La salute non è una merce, ma un diritto!

La #salute non è una #merce, ma un #diritto!

prcsaluteIl Partito della #RifondazioneComunista sostiene la campagna “Riconquistiamo il diritto alla salute (per una sanità pubblica, universale, laica, gratuita)” e invita lavorator* e cittadin* a partecipare al presidio, promosso da diverse realtà politiche, che si terrà a Roma il 3 Settembre, ore 17, in Piazza Montecitorio.

L’emergenza Covid ha messo chiaramente in evidenza come la Sanità Pubblica sia stato l’unico baluardo contro la pandemia, malgrado molte criticità frutto di decenni di scelte scellerate fatte dai governi di centrodestra, centrosinistra e tecnici, che hanno privilegiato mercato ed il cosiddetto risparmio che in realtà non è stato altro che una progressiva dismissione di ospedali, posti letto, servizi territoriali e personali che poi sono stati forniti accreditando strutture della sanità privata. Quelle stesse strutture che nel periodo più buio del lockdown, mentre la sanità pubblica curava e salvava erano, con le Residenze Sanitarie Assistenziali, luoghi di infezione. Quelle stesse strutture che, malgrado forniscano servizi che in gran parte sono pagati con soldi pubblici, oggi rifiutano di riconoscere la dignità dei propri lavorator* firmando un contratto che dopo 14 anni adegui i salari.

Malgrado i pessimi risultati e in continuità con le politiche precedenti, il presidente della Regione Lazio, Zingaretti, inaugura il campus bio medico di Trigoria, una struttura sanitaria privata di proprietà dell’Opus Dei. Continuando a sottrarre importanti risorse economiche al funzionamento della sanità pubblica.

E’ necessario invertire la rotta ed avviare una stagione di investimenti nella Sanità Pubblica, ripristinando strutture, assumendo personale, ampliando la disponibilità di servizi territoriali e alla persona. Per questo invitiamo lavorator* e di cittadin* a sottoscrivere la petizione “Riconquistiamo il diritto alla salute” sulla piattaforma Change.org/riconquistiamo-salute.

La salute non è merce, ma un diritto, per tutte e tutti!

Rifondazione Comunista Regionale Lazio

LA RAGGI METTE IN CRISI GLI ACCORDICCHI CHE PD E M5S STAVANO SVILUPPANDO E STIMOLA L’ESTROSITÀ DEI SINISTRI PER TUTTE LE STAGIONI.

LA RAGGI METTE IN CRISI GLI ACCORDICCHI CHE PD E M5S STAVANO SVILUPPANDO E STIMOLA L’ESTROSITÀ DEI SINISTRI PER TUTTE LE STAGIONI.

cittadelpopoloLa #Raggi si ricandida sostenendo di voler dialogare con la sinistra. Di fronte a questa situazione #Orlando afferma che il #PD lavora ad un progetto alternativo. Nel frattempo #Labbatucci sollecita le primarie delle idee per costruire una coalizione larga, politica, sociale, civica, perchè da solo nessuno ce la fa, ma poi evoca il voto utile ad impedire l’avanzata di una destra reazionaria e intollerante. Chiudendo ogni ipotesi di alternativa in una più modesta alternanza interna al cerchio delle compatibilità con padroni e poteri forti romani.

Insomma la scossa della Raggi ha messo in moto anche il centrosinistra. Un potere politico, economico e culturale composto da decine di rappresentanti istituzionali, ramificazioni nell’associazionismo di base e nelle organizzazioni padronali, stampa e mass media, che, ci dicono, è necessario per poter “vincere”. Ormai è evidente come la sinistra che intende chiudersi nel cerchio di questo potere, rappresenti quella foglia di fico politica che copre la natura del PD, quella di partito di un padronato “illuminato”. A questo percorso da forza l’eurodeputato nel PD #Smeriglio, l’uomo che balla con i costruttori, come fu definito da alcuni compagni di Rifondazione. Proprio quello Smeriglio che sin dai tempi della Provincia di Roma è stato la faccia sinistra di #Zingaretti, quello che diceva di pensare ai cittadini, mettendo il WIFI nelle piazze dei comuni, ma poi la sostanza la accordava ai costruttori, acquistando come nuova sede provinciale, un’immobile inagibile etc.. La stessa coppia che alla Regione Lazio infinocchiò tutti consentendo l’approvazione, sei anni fa, di una legge sull’acqua pubblica, che tuttavia si sono “dimenticati” di attivare. Insomma questo Smeriglio, che si muove nell’area del sottogoverno, come disse Mao: “come un pesce nellacqua,” ha elaborato strategia e tattica delle prossime elezioni romane. Primo si elabora un programma rivoluzionario, (case per tutti, diritto al reddito, lavoro, mobilità, recupero urbanistico e ambientale, crescita culturale delle periferie, nuova qualità della vita cittadina). Secondo si va allo scontro per sconfiggere la Raggi e andare al ballottaggio. Terzo, in nome dell’antifascismo, si attiva la chiamata alle armi contro le destre sviluppando nuovi accordicchi con il #M5S. l’Esito finale, in caso di vittoria, già lo conosciamo e possiamo sintetizzarlo nell’espressione “chi ha avuto ha avuto, chi ha dato ha dato”. Ovvero chi è stato dentro al percorso avrà un riscontro, ma riguardo l’attuazione dei programmi in quell’area politica già è stato detto in altre occasioni dopo il voto che: “non sono testi sacri e possono cambiare”. In concreto i poteri forti non si disturbano, ma vanno accompagnati per il bene della città e, compatibilmente con questo assunto, cercheranno di mettere in campo un buon governo (soprattutto per i padroni). Insomma più che una rivoluzione, un eterno ritorno.

In questi anni a #Roma abbiamo sperimentato la sconfitta delle politiche di Veltroni e Rutelli e la vittoria amministrativa del #centrodestra con tutto il suo carico di familismo, incompetenza, disinteresse della cosa pubblica, affarismo. Elementi che hanno consentito al pendolo dell’opinione pubblica di tornare sul PD, che nel frattempo ha lasciato immutati i suoi orizzonti e le sue politiche, connaturate a quel partito, esplosa la vicenda “mondo di mezzo,” posti di fronte alla scelta se cambiare pratiche e politiche o trovare un capro espiatorio, la scelta è stata addebitare tutte le responsabilità a Marino e cacciarlo. Tuttavia alle ultime elezioni, gli elettori, avendo avuto la possibilità di scegliere un terzo incomodo, il #M5S, hanno fatto fuori #cdx e #csx affidando l’amministrazione a chi si presentava come paladino dei cittadini, su cui anche una parte della sinistra sociale aveva riposto le sue speranze.

Oggi i giochi sulle politiche cittadine a Roma sono più chiari. Il centrodestra, il centrosinistra, il M5S sono tutti strumenti politici al servizio dei padroni. Ciò non significa che siano uguali, ci sono delle sfumature. Il centrodestra vuole ordine e disciplina e fare felici i padroni, Il centrosinistra vuole fare felici i padroni, ma non dimentica la qualità della vita con i diritti civili. Il M5s vuole essere attento alla legalità, ma sicuramente è attento alla felicità dei padroni. Scusate le barbare semplificazioni imposte dalla necessità di sintesi

C’è solo un elemento che non è ancora chiaro, che cosa faranno i partiti, i gruppi, le associazioni politiche sociali, i lavoratori? Sceglieranno ancora di cercare di raccogliere le briciole all’interno del recinto dei padroni, rinunceranno al gioco o cercheranno di volare costruendo una squadra politica, sociale e culturale che possa competere contro quelle padronali? Più volte nella storia del mondo i giganti Golia sono stati sconfitti da piccoli Davide antagonisti, sopratutto quando quest’ultimi si sono organizzati.

Durante il lockdown la società romana, nelle sue varie articolazioni, ha dimostrato la sua forza nel prendersi cura della comunità, alimentando relazioni sociali e sviluppando varie forme di mutuo appoggio autorganizzate dal basso, che sono riuscite ad arrivare là dove la stessa amministrazione non era in grado di intervenire. Non è stato quello un evento casuale e momentaneo, perché in città ci sono decine di realtà che quotidianamente continuano a realizzare soluzioni su temi che l’amministrazione cittadina e quelle municipali non sono nemmeno interessate a conoscere. Perché non coordinare tutte le realtà e ripetere, anche politicamente, alle elezioni quella esperienza?

Affinchè le istituzioni inizino a dare risposte a tutti coloro che sono stati defraudati di un diritto, siano essi gli ultimi o coloro che vivono del proprio lavoro è necessario organizzare tutti i Davide contro i Golia padronali.

Marco Bizzoni

I padroni fanno e disfanno, chi tutela i lavoratori?

I #padroni fanno e disfanno, chi tutela i #lavoratori?

MAAMNel corso del lockdown FCA ha chiesto al governo di poter accedere ai prestiti garantiti per far fronte all’emergenza Covid. Nonostante FCA (ex FIAT) abbia trasferito la sede fiscale e legale all’estero, per non pagare le tasse in Italia, e abbia distribuito a maggio 5,5 miliardi di dividendi ai suoi azionisti. ha comunque ottenuto dal Governo la garanzia Statale su di un prestito di 6,5 miliardi di euro. I vincoli posti dal Governo sono stati quelli di mantenere i livelli occupazionali e l’utilizzo dei fondi per sostenere i costi del personale e gli investimenti negli stabilimenti produttivi Italiani.

Ieri, FCA, ha comunicato a tutti i suoi fornitori, quindi l’indotto italiano che interessa circa 1.000 imprese e 58.000 operai, di cessare la produzione per FCA, poiché le City cars saranno prodotte in Polonia e si avvarranno dell’indotto di PSA (Peugeot)

“Prendi i soldi e scappa”, FCA ha mantenuto fede al motto che i Padroni si sono dati in questi anni.

Su questa vicenda ancora non ho sentito nessuno di #FI, #PD, #FdI, #Lega, #M5S, ma proprio nessun #Zingaretti, #Grillo, #Meloni, #Salvini, #Berlusconi, affermare che I PADRONI SONO DEI LADRI e che I LAVORATORI VANNO TUTELATI.

Non c’è nessuna differenza di necessità tra un lavoratore: pubblico o privato a tempo indeterminato, a tempo determinato, precario, interinale, autonomo o a partita IVA, piccolo artigiano o commerciante, con lavoro nero o irregolare, in cassa integrazione, disoccupato, inoccupato, immigrato, pensionato.

Tutti hanno il timore di perdere quel poco che hanno e lo esprimono portando guerra a chi sta peggio, sotto l’abile regia di chi sta sopra. Il 20% più ricco degli italiani che possiede il 72% della ricchezza nazionale. Questa è la forza economica che possedendo i mezzi di produzione in generale e i mezzi di produzione dell’informazione e della cultura in particolare, determina il “senso comune” che guida chi lavora nelle scelte elettorali.

C’è una scelta da fare: o si rimane in attesa salvifica, votando di volta in volta cdx o di csx, in attesa dell’uomo della provvidenza, oppure i lavoratori riprendono in mano l’arma della Politica, con la loro partecipazione diretta e, andando oltre le frammentazioni che il Capitale ha operato in questi anni, si autoriconoscano come importante soggetto sociale, un’unica Classe.

E’ ORA CHE I LAVORATORI RICOMINCINO AD ORGANIZZARSI PER ENTRARE IN PARLAMENTO, NEI CONSIGLI REGIONALI, COMUNALI, E TUTELARSI DA SE’.

 

Zingaretti consente ad Acea di fare profitti dichiarando lo stato di calamità naturale.

#Zingaretti consente ad #Acea di fare profitti dichiarando lo stato di calamità naturale.

acquapubblicaIl #Presidente della #Regione #Lazio decreta lo stato di calamità naturale, lo giustifica affermando l’esistenza di una crisi idrica generata dall’assenza di piogge che ha messo in difficoltà l’approvvigionamento idrico dei Comuni. Tuttavia dalla stampa e dai media non è mai emerso nessun allarme di carenza idrica e la stessa Regione Lazio, prima del decreto, non ha mai evidenziato criticità né innalzato il suo livello di attenzione sul tema.

Malgrado la stranezza di questa crisi idrica, non rilevata da nessun organo tecnico o di informazione, il presidente Zingaretti attiva misure straordinarie ed emergenziali, il cui vero obiettivo è leggibile nel provvedimento stesso, laddove si parla della richiesta dell’Acea Ato2 di poter aumentare il prelievo dalla sorgente del #Pertuso.

Rifondazione Comunista denuncia l’assenza di ogni tipo di provvedimento della Regione Lazio orientato alla definizione di un piano di indirizzo sulla gestione delle risorse idriche, che tenga conto delle eventuali crescite demografiche dei comuni, della naturale variabilità idrometrica, delle condizione delle reti idriche.

Zingaretti nel chiuso delle proprie stanze parla di stato siccitoso, decreta l’emergenza e delega tempi e modalità per la soluzione del problema da lui dichiarato proprio al quel gruppo ACEA, potenza economica con interessi multiregione e multinazionali, che come gestore vuole aumentare il prelievo dalla sorgente del Pertuso. Annunciando preventivamente o meglio minacciando, che qualora ciò non fosse possibile, si renderebbe necessaria la turnazione idrica per alcuni comuni del Lazio. Gli stessi comuni dove quotidianamente si assiste a fiumi di acqua che, per giorni, fuoriescono da vecchie condutture ormai colabrodo senza che nessuno intervenga.

Compito della Regione Lazio dovrebbe essere quello di indirizzo e controllo delle gestioni idriche sul nostro territorio. Tuttavia ad oggi la regione non ha un sistema aperto e aggiornato, di consultazione dei dati idrologici con cui delineare e definire l’effettiva natura delle difficoltà idriche, stabilendo se esse siano causa di calamità naturale o malfunzionamento gestionale. 

La mancanza di trasparenza della Regione sui dati delle risorse idriche, l’assenza di indirizzo e controllo ai gestori, l’interpretazione “pro domo sua” che i gestori fanno dei dati idrometrici ci portano, come Partito della Rifondazione Comunista del Lazio, non solo a dubitare dell’effettiva realtà emergenziale delineata dal Presidente Zingaretti, ma anche a denunciarne la corresponsabilità, insieme ai gestori, per eventuali interruzioni idriche. Se ciò dovesse avvenire più che a scarsità d’acqua, esse saranno da imputare all’insufficienza e talvolta all’assenza degli investimenti necessari per ammodernare le condotte idriche da parte dei gestori. Ridurre l’impressionante volume d’acqua potabile che le condotte di Acea disperdono, ben oltre il 40%, sarebbe senz’altro sufficiente a scongiurare il rischio di turnazione idrica prospettato, superando le supposte calamità naturali.

Nel 2014 La Regione Lazio approvò una legge per sottrarre la gestione dell’acqua agli appetiti dei privati. #Rifondazione #Comunista chiede che dopo sei anni dall’approvazione della Legge Regionale n. 5/2014 per l’acqua pubblica, tanto sbandierata nelle scorse elezioni per mostrare quanto Zingaretti fosse di sinistra, Il Presidente della Regione la smettesse di utilizzare i beni comuni per sovvenzionare i profitti dei gestori e, mostrando attenzione e rispetto per i lavoratori, i cittadini e le comunità tutte, iniziasse a dare corso alla sua attivazione ripubblicizzando la gestione dell’intero ciclo idrico.

#PRC Regionale Lazio

PRC Lazio- Sanità Privata, il Lavoro c’è l’adeguamento degli stipendi NO.

#PRC #Lazio- #Sanità #Privata, il #Lavoro c’è l’adeguamento degli stipendi NO.prc sanità

Nel Lazio, la sanità privata accreditata, eroga il 40 per cento delle prestazioni utilizzando oltre 25 mila dipendenti ed assorbendo ben oltre il 50% delle risorse economiche totali destinate alla sanità dalla Regione.

Eppure malgrado la sanità privata accreditata sia un’impresa senza “rischi d’impresa,” essendo lautamente sovvenzionata con i soldi pubblici, i padroni, pardon i manager della sanità privata laica e religiosa, hanno ritenuto di non dover firmare la pre-intesa raggiunta a livello nazionale per il rinnovo di un contratto fermo da 14 anni. D’altronde il Ministro della Salute e la Conferenza delle regioni, gli aveva “solo” garantito la copertura del 50% del maggior costo costo che sarebbe emerso con la chiusura del nuovo contratto.

Da questa vicenda emerge chiaramente che i “prenditori” della sanità privata vogliano solo ricevere soldi pubblici e fare profitti speculando sulla malattia dei cittadini e sulla pelle dei lavoratori.

#Rifondazione #Comunista del #Lazio esprime #solidarietà ai #lavoratori della #Sanità #Privata e sostegno alle loro lotte e mobilitazioni, ogni ritardo al rinnovo del contratto è un colpo mortale alla dignità professionale dei lavoratori coinvolti.

“La vicenda – afferma Marco Bizzoni, referente lavoro PRC Lazio – è strettamente connessa con

l’uscita della sanità pubblica del Lazio dal commissariamento. Infatti quel risultato è stato conseguito attraverso un arretramento del perimetro di intervento della sanità pubblica, a favore di quella privata. Un risultato che, ora è più evidente, è stato reso possibile dal sacrificio dei cittadini -utenti, dai lavoratori pubblici per la carenza di organici, è lavoratori privati che, a parità di qualifica dei lavoratori pubblici, non vedono lo stesso riconoscimento economico.”

In tutta questa drammatica vicenda la posizione della Regione Lazio e Zingaretti, viene espressa dall’Assessore alla Sanità, che alla richiesta dei sindacati di un intervento forte della Regione, balbetta di rivedere le regole sugli accreditamenti a… “livello nazionale”.

Rifondazione Comunista ricorda come nel pieno della Pandemia le strutture che si sono ritrovate sotto pressione ed hanno consentito il superamento della crisi sono state quelle pubbliche. Mentre molte delle strutture sanitarie private, invece di luoghi di cura, si sono trasformate per la sete di profitto dei loro proprietari in focolai di infezione.

La lezione che dovremmo cogliere è quella della necessità del potenziamento e rilancio della sanità pubblica, che deve riassorbire prestazioni e personale sanitario dalla metastasi della sanità privata.

I principi che bisogna seguire per aiutare i lavoratori della sanità privata sono semplici e si ritrovano in Costituzione. La salute non è una merce ma un diritto e a pari lavoro pari diritti.

PRC Regionale Lazio

I lavoratori Farmacap chiedono un incontro, ma la giunta Raggi evapora.

I #lavoratori #Farmacap chiedono un incontro, ma la giunta #Raggi evapora.

IMG_20200623_102620Roma martedì 23, le lavoratrici ed ai lavoratori dell’azienda speciale comunale Farmacap, insieme alle loro RSA, sono in piazza del Campidoglio. Hanno richiesto un incontro alla Sindaca Raggi e all’Assessore alle Partecipate, per essere rassicurati sulla sorte dell’azienda e per richiedere che si superi la gestione commissariale.

Nella piazza, in attesa di essere convocati, si succedono gli interventi delle RSA.

Vincenzo ricorda come in piena pandemia di Covid19 il direttore Generale ad interim non trovasse di meglio da fare che inviare delle contestazioni disciplinari ai direttori di farmacia, che cercavano di fornire il servizio e nello stesso tempo di tutelare la salute dei lavoratori. Malgrado l’INAIL abbia certificato che le farmacie siano luoghi ad alto rischio di contagio, gli addebiti disciplinari sono stati ammorbiditi, ma non revocati.

Giampaolo esprime chiaramente le domande su cui i lavoratori vorrebbero avere delle risposte: il commissario ha consegnato la relazione sui bilanci dell’azienda e qual è l’esito di quella relazione? Che cosa intende fare la giunta a 5Stelle e la Sindaca Raggi della Farmacap?

Tutti i lavoratori in piazza chiedono che sia ripristinato il normale funzionamento dell’azienda con gli organismi previsti dalla Statuto. Laura, da anni dipendente dell’azienda speciale, ricorda che quando c’era il Consiglio di Amministrazione ed un Direttore Generale competente l’azienda non subiva passività di bilancio malgrado gestisse molti più servizi di quanto non faccia attualmente. Claudia, invece, evidenzia come secondo lei ad un certo punto sia prevalsa la volontà politica di privatizzare l’azienda, non sia più stato nominato il CdA e siano iniziati i passivi di bilancio.

Alle elezioni del 2016, il Movimento 5 Stelle ottenne un grande consenso dei cittadini anche con la promessa di non privatizzare l’azienda, tuttavia ad oggi il Movimento non è ancora intervenuto per risolvere positivamente la situazione dell’azienda.

Nella piazza era presente anche una delegazione del Partito della Rifondazione Comunista in sostegno dei lavoratori Farmacap. Secondo Marco Bizzoni – referente del lavoro del PRC – “la Sindaca Raggi cerca di non avere responsabilità. Così nomina commissari facendo finta che ciò sia un mero atto dovuto. Tuttavia, così facendo, Sindaca e Assessore alle Partecipate sono davvero irresponsabili, nei confronti dell’azienda, dei lavoratori e della città. Per questo siamo qui, riteniamo urgente e indispensabile realizzare quanto richiesto dai lavoratori: la fine del regime commissariale e la nomina di un nuovo CdA.”

I lavoratori discutono in piazza, il tempo scorre, le RSA chiedono di essere ricevute, ma, amara sorpresa, scoprono che al Comune non sono al lavoro né la Sindaca né l’Assessore alle Partecipate. La giunta, ai primi caldi di giugno, è evaporata. Lasciando ai lavoratori ed alle lavoratrici le incertezze sul proprio futuro. Mentre il presidio inizia a smobilitare arriva il consigliere di “Sinistra per Roma” Stefano Fassina che ascolta i lavoratori e prende l’impegno di richiedere una commissione che si occupi della vicenda.

Una cosa è certa, i 5Stelle si sono sempre detti contrari alla privatizzazione dell’azienda, ma non hanno mai detto nulla sul fatto che potesse fallire. Strada su cui la Farmacap sembra ormai avviata, a meno che Roma Capitale non intervenga rapidamente per impedirlo.

Salvatore Fagiolo

Regolarizzazione: I lavoratori agricoli non sono braccia!

#REGOLARIZZAZIONE: I #LAVORATORI AGRICOLI NON SONO BRACCIA!

Il provvedimento di regolarizzazione dei migranti approvato recentemente dal governo Conte ha, come al solito come beneficiari i #padroni agricoli.

lavoro agricoloPer questo la ministra #Bellanova si è messa a piangere, una donna con la sua storia sapeva bene di aver tradito i lavoratori mentre diceva di aiutarli.

Con la #regolarizzazione prevista, per sanare i guasti fatti dalle destre al governo, viene attribuita al padrone la potestà sulla vita dei lavoratori migranti: è lui che chiede la regolarizzazione per i lavoratori e quindi è lui che decide se farlo oppure no, cioè se farli emergere dal loro lavoro nero oppure mantenerli clandestini.

Con questa regolarizzazione, che qualcuno a destra denuncia come regalo ai migranti, quello che avverrà sarà il totale asservimento dei lavoratori migranti al loro padrone. Che non sarà più solo colui che consente il lavoro, ma anche l’unica possibilità di avere diritti civili.

I padroni in questo modo diventano padroni della vita dei lavoratori migranti. Questa mentalità è già ben visibile nei fatti accaduti a #Terracina in questi giorni. Dove un lavoratore migrante che chiedeva le mascherine per se e i suoi compagni è stato brutalmente malmenato e gettato in un fosso.

É necessario che ai migranti sia assegnata la titolarità del loro permesso di soggiorno, sottraendo le loro vite ai ricatti padronali e restituendo loro i #diritticivili.

Tutto ciò non per un astratto spirito umanitario, ma per un’esigenza di #classe. Il riconoscimento ai migranti dei loro diritti è il primo passo affinché, anche i lavoratori agricoli italiani, possano iniziare a vedersi riconosciuti realmente i loro diritti, a cominciare dal riconoscimento di salari decenti.

braccianti

Cassaintegrazione non ancora pervenuta, anticipi bancari inesistenti, ma dove sono i soldi di aiuto per i lavoratori?

Cassaintegrazione non ancora pervenuta, anticipi bancari inesistenti, ma dove sono i soldi di aiuto per i lavoratori?cassaintegrazioneDagli inizi della pandemia su tutti i giornali ed i telegiornali ci viene spiegato che “nessuno sarà lasciato solo”, che sono state stanziate le risorse per gli ammortizzatori sociali ed ulteriori risorse per chi non vi rientra. Tuttavia ad oggi la maggior parte di quelli che hanno dovuto sospendere le loro attività, dipendenti,  lavoratori autonomi o partite iva sono arrivati al secondo mese senza che vedessero il becco di un quattrino.

I lavoratori delle attività che hanno riaperto sono contenti di poter tornare a lavorare malgrado le preoccupazioni per la salute, almeno potranno di nuovo avere un reddito. L’INPS ci dice che la maggior parte delle casse integrazioni sono state versate, ma il presidente dell’Istituto diceva che entro aprile sarebbero state pagate tutte e non è stato così. Peggio ancora è andata per  la Cassa Integrazione in Deroga dove, nel balletto delle cifre che si rimpallano regioni e INPS, i pagamenti effettivi sono infinitesimali, anche in quelle regioni virtuose che hanno decretato tutte le casse integrazioni.

C’è chi dice che bisogna comprendere le difficoltà dell’INPS,sta trattando una mole di pratiche non comparabile con i tempi normali. Ma, appunto, non siamo in tempi normali e le procedure se sono così lente vuol dire che sono sbagliate ed inoltre costringono gli operatori INPS ad un surlavoro da casa, con connessioni private che spesso sono inadeguate.

Al fallimento del supporto economico dello Stato i lavoratori hanno risposto con la solidarietà familiare e la solidarietà di classe. È ora che arrivino i soldi in tasca a chi non ha lavorato e non lavora.

Tra le medaglie che il governo si mette, c’è anche quella di aver stipulato un protocollo con le banche, proprio per tagliare i tempi della burocrazia. Anche qui, quel che risulta, è meno del meno. Gli anticipi ai lavoratori su CIGO, CIGD, Fis si contano sulle dita di una mano, i prestiti agevolati vengono erogati solo a chi ha santi in paradiso.

Anche qui i lavoratori bancari, che hanno continuato a lavorare nel pieno della pandemia, con risibili dispositivi di protezione, si ritrovano additati come colpevoli di non erogare risorse. Mentre in governo si è “dimenticato” di inserire nel protocollo clausole di automatismo nelle erogazioni, in assenza del quale ABI e banchieri dimostrano la massima indifferenza nel mettere in atto un minimo di responsabilità sociale nella loro attività. Soldi, Soldi, Soldi chi hanno detto, ma se arrivano a qualcuno non sono certo a piccoli Commercianti, Artigiani, lavoratori autonomi o Partite IVA che si devono arrangiare.

É ora che il governo intervenga: sull’INPS chiedendo l’immediata erogazione diretta ai lavoratori in CIGO ed a  quelli in CIGD già decretati dalle regioni. Ma non basta, è ora che il governo richiami l’ABI alla sua funzione sociale ed esiga l’erogazione automatica dei prestiti fino a 25mila euro.

L’Italia può ripartire solo se si consente ai lavoratori di mantenere i loro redditi, nella pandemia e dopo.

Bizzoni (PRC-SeLazio) – La morte sul lavoro non è mai un incidente.

Bizzoni (PRC-SeLazio) – La morte sul lavoro non è mai un incidente.

casco infortunioÉ stata sufficiente una deroga al lockdown ed una parziale riapertura delle attività lavorative per ottenere il drammatico risultato di due morti sul lavoro; nei giorni scorsi a Frosinone ed oggi a Tivoli. In questo triste momento il Partito della Rifondazione Comunista esprime la propria vicinanza e le condoglianze alla famiglia del lavoratore morto stamattina a Case Rosse dove era andato a lavorare. In questi pochi giorni di ripresa delle attività economiche, due lavoratori usciti di casa per guadagnarsi da vivere non sono più rientrati, tutto ciò è inaccettabile. Quando si muore sul lavoro non è mai un Incidente. Il lavoro uccide quando deve essere svolto a certi ritmi, a certe condizioni, con strumenti non adeguati.La morte sul lavoro è il risultato di decisioni prese dalle aziende,che i lavoratori sono costretti a rispettare. La morte sul lavoro è il frutto dell’assenza di controlli da parte dell’ispettorato territoriale del lavoro e dei servizi di prevenzione sicurezza lavoro delle ASL e quindi, in ultima analisi, delle decisioni politiche del Ministero del Lavoro e della Regione Lazio che, invece di potenziare il rispettivo personale ispettivo, mantengono gli organici costantemente sottodimensionati. All’assessore al Lavoro della Regione Lazio diciamo che la riconvocazione della Task Force sulla vigilanza in materia di sicurezza non è sufficiente, i lavoratori morti sul lavoro da quando è stata istituita sono lì a dimostrarlo.All’assessore alla Sanità chiediamo di ripristinare i livelli di organici e mezzi dei servizi di prevenzione e salute sul lavoro.E ora che la Regione Lazio metta in atto azioni concrete di contrasto delle morti sul lavoro che non si limitino al finanziamento delle aziende affinché facciano ciò che è loro dovere.
Marco Bizzoni, PRC Lazio referente per il Lavoro