La salute non è una merce, ma un diritto!

La #salute non è una #merce, ma un #diritto!

prcsaluteIl Partito della #RifondazioneComunista sostiene la campagna “Riconquistiamo il diritto alla salute (per una sanità pubblica, universale, laica, gratuita)” e invita lavorator* e cittadin* a partecipare al presidio, promosso da diverse realtà politiche, che si terrà a Roma il 3 Settembre, ore 17, in Piazza Montecitorio.

L’emergenza Covid ha messo chiaramente in evidenza come la Sanità Pubblica sia stato l’unico baluardo contro la pandemia, malgrado molte criticità frutto di decenni di scelte scellerate fatte dai governi di centrodestra, centrosinistra e tecnici, che hanno privilegiato mercato ed il cosiddetto risparmio che in realtà non è stato altro che una progressiva dismissione di ospedali, posti letto, servizi territoriali e personali che poi sono stati forniti accreditando strutture della sanità privata. Quelle stesse strutture che nel periodo più buio del lockdown, mentre la sanità pubblica curava e salvava erano, con le Residenze Sanitarie Assistenziali, luoghi di infezione. Quelle stesse strutture che, malgrado forniscano servizi che in gran parte sono pagati con soldi pubblici, oggi rifiutano di riconoscere la dignità dei propri lavorator* firmando un contratto che dopo 14 anni adegui i salari.

Malgrado i pessimi risultati e in continuità con le politiche precedenti, il presidente della Regione Lazio, Zingaretti, inaugura il campus bio medico di Trigoria, una struttura sanitaria privata di proprietà dell’Opus Dei. Continuando a sottrarre importanti risorse economiche al funzionamento della sanità pubblica.

E’ necessario invertire la rotta ed avviare una stagione di investimenti nella Sanità Pubblica, ripristinando strutture, assumendo personale, ampliando la disponibilità di servizi territoriali e alla persona. Per questo invitiamo lavorator* e di cittadin* a sottoscrivere la petizione “Riconquistiamo il diritto alla salute” sulla piattaforma Change.org/riconquistiamo-salute.

La salute non è merce, ma un diritto, per tutte e tutti!

Rifondazione Comunista Regionale Lazio

LA RAGGI METTE IN CRISI GLI ACCORDICCHI CHE PD E M5S STAVANO SVILUPPANDO E STIMOLA L’ESTROSITÀ DEI SINISTRI PER TUTTE LE STAGIONI.

LA RAGGI METTE IN CRISI GLI ACCORDICCHI CHE PD E M5S STAVANO SVILUPPANDO E STIMOLA L’ESTROSITÀ DEI SINISTRI PER TUTTE LE STAGIONI.

cittadelpopoloLa #Raggi si ricandida sostenendo di voler dialogare con la sinistra. Di fronte a questa situazione #Orlando afferma che il #PD lavora ad un progetto alternativo. Nel frattempo #Labbatucci sollecita le primarie delle idee per costruire una coalizione larga, politica, sociale, civica, perchè da solo nessuno ce la fa, ma poi evoca il voto utile ad impedire l’avanzata di una destra reazionaria e intollerante. Chiudendo ogni ipotesi di alternativa in una più modesta alternanza interna al cerchio delle compatibilità con padroni e poteri forti romani.

Insomma la scossa della Raggi ha messo in moto anche il centrosinistra. Un potere politico, economico e culturale composto da decine di rappresentanti istituzionali, ramificazioni nell’associazionismo di base e nelle organizzazioni padronali, stampa e mass media, che, ci dicono, è necessario per poter “vincere”. Ormai è evidente come la sinistra che intende chiudersi nel cerchio di questo potere, rappresenti quella foglia di fico politica che copre la natura del PD, quella di partito di un padronato “illuminato”. A questo percorso da forza l’eurodeputato nel PD #Smeriglio, l’uomo che balla con i costruttori, come fu definito da alcuni compagni di Rifondazione. Proprio quello Smeriglio che sin dai tempi della Provincia di Roma è stato la faccia sinistra di #Zingaretti, quello che diceva di pensare ai cittadini, mettendo il WIFI nelle piazze dei comuni, ma poi la sostanza la accordava ai costruttori, acquistando come nuova sede provinciale, un’immobile inagibile etc.. La stessa coppia che alla Regione Lazio infinocchiò tutti consentendo l’approvazione, sei anni fa, di una legge sull’acqua pubblica, che tuttavia si sono “dimenticati” di attivare. Insomma questo Smeriglio, che si muove nell’area del sottogoverno, come disse Mao: “come un pesce nellacqua,” ha elaborato strategia e tattica delle prossime elezioni romane. Primo si elabora un programma rivoluzionario, (case per tutti, diritto al reddito, lavoro, mobilità, recupero urbanistico e ambientale, crescita culturale delle periferie, nuova qualità della vita cittadina). Secondo si va allo scontro per sconfiggere la Raggi e andare al ballottaggio. Terzo, in nome dell’antifascismo, si attiva la chiamata alle armi contro le destre sviluppando nuovi accordicchi con il #M5S. l’Esito finale, in caso di vittoria, già lo conosciamo e possiamo sintetizzarlo nell’espressione “chi ha avuto ha avuto, chi ha dato ha dato”. Ovvero chi è stato dentro al percorso avrà un riscontro, ma riguardo l’attuazione dei programmi in quell’area politica già è stato detto in altre occasioni dopo il voto che: “non sono testi sacri e possono cambiare”. In concreto i poteri forti non si disturbano, ma vanno accompagnati per il bene della città e, compatibilmente con questo assunto, cercheranno di mettere in campo un buon governo (soprattutto per i padroni). Insomma più che una rivoluzione, un eterno ritorno.

In questi anni a #Roma abbiamo sperimentato la sconfitta delle politiche di Veltroni e Rutelli e la vittoria amministrativa del #centrodestra con tutto il suo carico di familismo, incompetenza, disinteresse della cosa pubblica, affarismo. Elementi che hanno consentito al pendolo dell’opinione pubblica di tornare sul PD, che nel frattempo ha lasciato immutati i suoi orizzonti e le sue politiche, connaturate a quel partito, esplosa la vicenda “mondo di mezzo,” posti di fronte alla scelta se cambiare pratiche e politiche o trovare un capro espiatorio, la scelta è stata addebitare tutte le responsabilità a Marino e cacciarlo. Tuttavia alle ultime elezioni, gli elettori, avendo avuto la possibilità di scegliere un terzo incomodo, il #M5S, hanno fatto fuori #cdx e #csx affidando l’amministrazione a chi si presentava come paladino dei cittadini, su cui anche una parte della sinistra sociale aveva riposto le sue speranze.

Oggi i giochi sulle politiche cittadine a Roma sono più chiari. Il centrodestra, il centrosinistra, il M5S sono tutti strumenti politici al servizio dei padroni. Ciò non significa che siano uguali, ci sono delle sfumature. Il centrodestra vuole ordine e disciplina e fare felici i padroni, Il centrosinistra vuole fare felici i padroni, ma non dimentica la qualità della vita con i diritti civili. Il M5s vuole essere attento alla legalità, ma sicuramente è attento alla felicità dei padroni. Scusate le barbare semplificazioni imposte dalla necessità di sintesi

C’è solo un elemento che non è ancora chiaro, che cosa faranno i partiti, i gruppi, le associazioni politiche sociali, i lavoratori? Sceglieranno ancora di cercare di raccogliere le briciole all’interno del recinto dei padroni, rinunceranno al gioco o cercheranno di volare costruendo una squadra politica, sociale e culturale che possa competere contro quelle padronali? Più volte nella storia del mondo i giganti Golia sono stati sconfitti da piccoli Davide antagonisti, sopratutto quando quest’ultimi si sono organizzati.

Durante il lockdown la società romana, nelle sue varie articolazioni, ha dimostrato la sua forza nel prendersi cura della comunità, alimentando relazioni sociali e sviluppando varie forme di mutuo appoggio autorganizzate dal basso, che sono riuscite ad arrivare là dove la stessa amministrazione non era in grado di intervenire. Non è stato quello un evento casuale e momentaneo, perché in città ci sono decine di realtà che quotidianamente continuano a realizzare soluzioni su temi che l’amministrazione cittadina e quelle municipali non sono nemmeno interessate a conoscere. Perché non coordinare tutte le realtà e ripetere, anche politicamente, alle elezioni quella esperienza?

Affinchè le istituzioni inizino a dare risposte a tutti coloro che sono stati defraudati di un diritto, siano essi gli ultimi o coloro che vivono del proprio lavoro è necessario organizzare tutti i Davide contro i Golia padronali.

Marco Bizzoni

I padroni fanno e disfanno, chi tutela i lavoratori?

I #padroni fanno e disfanno, chi tutela i #lavoratori?

MAAMNel corso del lockdown FCA ha chiesto al governo di poter accedere ai prestiti garantiti per far fronte all’emergenza Covid. Nonostante FCA (ex FIAT) abbia trasferito la sede fiscale e legale all’estero, per non pagare le tasse in Italia, e abbia distribuito a maggio 5,5 miliardi di dividendi ai suoi azionisti. ha comunque ottenuto dal Governo la garanzia Statale su di un prestito di 6,5 miliardi di euro. I vincoli posti dal Governo sono stati quelli di mantenere i livelli occupazionali e l’utilizzo dei fondi per sostenere i costi del personale e gli investimenti negli stabilimenti produttivi Italiani.

Ieri, FCA, ha comunicato a tutti i suoi fornitori, quindi l’indotto italiano che interessa circa 1.000 imprese e 58.000 operai, di cessare la produzione per FCA, poiché le City cars saranno prodotte in Polonia e si avvarranno dell’indotto di PSA (Peugeot)

“Prendi i soldi e scappa”, FCA ha mantenuto fede al motto che i Padroni si sono dati in questi anni.

Su questa vicenda ancora non ho sentito nessuno di #FI, #PD, #FdI, #Lega, #M5S, ma proprio nessun #Zingaretti, #Grillo, #Meloni, #Salvini, #Berlusconi, affermare che I PADRONI SONO DEI LADRI e che I LAVORATORI VANNO TUTELATI.

Non c’è nessuna differenza di necessità tra un lavoratore: pubblico o privato a tempo indeterminato, a tempo determinato, precario, interinale, autonomo o a partita IVA, piccolo artigiano o commerciante, con lavoro nero o irregolare, in cassa integrazione, disoccupato, inoccupato, immigrato, pensionato.

Tutti hanno il timore di perdere quel poco che hanno e lo esprimono portando guerra a chi sta peggio, sotto l’abile regia di chi sta sopra. Il 20% più ricco degli italiani che possiede il 72% della ricchezza nazionale. Questa è la forza economica che possedendo i mezzi di produzione in generale e i mezzi di produzione dell’informazione e della cultura in particolare, determina il “senso comune” che guida chi lavora nelle scelte elettorali.

C’è una scelta da fare: o si rimane in attesa salvifica, votando di volta in volta cdx o di csx, in attesa dell’uomo della provvidenza, oppure i lavoratori riprendono in mano l’arma della Politica, con la loro partecipazione diretta e, andando oltre le frammentazioni che il Capitale ha operato in questi anni, si autoriconoscano come importante soggetto sociale, un’unica Classe.

E’ ORA CHE I LAVORATORI RICOMINCINO AD ORGANIZZARSI PER ENTRARE IN PARLAMENTO, NEI CONSIGLI REGIONALI, COMUNALI, E TUTELARSI DA SE’.

 

I lavoratori Farmacap chiedono un incontro, ma la giunta Raggi evapora.

I #lavoratori #Farmacap chiedono un incontro, ma la giunta #Raggi evapora.

IMG_20200623_102620Roma martedì 23, le lavoratrici ed ai lavoratori dell’azienda speciale comunale Farmacap, insieme alle loro RSA, sono in piazza del Campidoglio. Hanno richiesto un incontro alla Sindaca Raggi e all’Assessore alle Partecipate, per essere rassicurati sulla sorte dell’azienda e per richiedere che si superi la gestione commissariale.

Nella piazza, in attesa di essere convocati, si succedono gli interventi delle RSA.

Vincenzo ricorda come in piena pandemia di Covid19 il direttore Generale ad interim non trovasse di meglio da fare che inviare delle contestazioni disciplinari ai direttori di farmacia, che cercavano di fornire il servizio e nello stesso tempo di tutelare la salute dei lavoratori. Malgrado l’INAIL abbia certificato che le farmacie siano luoghi ad alto rischio di contagio, gli addebiti disciplinari sono stati ammorbiditi, ma non revocati.

Giampaolo esprime chiaramente le domande su cui i lavoratori vorrebbero avere delle risposte: il commissario ha consegnato la relazione sui bilanci dell’azienda e qual è l’esito di quella relazione? Che cosa intende fare la giunta a 5Stelle e la Sindaca Raggi della Farmacap?

Tutti i lavoratori in piazza chiedono che sia ripristinato il normale funzionamento dell’azienda con gli organismi previsti dalla Statuto. Laura, da anni dipendente dell’azienda speciale, ricorda che quando c’era il Consiglio di Amministrazione ed un Direttore Generale competente l’azienda non subiva passività di bilancio malgrado gestisse molti più servizi di quanto non faccia attualmente. Claudia, invece, evidenzia come secondo lei ad un certo punto sia prevalsa la volontà politica di privatizzare l’azienda, non sia più stato nominato il CdA e siano iniziati i passivi di bilancio.

Alle elezioni del 2016, il Movimento 5 Stelle ottenne un grande consenso dei cittadini anche con la promessa di non privatizzare l’azienda, tuttavia ad oggi il Movimento non è ancora intervenuto per risolvere positivamente la situazione dell’azienda.

Nella piazza era presente anche una delegazione del Partito della Rifondazione Comunista in sostegno dei lavoratori Farmacap. Secondo Marco Bizzoni – referente del lavoro del PRC – “la Sindaca Raggi cerca di non avere responsabilità. Così nomina commissari facendo finta che ciò sia un mero atto dovuto. Tuttavia, così facendo, Sindaca e Assessore alle Partecipate sono davvero irresponsabili, nei confronti dell’azienda, dei lavoratori e della città. Per questo siamo qui, riteniamo urgente e indispensabile realizzare quanto richiesto dai lavoratori: la fine del regime commissariale e la nomina di un nuovo CdA.”

I lavoratori discutono in piazza, il tempo scorre, le RSA chiedono di essere ricevute, ma, amara sorpresa, scoprono che al Comune non sono al lavoro né la Sindaca né l’Assessore alle Partecipate. La giunta, ai primi caldi di giugno, è evaporata. Lasciando ai lavoratori ed alle lavoratrici le incertezze sul proprio futuro. Mentre il presidio inizia a smobilitare arriva il consigliere di “Sinistra per Roma” Stefano Fassina che ascolta i lavoratori e prende l’impegno di richiedere una commissione che si occupi della vicenda.

Una cosa è certa, i 5Stelle si sono sempre detti contrari alla privatizzazione dell’azienda, ma non hanno mai detto nulla sul fatto che potesse fallire. Strada su cui la Farmacap sembra ormai avviata, a meno che Roma Capitale non intervenga rapidamente per impedirlo.

Salvatore Fagiolo

Regolarizzazione: I lavoratori agricoli non sono braccia!

#REGOLARIZZAZIONE: I #LAVORATORI AGRICOLI NON SONO BRACCIA!

Il provvedimento di regolarizzazione dei migranti approvato recentemente dal governo Conte ha, come al solito come beneficiari i #padroni agricoli.

lavoro agricoloPer questo la ministra #Bellanova si è messa a piangere, una donna con la sua storia sapeva bene di aver tradito i lavoratori mentre diceva di aiutarli.

Con la #regolarizzazione prevista, per sanare i guasti fatti dalle destre al governo, viene attribuita al padrone la potestà sulla vita dei lavoratori migranti: è lui che chiede la regolarizzazione per i lavoratori e quindi è lui che decide se farlo oppure no, cioè se farli emergere dal loro lavoro nero oppure mantenerli clandestini.

Con questa regolarizzazione, che qualcuno a destra denuncia come regalo ai migranti, quello che avverrà sarà il totale asservimento dei lavoratori migranti al loro padrone. Che non sarà più solo colui che consente il lavoro, ma anche l’unica possibilità di avere diritti civili.

I padroni in questo modo diventano padroni della vita dei lavoratori migranti. Questa mentalità è già ben visibile nei fatti accaduti a #Terracina in questi giorni. Dove un lavoratore migrante che chiedeva le mascherine per se e i suoi compagni è stato brutalmente malmenato e gettato in un fosso.

É necessario che ai migranti sia assegnata la titolarità del loro permesso di soggiorno, sottraendo le loro vite ai ricatti padronali e restituendo loro i #diritticivili.

Tutto ciò non per un astratto spirito umanitario, ma per un’esigenza di #classe. Il riconoscimento ai migranti dei loro diritti è il primo passo affinché, anche i lavoratori agricoli italiani, possano iniziare a vedersi riconosciuti realmente i loro diritti, a cominciare dal riconoscimento di salari decenti.

braccianti

Cassaintegrazione non ancora pervenuta, anticipi bancari inesistenti, ma dove sono i soldi di aiuto per i lavoratori?

Cassaintegrazione non ancora pervenuta, anticipi bancari inesistenti, ma dove sono i soldi di aiuto per i lavoratori?cassaintegrazioneDagli inizi della pandemia su tutti i giornali ed i telegiornali ci viene spiegato che “nessuno sarà lasciato solo”, che sono state stanziate le risorse per gli ammortizzatori sociali ed ulteriori risorse per chi non vi rientra. Tuttavia ad oggi la maggior parte di quelli che hanno dovuto sospendere le loro attività, dipendenti,  lavoratori autonomi o partite iva sono arrivati al secondo mese senza che vedessero il becco di un quattrino.

I lavoratori delle attività che hanno riaperto sono contenti di poter tornare a lavorare malgrado le preoccupazioni per la salute, almeno potranno di nuovo avere un reddito. L’INPS ci dice che la maggior parte delle casse integrazioni sono state versate, ma il presidente dell’Istituto diceva che entro aprile sarebbero state pagate tutte e non è stato così. Peggio ancora è andata per  la Cassa Integrazione in Deroga dove, nel balletto delle cifre che si rimpallano regioni e INPS, i pagamenti effettivi sono infinitesimali, anche in quelle regioni virtuose che hanno decretato tutte le casse integrazioni.

C’è chi dice che bisogna comprendere le difficoltà dell’INPS,sta trattando una mole di pratiche non comparabile con i tempi normali. Ma, appunto, non siamo in tempi normali e le procedure se sono così lente vuol dire che sono sbagliate ed inoltre costringono gli operatori INPS ad un surlavoro da casa, con connessioni private che spesso sono inadeguate.

Al fallimento del supporto economico dello Stato i lavoratori hanno risposto con la solidarietà familiare e la solidarietà di classe. È ora che arrivino i soldi in tasca a chi non ha lavorato e non lavora.

Tra le medaglie che il governo si mette, c’è anche quella di aver stipulato un protocollo con le banche, proprio per tagliare i tempi della burocrazia. Anche qui, quel che risulta, è meno del meno. Gli anticipi ai lavoratori su CIGO, CIGD, Fis si contano sulle dita di una mano, i prestiti agevolati vengono erogati solo a chi ha santi in paradiso.

Anche qui i lavoratori bancari, che hanno continuato a lavorare nel pieno della pandemia, con risibili dispositivi di protezione, si ritrovano additati come colpevoli di non erogare risorse. Mentre in governo si è “dimenticato” di inserire nel protocollo clausole di automatismo nelle erogazioni, in assenza del quale ABI e banchieri dimostrano la massima indifferenza nel mettere in atto un minimo di responsabilità sociale nella loro attività. Soldi, Soldi, Soldi chi hanno detto, ma se arrivano a qualcuno non sono certo a piccoli Commercianti, Artigiani, lavoratori autonomi o Partite IVA che si devono arrangiare.

É ora che il governo intervenga: sull’INPS chiedendo l’immediata erogazione diretta ai lavoratori in CIGO ed a  quelli in CIGD già decretati dalle regioni. Ma non basta, è ora che il governo richiami l’ABI alla sua funzione sociale ed esiga l’erogazione automatica dei prestiti fino a 25mila euro.

L’Italia può ripartire solo se si consente ai lavoratori di mantenere i loro redditi, nella pandemia e dopo.

Bizzoni (PRC-SeLazio) – La morte sul lavoro non è mai un incidente.

Bizzoni (PRC-SeLazio) – La morte sul lavoro non è mai un incidente.

casco infortunioÉ stata sufficiente una deroga al lockdown ed una parziale riapertura delle attività lavorative per ottenere il drammatico risultato di due morti sul lavoro; nei giorni scorsi a Frosinone ed oggi a Tivoli. In questo triste momento il Partito della Rifondazione Comunista esprime la propria vicinanza e le condoglianze alla famiglia del lavoratore morto stamattina a Case Rosse dove era andato a lavorare. In questi pochi giorni di ripresa delle attività economiche, due lavoratori usciti di casa per guadagnarsi da vivere non sono più rientrati, tutto ciò è inaccettabile. Quando si muore sul lavoro non è mai un Incidente. Il lavoro uccide quando deve essere svolto a certi ritmi, a certe condizioni, con strumenti non adeguati.La morte sul lavoro è il risultato di decisioni prese dalle aziende,che i lavoratori sono costretti a rispettare. La morte sul lavoro è il frutto dell’assenza di controlli da parte dell’ispettorato territoriale del lavoro e dei servizi di prevenzione sicurezza lavoro delle ASL e quindi, in ultima analisi, delle decisioni politiche del Ministero del Lavoro e della Regione Lazio che, invece di potenziare il rispettivo personale ispettivo, mantengono gli organici costantemente sottodimensionati. All’assessore al Lavoro della Regione Lazio diciamo che la riconvocazione della Task Force sulla vigilanza in materia di sicurezza non è sufficiente, i lavoratori morti sul lavoro da quando è stata istituita sono lì a dimostrarlo.All’assessore alla Sanità chiediamo di ripristinare i livelli di organici e mezzi dei servizi di prevenzione e salute sul lavoro.E ora che la Regione Lazio metta in atto azioni concrete di contrasto delle morti sul lavoro che non si limitino al finanziamento delle aziende affinché facciano ciò che è loro dovere.
Marco Bizzoni, PRC Lazio referente per il Lavoro

#1ºmaggio FESTA INTERNAZIONALE DEI LAVORATORI

#1ºmaggio
FESTA INTERNAZIONALE DEI LAVORATORI
A tempo indeterminato, determinato, flessibili, precari, intermittenti, interinali, ad ore, in nero, a domicilio, in Cassa Integrazione, disoccupati, inoccupati, sottoccupati, pensionati, … tante sono le forme, tutti\e sono lavoratrici\tori, uno è è l’avversario: il #Capitalismo.
E’ necessario ricostruire l’unità dei lavoratori, qualunque sia la forma lavorativa, per rigenerare rapporti di forza in grado di rovesciare la condizione di lavoro povero in cui governi, banche e padroni ci hanno cacciato.

#Fabbri/Bizzoni (prc-se): Zingaretti intervenga per un’immediata erogazione della #cigd.

#FABBRI/BIZZONI (PRC-Se) ZINGARETTI INTERVENGA PER UN’IMMEDIATA EROGAZIONE DELLA #CIGD.

foto-PRC-PRC_flags_in_Rome-390x205Quello che il PRC Lazio temeva si è avverato, confermato dall’assessore al lavoro della Regione Lazio all’incontro sul monitoraggio dell’andamento dell’accordo sulla CIGD, alla presenza di tutte le sigle sindacali e datoriali.
Ad oltre 15 giorni dall’inizio dell’invio delle domande di CIGD, solo il 6.4% del totale delle richieste inviate dalle aziende per i lavoratori sono state elaborate e trasmesse dalla Regione all’#INPS. Che non effettuerà pagamenti prima di 30 giorni dalla loro ricezione. Ciò significa che i lavoratori in cassa integrazione dal 1 marzo, che hanno avuto la fortuna di vedere già processate le domande che li riguardano, percepiranno l’assegno di CIGD non prima del 30 maggio, gli altri chissà.
Tutto ciò non è accettabile, oltre lo sforzo encomiabile che stanno facendo i dipendenti regionali per assicurare ai lavoratori in cassa integrazione il loro diritto al reddito, è necessario che la #RegioneLazio agisca con una soluzione politica.
E’ necessario che #Zingaretti nell’immediato velocizzi il versamento delle risorse economiche della cassa integrazione ai lavoratori. La situazione di emergenza richiede una soluzione concreta e immediatamente attuabile, come quella già a suo tempo avanzata da #RifondazioneComunista: la Regione concordi con le banche l’erogazione l’anticipata della #CassaIntegrazione facendosi garante dell’impegno economico.
I tempi della burocrazia, per quanto potenziata negli effettivi lavorativi, non coincidono con le necessità dei #lavoratori, che hanno necessità di certezze economiche subito.

Roma 14\4\20

Maurizio Fabbri, Segretario Regionale PRC Lazio
Marco Bizzoni, referente #Lavoro PRC #Lazio