel Lazio, la sanità privata accreditata, eroga il 40 per cento delle prestazioni utilizzando oltre 25 mila dipendenti ed assorbendo ben oltre il 50% delle risorse economiche totali destinate alla sanità dalla Regione.

Eppure malgrado la sanità privata accreditata sia un’impresa senza “rischi d’impresa,” essendo lautamente sovvenzionata con i soldi pubblici, i padroni, pardon i manager della sanità privata laica e religiosa, hanno ritenuto di non dover firmare la pre-intesa raggiunta a livello nazionale per il rinnovo di un contratto fermo da 14 anni. D’altronde il Ministro della Salute e la Conferenza delle regioni, gli aveva “solo” garantito la copertura del 50% del maggior costo costo che sarebbe emerso con la chiusura del nuovo contratto.

Da questa vicenda emerge chiaramente che i “prenditori” della sanità privata vogliano solo ricevere soldi pubblici e fare profitti speculando sulla malattia dei cittadini e sulla pelle dei lavoratori.

#Rifondazione #Comunista del #Lazio esprime #solidarietà ai #lavoratori della #Sanità #Privata e sostegno alle loro lotte e mobilitazioni, ogni ritardo al rinnovo del contratto è un colpo mortale alla dignità professionale dei lavoratori coinvolti.

“La vicenda – afferma Marco Bizzoni, referente lavoro PRC Lazio – è strettamente connessa con

l’uscita della sanità pubblica del Lazio dal commissariamento. Infatti quel risultato è stato conseguito attraverso un arretramento del perimetro di intervento della sanità pubblica, a favore di quella privata. Un risultato che, ora è più evidente, è stato reso possibile dal sacrificio dei cittadini -utenti, dai lavoratori pubblici per la carenza di organici, è lavoratori privati che, a parità di qualifica dei lavoratori pubblici, non vedono lo stesso riconoscimento economico.”

In tutta questa drammatica vicenda la posizione della Regione Lazio e Zingaretti, viene espressa dall’Assessore alla Sanità, che alla richiesta dei sindacati di un intervento forte della Regione, balbetta di rivedere le regole sugli accreditamenti a… “livello nazionale”.

Rifondazione Comunista ricorda come nel pieno della Pandemia le strutture che si sono ritrovate sotto pressione ed hanno consentito il superamento della crisi sono state quelle pubbliche. Mentre molte delle strutture sanitarie private, invece di luoghi di cura, si sono trasformate per la sete di profitto dei loro proprietari in focolai di infezione.

La lezione che dovremmo cogliere è quella della necessità del potenziamento e rilancio della sanità pubblica, che deve riassorbire prestazioni e personale sanitario dalla metastasi della sanità privata.

I principi che bisogna seguire per aiutare i lavoratori della sanità privata sono semplici e si ritrovano in Costituzione. La salute non è una merce ma un diritto e a pari lavoro pari diritti.

PRC Regionale Lazio

Regolarizzazione: I lavoratori agricoli non sono braccia!

#REGOLARIZZAZIONE: I #LAVORATORI AGRICOLI NON SONO BRACCIA!

Il provvedimento di regolarizzazione dei migranti approvato recentemente dal governo Conte ha, come al solito come beneficiari i #padroni agricoli.

lavoro agricoloPer questo la ministra #Bellanova si è messa a piangere, una donna con la sua storia sapeva bene di aver tradito i lavoratori mentre diceva di aiutarli.

Con la #regolarizzazione prevista, per sanare i guasti fatti dalle destre al governo, viene attribuita al padrone la potestà sulla vita dei lavoratori migranti: è lui che chiede la regolarizzazione per i lavoratori e quindi è lui che decide se farlo oppure no, cioè se farli emergere dal loro lavoro nero oppure mantenerli clandestini.

Con questa regolarizzazione, che qualcuno a destra denuncia come regalo ai migranti, quello che avverrà sarà il totale asservimento dei lavoratori migranti al loro padrone. Che non sarà più solo colui che consente il lavoro, ma anche l’unica possibilità di avere diritti civili.

I padroni in questo modo diventano padroni della vita dei lavoratori migranti. Questa mentalità è già ben visibile nei fatti accaduti a #Terracina in questi giorni. Dove un lavoratore migrante che chiedeva le mascherine per se e i suoi compagni è stato brutalmente malmenato e gettato in un fosso.

É necessario che ai migranti sia assegnata la titolarità del loro permesso di soggiorno, sottraendo le loro vite ai ricatti padronali e restituendo loro i #diritticivili.

Tutto ciò non per un astratto spirito umanitario, ma per un’esigenza di #classe. Il riconoscimento ai migranti dei loro diritti è il primo passo affinché, anche i lavoratori agricoli italiani, possano iniziare a vedersi riconosciuti realmente i loro diritti, a cominciare dal riconoscimento di salari decenti.

braccianti

CRISI DI GOVERNO: QUANDO LA TOPPA E’ PEGGIO DEL BUCO CI VUOLE UN’ALTERNATIVA

CRISI DI GOVERNO: QUANDO LA TOPPA E’ PEGGIO DEL BUCO CI VUOLE UN’ALTERNATIVA

Il buco è lo strappo che Salvini ha fatto nel tessuto politico e sociale della nostra Repubblica, riesumando e riproponendo, alle masse popolari impaurite, soluzioni tratte di una cultura politica fascisteggiante, spacciata al senso comune come opinione politica tra le altre. Oggi la LEGA vorrebbe passare all’incasso elettorale, capitalizzando la devastazione morale e sociale che ha prodotto nell’ultimo anno e raccontandosi come il partito dell’uomo forte. Più passa il tempo e più emergeranno gli aspetti inquietanti, fallimentari, risibili della reale azione di governo della LEGA, che per questo motivo ha fretta di andare a votare.

A questo buco i liberaldemocratici del PD propongono due toppe: la prima, ufficiale, quella di Zingaretti che propone di andare subito al voto, il PD non ha paura di governare; sennonché tale percorso non farebbe altro che portare acqua al mulino eversivo della LEGA, consentendogli di sfruttare l’attuale infame legge elettorale chiamata “Rosatellum”. Che regala al primo partito un’implicito premio di maggioranza, circa il 10%, e consente con i suoi collegi uninominali e maggioritari di creare coalizioni di puro interesse, in cui le forze politiche, indifferenti agli ideali che proclamano, si mettono insieme per conquistare il maggior numero possibile di scranni Parlamentari. Tuttavia Zingaretti non è sciocco, sa che il sacrificio della vittoria di Salvini avrebbe anche un beneficio per il PD. Infatti riprenderebbe quota quel bipolarismo che tanti danni ha prodotto al Paese Italia, a cominciare dall’esclusione dei cittadini dalla politica. In quest’ottica il PD si potrà presentare come la sola credibile alternanza al fascisteggiare della LEGA, e potrà mostrarsi magnanimo e democratico nel costruire una coalizione che richiami all’unione democratica tutte le forze politiche disponibili a far finta di opporsi alla destra. Far finta perché in realtà le politiche proposte sono poi le stesse: privatizzazioni, agevolazioni fiscali in modo prioritario ai padroni, andare avanti con la TAV, mantenere, come ha fatto la LEGA, la Riforma Fornero, etc.

La seconda toppa è quella proposta dall’effettivo “segretario” riconosciuto dai gruppi parlamentari del PD Renzi: fare un accordo di governo con il M5S, approvando l’infame riforma del taglio dei parlamentari. Un risparmio economico risibile per i cittadini, ma con il grave esito di taglio della democrazia e della rappresentanza parlamentare dei cittadini che vivono del loro lavoro, commessi\e, operai\e, disoccupati\e, impiegati\e, pensionati\e, quelli cioè che la stampa chiama gente comune. L’esito di questa toppa, oltre ad un ulteriore vulnus alla democrazia, non sarebbe altro che il consentire a Renzi di narrarsi come il salvatore della “patria”.

A quanto pare attualmente alla gente comune saranno proposti due scenari su cui scegliere, due scenari che possono essere schematizzati nel seguente modo: Padella\Brace, Peste\Colera etc.

Eppure questi scenari non sono ineluttabili, sarebbe possibile sviluppare altre possibilità che nello stesso tempo mettano a nudo la narrazione di uomo forte di cui si ammanta Salvini e nello stesso tempo ricomponga quel tessuto democratico lacerato dalle pratiche salviniane e dei bipolaristi: PD e M5S, che hanno consentito la crescita elettorale della LEGA, la mandino all’opposizione utilizzando i normali strumenti Parlamentari e, attraverso una legge elettorale proporzionale, diano finalmente dopo oltre vent’anni, ai cittadini e alle cittadine, lavoratori e lavoratrici la possibilità di poter votare per chi esprime le loro idee.

A tutti coloro che si oppongono alle destre nelle loro varie declinazioni, a chi non si riconosce nel neoliberismo dei liberaldemocratici del PD o del M5S, spetta il compito di far crescere e rafforzare l’esperienza politica realizzata nel corso della campagna elettorale per le europee con “la Sinistra” . Con la consapevolezza che quella lista è l’unica che ha parlato e continuerà a parlare della necessità di far pagare le tasse agli evasori, ai grandi redditi e di ridurre le tasse sui lavoratori, costruire uno sviluppo dell’economia che tenga conto della necessità della sua trasformazione ecologica, generando una occupazione di qualità per un massimo di 32 ore settimanali a parità di salario e che implementi i tempi di non lavoro con il diritto ad un reddito di base. Sono queste le proposte di una vera ALTERNATIVA di governo per avviare la costruzione di un altro mondo possibile a partire dall’Italia, dai suoi lavoratori e dalle sue lavoratrici.

mbvoto

QUELLO CHE CHIAMATE SCHIFO PER NOI E’ CASA.

ruspeQuello che con parole leggere chiamate schifo,
fili, tavoli, letti, sedie, tende,
orribile groviglio di plastiche e metalli,
è ciò che, immaginificamente, chiamiamo casa.
 
Non sempre altro ci è dato, o basta, ad accoglierci e,
mentre le stelle gocciolano ricordi e memorie dolorose,
la solitudine si fugge intorno ai fuochi che scaldano i corpi,
incendiano i rifugi, cremano speranze.
 
Solo allora l’elettrico cuore catodico, di chi vive
nelle asciutte e riscaldate case, dà un segno auditel
di commozione e apre un focus su luoghi ed eventi
che, la decenza del plusvalore, preferisce mantenere al buio.
 
“Per aiutarvi” – dicono dall’alto quelli che comandano –
e inviano due ruspe ad abbattere quell’antiestetica jungla,
unico, lurido, scarno, misero e precario riparo
offerto al bracciante, nelle fredde e solitarie notti di #SanFerdinando.
 
Marco Bizzoni

Diritti umani: cosa resta a 70anni dalla loro proclamazione?

dicunivdirittumaniAppena finita la tragedia della seconda guerra mondiale, la ricostruzione degli Stati si svolse sotto nuovi paradigmi e valori che tendevano all’obiettivo di impedire che si potesse ripetere una nuova guerra. In quel clima, nel 1948, l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite riunita a Parigi, proclamò la Dichiarazione universale dei diritti umani.

In tutti questi anni, sebbene la Dichiarazione non abbia valore vincolante per gli Stati, essa è stata lo strumento con cui si è illuminato il percorso da compiere nell’ambito di quei diritti che competono a tutte le persone per il solo fatto di essere viventi.

Per anni è sembrato che il riconoscimento dei diritti umani fosse solo un problema di Paesi perennemente e permanentemente in conflitto, mentre nei paesi occidentali erano ritenuti come ormai acquisiti ed in pieno sviluppo.

Le contestazioni contro la globalizzazione economica, che in Italia culminarono nella contestazione del G8 di Genova del 2001, misero in evidenza che in realtà gli Stati “occidentali” erano indifferenti all’assenza di diritti umani in molti Paesi, ciò che contava per la loro realpolitik erano i meri calcoli economici. Tuttavia la repressione del movimento altermondialista mostrò come quegli stessi Stati, che si fregiavano della medaglietta di difensori dei diritti umani, in realtà erano propensi ad usare strumenti che negano in nuce il riconoscimento dei diritti umani. In Italia ciò si concretizzò con le torture inflitte ai manifestanti al carcere di Bolzaneto, nella scuola Diaz e con l’assassinio di Carlo Giuliani. Nel tempo altri abusi si sono susseguiti e gli interessi economici hanno prevalso sulla tutela dei diritti umani. Come evidenzia la triste vicenda del giovane ricercatore Giulio Regeni, assassinato dal regime in Egitto. Qell’avvenimento è emerso, e resta al centro dell’attenzione dell’opinione pubblica, non per merito dei governi italiani, che non hanno mai supportato politicamente lo sforzo dei magistrati di pervenire ad una verità, ma solo grazie ad una madre che invece di rinchiudersi nella ricerca dell’oblio del dolore, ha sentito forte la necessità di urlare la richiesta di verità e giustizia su quell’omicidio di Stato. Per dare un senso alle scelte di vita del figlio e voce a tutti gli anonimi figli assassinati dal potere.

Fino ad oggi potevamo ritenere la “Dichiarazione dei Diritti Umani” una meta da raggiungere, una enunciazione in cui luci e le ombre tra ciò che era stato fatto e ciò che restava da fare erano intrecciate in modo da palesare comunque una prospettiva di una loro progressiva applicazione. Oggi con il “decreto sicurezza” salviniano non è più così. Non si tratta solo di un stop, più o meno temporaneo, del processo, ma di una vero e proprio arretramento.

Il governo Di Maio- Salvini, con una politica di odio, populismo, falsità e mistificazioni, soffia sulle paure dei lavoratori che temono di sprofondare nell’abisso della miseria e individua i nemici del popolo negli ultimi della società: i poveri, i migranti, i rifugiati.

Nella ricerca spasmodica del consenso elettorale Salvini disumanizza le persone più vulnerabili, assegnando loro il ruolo di cause del malessere civile ed economico della società. Mancano le case? È colpa dei migranti che occupano edifici fatiscenti. Ci sono dei furti? è colpa dei rom, dei migranti e dei barboni. Ci sono degli stupri, spaccio di droghe, vandalismi? Sono ancora loro, che inoltre ci rubano il lavoro, i posti nelle scuole, nelle mense della Caritas, nelle graduatorie delle case popolari e, in quello che resta, degli aiuti dei servizi sociali. Secondo il racconto di Salvini, quotidianamente amplificato da tutti i media del regime, gli stranieri ci rubano il futuro perché per loro si spendono i soldi che potrebbero essere utilizzati per le nostre esigenze. Ed ecco allora la regressione di civiltà: “Prima gli Italiani”. Non importa se per dare un corpo apparente a questo slogan sia necessario lasciare affogare le persone dei barconi, riportarle nei lager in Libia, impedire l’accesso ai bambini nelle scuole, rifiutare le cure sanitarie a chi appare come uno straniero o trattare come spazzatura sociale quanti cercano di sopravvivere negli anfratti cadenti di palazzi in attesa di speculazioni edilizie. E, in quest’orgia narrativa di costruzione del nemico, gli adepti salviniani sui social, hanno cominciato a costruire un senso comune che fa saltare la naturale propensione alla solidarietà delle persone, anestetizzandone l’umanità e alimentando gli egoismi individuali. Ecco allora il salvifico “Decreto Sicurezza” quello che dovrebbe salvarci da questi nuovi barbari che ci circondano e attendono nell’ombra di poter violentare, rubare, spacciare.

Ciò che Salvini ed i suoi media non ci dicono però è che l’effetto del decreto sarà quello di far crescere la nostra insicurezza. Tra poco tempo inizieranno a scadere circa diciannovemila permessi umanitari che i decreto a cancellato, l’effetto sarà quello di far finire queste persone sui marciapiedi, comprese intere famiglie migranti con mamme e bambini. Creando diciannovemila senzatetto disseminati nelle strade delle nostre citta, che si arrabatteranno come potranno per sopravvivere clandestinamente, in attesa di un’espulsione coattiva di cui sono certi gli alti costi economici e di cui è altrettanto certo il fallimento. Poichè una volta rimpatriati a forza, gli irregolari troveranno in patria le stesse condizioni che li avevano spinti a migrare.

In questo modo, invece di attivare politiche per affrontare un problema, Salvini lo esaspera con misure dall’elevato impatto propagandistico, ma concretamente inutili alla sua soluzione e così la sua campagna elettorale per le Europee è già a buon punto.

Ciò che resta dei diritti umani, in un’epoca in cui neppure tanto velatamente, i governi fanno risuonare quel motto latino che i gladiatori sembra recitassero a se stessi prima dei giochi: “Mors tua vita mea”, è poco più di una celebrazione ipocrita di buoni sentimenti e tuttavia è indispensabile conoscere e rileggere la “Dichiarazione dei Diritti Umani” per dissipare il teatro di ombre in cui ci hanno immersi.

Se quindiTutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti. (Art. 1)” e ” Ogni individuo ha diritto ad un tenore di vita sufficiente a garantire la salute e il benessere proprio e della sua famiglia, con particolare riguardo all’alimentazione, al vestiario, all’abitazione, e alle cure mediche e ai servizi sociali necessari; ed ha diritto alla sicurezza in caso di disoccupazione, malattia, invalidità, vedovanza, vecchiaia o in altro caso di perdita di mezzi di sussistenza per circostanze indipendenti dalla sua volontà. (Art.25), allora sta solo a noi riscuotere le nostre coscienze, addormentate e inebetite dalla paura, dagli affanni e dall’ignavia civica del: “non ci si può fare nulla”. Sta a tutti noi riprendere ad indignarci per le cose che non vanno e rifiutare la proposta di individuare il nemico nel nostro prossimo. Sapendo che le guerre tra poveri non alimentano altro che i profitti dei padroni.

I nostri avversari sono i padroni e solo la lotta contro di loro potrà consentire di migliorare le condizioni di vita, e quindi i diritti umani di tutti, italiani o migranti che siano.

Marco Bizzoni