Regolarizzazione: I lavoratori agricoli non sono braccia!

#REGOLARIZZAZIONE: I #LAVORATORI AGRICOLI NON SONO BRACCIA!

Il provvedimento di regolarizzazione dei migranti approvato recentemente dal governo Conte ha, come al solito come beneficiari i #padroni agricoli.

lavoro agricoloPer questo la ministra #Bellanova si è messa a piangere, una donna con la sua storia sapeva bene di aver tradito i lavoratori mentre diceva di aiutarli.

Con la #regolarizzazione prevista, per sanare i guasti fatti dalle destre al governo, viene attribuita al padrone la potestà sulla vita dei lavoratori migranti: è lui che chiede la regolarizzazione per i lavoratori e quindi è lui che decide se farlo oppure no, cioè se farli emergere dal loro lavoro nero oppure mantenerli clandestini.

Con questa regolarizzazione, che qualcuno a destra denuncia come regalo ai migranti, quello che avverrà sarà il totale asservimento dei lavoratori migranti al loro padrone. Che non sarà più solo colui che consente il lavoro, ma anche l’unica possibilità di avere diritti civili.

I padroni in questo modo diventano padroni della vita dei lavoratori migranti. Questa mentalità è già ben visibile nei fatti accaduti a #Terracina in questi giorni. Dove un lavoratore migrante che chiedeva le mascherine per se e i suoi compagni è stato brutalmente malmenato e gettato in un fosso.

É necessario che ai migranti sia assegnata la titolarità del loro permesso di soggiorno, sottraendo le loro vite ai ricatti padronali e restituendo loro i #diritticivili.

Tutto ciò non per un astratto spirito umanitario, ma per un’esigenza di #classe. Il riconoscimento ai migranti dei loro diritti è il primo passo affinché, anche i lavoratori agricoli italiani, possano iniziare a vedersi riconosciuti realmente i loro diritti, a cominciare dal riconoscimento di salari decenti.

braccianti

PRC Roma: il Comune intervenga con veri aiuti per piccoli negozi, artigiani, dipendenti e non senza lavoro e invisibili della città.

#PRC #Roma: il #Comune intervenga con veri aiuti per piccoli #negozi, #artigiani, #dipendenti e non senza lavoro e #invisibili della città.

Fino a quando è stato in vigore il lockdown ci siamo sentiti tutti romanticamente uguali, coesi nel combattere la pandemia, uniti nella la stessa situazione.

Come Partito della Rifondazione Comunista già in quei giorni abbiamo denunciato la natura di classe intrinseca alla quarantena e ci siamo attivati costruendo strumenti a disposizione dei lavoratori. Sportelli di consulenza virtuale: sul lavoro, la casa, la salute; raccolta e distribuzione di generi alimentari, da soli e con altre associazioni. Proposte attraverso cui le istituzioni, municipi, comune, regione sarebbero potute intervenire con maggiore rapidità ed efficacia nei confronti del disagio economico che, malgrado tanti proclami televisivi di Conte, Zingaretti e Raggi continua a non ricevere risposte adeguate.

È necessario che si smetta di parlare di soldi e si mettano concretamente, soldi immediati e non prestiti a disposizione dei lavoratori. Per far ciò è necessario che la Banca Centrale Europea, faccia quello che stanno facendo le banche centrali in Cina, Usa, Giappone. Finanziando le spese degli Stati membri, necessarie ad affrontare la crisi sanitaria e sociale del Coronavirus, con prestiti a tassi zero o negativi e con anticipi non rimborsabili, sotto forma di titoli a 100 anni non negoziabili sui mercati come consentito dal trattato di Lisbona. Questo, insieme ad una Patrimoniale sui grandissimi patrimoni. Consentirà che: “Tutto andrà bene” e “niente sarà come prima”.

Tuttavia, nel frattempo, quella retorica della quarantena che ha trasfigurato un privilegio di classe presentandolo come destino comune, rassicurando chi improvvisamente si è ritrovato senza reddito. Si sgretola dopo pochi giorni di parziale riapertura di alcune attività economiche, mettendo in luce il velo ideologico costruito dalla stampa dominante. Mentre molti lavoratori sono ancora in cassa integrazione, che ancora non è stata loro erogata materialmente. Mentre molte piccolissime imprese commerciali e artigiane, prevalentemente a carattere familiare, attendono ancora di ricevere degli aiuti che permettano loro di sostenere i costi della forzata inattività, e sono in attesa di capire quando e come poter riaprire. Alcune attività della ristorazione e bar della Capitale, sfruttano il momento propizio della parziale riapertura del servizio da asporto, per mettere in atto la consueta pratica di evasione contributiva, richiamando al lavoro in nero, gli stessi dipendenti che hanno messo in cassa integrazione. Questi imprenditori disonesti, che spesso dichiarano redditi inferiori a quelle dei propri dipendenti, mentre chiedono aiuti per l’impresa evadono i contributi e la loro furbizia viene pagata da tutti gli imprenditori onesti e dai lavoratori, assorbendo comunque risorse destinate al sostegno di piccoli negozianti, artigiani e microimprese con una riduzione dei fondi a disposizione per tutta la categoria.

Rifondazione Comunista chiede che il Comune di Roma si impegni per mettere fine a queste malepratiche revocando, per le imprese in cui siano riscontrate illiceità contributive, tutte le misure di aiuto previsto.

Nello stesso tempo chiediamo alla Sindaca Raggi, un intervento più incisivo, di supporto e aiuto soprattutto alle imprese commerciali e artigianali in cui lavoratori e titolari coincidano, un intervento sostanziale nei confronti di quanti ad oggi sono ancora in cassa integrazione o senza lavoro ed un aiuto agli invisibili delle occupazioni abitative e delle realtà sociali più emarginate.

Cassaintegrazione non ancora pervenuta, anticipi bancari inesistenti, ma dove sono i soldi di aiuto per i lavoratori?

Cassaintegrazione non ancora pervenuta, anticipi bancari inesistenti, ma dove sono i soldi di aiuto per i lavoratori?cassaintegrazioneDagli inizi della pandemia su tutti i giornali ed i telegiornali ci viene spiegato che “nessuno sarà lasciato solo”, che sono state stanziate le risorse per gli ammortizzatori sociali ed ulteriori risorse per chi non vi rientra. Tuttavia ad oggi la maggior parte di quelli che hanno dovuto sospendere le loro attività, dipendenti,  lavoratori autonomi o partite iva sono arrivati al secondo mese senza che vedessero il becco di un quattrino.

I lavoratori delle attività che hanno riaperto sono contenti di poter tornare a lavorare malgrado le preoccupazioni per la salute, almeno potranno di nuovo avere un reddito. L’INPS ci dice che la maggior parte delle casse integrazioni sono state versate, ma il presidente dell’Istituto diceva che entro aprile sarebbero state pagate tutte e non è stato così. Peggio ancora è andata per  la Cassa Integrazione in Deroga dove, nel balletto delle cifre che si rimpallano regioni e INPS, i pagamenti effettivi sono infinitesimali, anche in quelle regioni virtuose che hanno decretato tutte le casse integrazioni.

C’è chi dice che bisogna comprendere le difficoltà dell’INPS,sta trattando una mole di pratiche non comparabile con i tempi normali. Ma, appunto, non siamo in tempi normali e le procedure se sono così lente vuol dire che sono sbagliate ed inoltre costringono gli operatori INPS ad un surlavoro da casa, con connessioni private che spesso sono inadeguate.

Al fallimento del supporto economico dello Stato i lavoratori hanno risposto con la solidarietà familiare e la solidarietà di classe. È ora che arrivino i soldi in tasca a chi non ha lavorato e non lavora.

Tra le medaglie che il governo si mette, c’è anche quella di aver stipulato un protocollo con le banche, proprio per tagliare i tempi della burocrazia. Anche qui, quel che risulta, è meno del meno. Gli anticipi ai lavoratori su CIGO, CIGD, Fis si contano sulle dita di una mano, i prestiti agevolati vengono erogati solo a chi ha santi in paradiso.

Anche qui i lavoratori bancari, che hanno continuato a lavorare nel pieno della pandemia, con risibili dispositivi di protezione, si ritrovano additati come colpevoli di non erogare risorse. Mentre in governo si è “dimenticato” di inserire nel protocollo clausole di automatismo nelle erogazioni, in assenza del quale ABI e banchieri dimostrano la massima indifferenza nel mettere in atto un minimo di responsabilità sociale nella loro attività. Soldi, Soldi, Soldi chi hanno detto, ma se arrivano a qualcuno non sono certo a piccoli Commercianti, Artigiani, lavoratori autonomi o Partite IVA che si devono arrangiare.

É ora che il governo intervenga: sull’INPS chiedendo l’immediata erogazione diretta ai lavoratori in CIGO ed a  quelli in CIGD già decretati dalle regioni. Ma non basta, è ora che il governo richiami l’ABI alla sua funzione sociale ed esiga l’erogazione automatica dei prestiti fino a 25mila euro.

L’Italia può ripartire solo se si consente ai lavoratori di mantenere i loro redditi, nella pandemia e dopo.

Bizzoni (PRC-SeLazio) – La morte sul lavoro non è mai un incidente.

Bizzoni (PRC-SeLazio) – La morte sul lavoro non è mai un incidente.

casco infortunioÉ stata sufficiente una deroga al lockdown ed una parziale riapertura delle attività lavorative per ottenere il drammatico risultato di due morti sul lavoro; nei giorni scorsi a Frosinone ed oggi a Tivoli. In questo triste momento il Partito della Rifondazione Comunista esprime la propria vicinanza e le condoglianze alla famiglia del lavoratore morto stamattina a Case Rosse dove era andato a lavorare. In questi pochi giorni di ripresa delle attività economiche, due lavoratori usciti di casa per guadagnarsi da vivere non sono più rientrati, tutto ciò è inaccettabile. Quando si muore sul lavoro non è mai un Incidente. Il lavoro uccide quando deve essere svolto a certi ritmi, a certe condizioni, con strumenti non adeguati.La morte sul lavoro è il risultato di decisioni prese dalle aziende,che i lavoratori sono costretti a rispettare. La morte sul lavoro è il frutto dell’assenza di controlli da parte dell’ispettorato territoriale del lavoro e dei servizi di prevenzione sicurezza lavoro delle ASL e quindi, in ultima analisi, delle decisioni politiche del Ministero del Lavoro e della Regione Lazio che, invece di potenziare il rispettivo personale ispettivo, mantengono gli organici costantemente sottodimensionati. All’assessore al Lavoro della Regione Lazio diciamo che la riconvocazione della Task Force sulla vigilanza in materia di sicurezza non è sufficiente, i lavoratori morti sul lavoro da quando è stata istituita sono lì a dimostrarlo.All’assessore alla Sanità chiediamo di ripristinare i livelli di organici e mezzi dei servizi di prevenzione e salute sul lavoro.E ora che la Regione Lazio metta in atto azioni concrete di contrasto delle morti sul lavoro che non si limitino al finanziamento delle aziende affinché facciano ciò che è loro dovere.
Marco Bizzoni, PRC Lazio referente per il Lavoro

#1ºmaggio FESTA INTERNAZIONALE DEI LAVORATORI

#1ºmaggio
FESTA INTERNAZIONALE DEI LAVORATORI
A tempo indeterminato, determinato, flessibili, precari, intermittenti, interinali, ad ore, in nero, a domicilio, in Cassa Integrazione, disoccupati, inoccupati, sottoccupati, pensionati, … tante sono le forme, tutti\e sono lavoratrici\tori, uno è è l’avversario: il #Capitalismo.
E’ necessario ricostruire l’unità dei lavoratori, qualunque sia la forma lavorativa, per rigenerare rapporti di forza in grado di rovesciare la condizione di lavoro povero in cui governi, banche e padroni ci hanno cacciato.