M5S E PD AL MASSIMO POSSONO FARE UN GOVERNO GIALLO-ARANCIONE.

M5S E PD AL MASSIMO POSSONO FARE UN GOVERNO GIALLO-ARANCIONE.

Da tempo, impropriamente, diversi giornali hanno iniziato a denominare un possibile governo M5S-PD come governo giallo-rosso.

Dunque, se fosse veramente così, il Presidente del Consiglio non potrebbe che essere Totti.dimaiozingaretti1200-1050x551

Al di là della burletta ad uso dei tifosi, emerge che oggi i giornali, ed i mass media in generale, assegnano ai partiti la caratteristica di essere rossi, cioè attenti alle esigenze dei lavoratori, senza tenere in alcun conto le politiche concrete messe in atto, ma solo per tradizione, comodità, pigrizia intellettuale. Un partito che in passato ha avuto una storia, continua ad essere considerato sempre nello stesso modo, metodo valido per i partiti che pur rinnovandosi non rinnegano le loro radici, ma altamente scorretto per quelli che nel corso delle loro evoluzioni hanno rinnegato più volte la propria storia. I dirigenti del Partito Democratico in questo sono aiutati da un potente strumento di propaganda chiamato “la Repubblica,” che attraverso il suo fondatore Eugenio Scalfari compone e scompone, a suo piacimento e con una fervida immaginazione, il Pantehon dei riferimenti politico-culturali del PD. Così il PD viene dipinto come rosso, la cosa però poi provoca l’immediata reazione dei lavoratori quando quel partito governa. Se il partito rosso è quello che riduce le tutele dei lavoratori con l’abrogazione dell’articolo 18, che angaria i lavoratori difendendo la riforma Fornero, accrescendo la disoccupazione giovanile per poi insultare i pensionati come peso ed i giovani come bamboccioni costringendoli all’emigrazione. Se il partito rosso è quello che con il pareggio di bilancio blocca la spesa sociale, impedendo allo Stato ed alle amministrazioni locali di poter intervenire in modo adeguato sui bisogni dei cittadini. Se poi questo partito rosso, chissa perché, si ritrova all’opposizione e tra i tanti provvedimenti sceglie di attaccare quelli come quota 100 (insufficiente misura propagandistica limitata nel tempo ed a discapito dei lavoratori) e reddito di cittadinanza (scorretto e limitato strumento di sostegno al reddito), da cui cittadini in difficoltà aspettano un ristoro. Ed infine se il primo atto del nuovo segretario di questo partito, da tutti osannato come sinistra ritrovata, apre un guerra contro una comunità territoriale, politica e sociale che da anni denuncia l’irresponsabilità, i guasti, l’antieconomicità di un progetto come quello della TAV in val di Susa scegliendo di supportare la volontà predatoria dei padroni. Allora chi lavora per vivere, a cui quotidianamente raccontano che tutto quello che abbiamo detto viene fatto dal partito rosso, ineluttabilmente quando si tratta di votare rinuncia, oppure vota giallo, blu, verde…nero.

Oggi la funzione storica di un possibile governo M5S-PD è solo quella di difesa della democrazia, impedendo che realizzi il golpe istituzionale tentato da Salvini con il tentativo di precipitare il Paese alle elezioni in ottobre. Di fronte alla crisi sistemica prodotta dal tentativo di costruire il bipolarismo nel nostro Paese, i lavoratori hanno il dovere di supportare i democratici di qualsiasi schieramento nell’impedire che il combinato disposto: di informazione limitata e di parte, grandi risorse economiche da investire sui social per orientare l’opinione pubblica, leggi elettorali che premiano minoranze trasformandole in maggioranze, sia utilizzato da forze eversive che non si riconoscono nella Costituzione, ma che nei loro atti hanno spesso tentato di forzarne e limitarne i dettami. Detto ciò è evidente che per superare la crisi di sistema sia necessaria una legge elettorale proporzionale naturale e la rimozione dei provvedimenti autoritari e antiumani emanati. Poi ovviamente i “democratici” governeranno rispondendo esclusivamente alle lobby che li finanziano o li supportano e tra cui non troviamo i lavoratori. Insomma un onesto e democratico governo giallo-arancione che farà più per i padroni di quanto non faccia per i lavoratori, ma che potrebbe ripristinare gli strumenti della nostra democrazia.

Ritengo quindi deprimente che il deputato Fratoianni metta in atto la sua ennesima capriola tattica, in attesa del congresso del suo partito che deciderà se tornare nell’ovile delle alleanze con il PD oppure continuare ad impegnarsi nella costruzione dell’alternativa con la lista “La Sinistra”. Poiché così facendo mpedisce la possibilità di azione e di espressione pubblica sulla crisi di governo de “La Sinistra”, di cui fa ancora formalmente parte. La richiesta di Fratoianni di “verificare la possibilità di costruire subito una proposta per il Paese” con un coinvolgimento nelle trattative M5S-PD, oltre a mettere in difficoltà la lista “la Sinistra”, fa emergere il dubbio che la presenza di SI o di LEU nel futuro possibile governo consentano quindi di poterlo definire rosso.

Da destra, dal PD, dalla sinistra, tutti dicono che bisogna salvare il Paese, i cittadini, il lavoro, senza mai entrare nello specifico a quale Paese, i cittadini, il lavoro si riferiscano. Affinché le parole tornino ad avere un senso univoco e non siano simboli che alludono allegoricamente a realtà di cui non sono più espressione. E’ necessario perciò determinare le specifiche scelte politiche concrete che permettano ad un partito, o un governo, di poter essere definito come rosso: 1) un’imposta sui grandi patrimoni di quell’1% di italiani che possiede il 25% della ricchezza nazionale, 2) il ripristino della progressività del sistema fiscale, chi meno ha meno paghi 3) lotta alla grande evasione ed elusione fiscale 4) la cancellazione delle leggi che limitano il diritto ad un lavoro stabile e sicuro e della riforma Fornero 5) la realizzazione di politiche industriali pubbliche e una spinta nella riconversione ecologica delle economia 6) la riduzione dell’orario di lavoro e un sistema di indicizzazione automatica dei salari (scala mobile) e l’adeguamento delle pensioni minime al reale costo della vita 7) l’istituzione del reddito minimo garantito 8) un piano per la messa a disposizione di alloggi sociali 9) la piena parità di accesso, diritti, mansioni, retribuzioni nel mondo del lavoro e nella rappresentanza politica delle donne 10) l’equiparazione dei diritti delle persone LGBTQI a quelli delle persone eterosessuali 11) la cancellazione delle normative che contrastino con l’umanità e la solidarietà. Vedremo quale parte di questo decalogo Fratoianni proporrà al confronto con Zingaretti e DI Maio e nel caso quali saranno i punti accolti. Cari Mass Media, in particolare “la Repubblica”, quando il programma del governo si baserà su gran parte di questi punti potrete assegnargli la patente di Rosso.

 

LE FIABE DEI NEOLIBERISTI SONO NARRATE DA LINGUE BIFORCUTE.

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“C’era una volta…” così iniziavano le fiabe per bambini, divenute tali dopo aver esaurito la loro funzione di spiegazione delle credenze nelle società più antiche. Oggi, nell’era del totus oeconomicus, il prof. Giavazzi, sul Corriere della Sera1 riprende il genere, affrontando la ripercussione in termini di costi economici sulle generazioni future, nel caso si mantenga immutato l’attuale modello si sviluppo capitalista. Il professore entra nel vivo della sua fiaba economica con questa frase: «Professore, perché dovremmo farci noi carico dei debiti accumulati dalla vostra generazione? Quelle spese vi hanno consentito di vivere al di sopra dei vostri mezzi, mentre noi non ne abbiamo tratto alcun beneficio…». Da anni questo è l’incipit favorito dei chierici della religione neoliberista. Il professore, da credente e sacerdote dell’ideologia suddetta, non ha potuto far altro che ammettere che le facili risposte dell’economia borghese potevano dare altre interpretazioni ma che comunque esse sarebbero state false.

Per amplificare, poi, l’idea schiacciante del disinteresse della società sui giovani, il professore richiama un altro must del pensiero neoliberista quello dell’ingiustizia di una spesa sociale di cui beneficiano soprattutto gli anziani. Ed ecco così il professor Giavazzi ergersi a paladino dei giovani che non votano, messi sotto scacco da: un primo debito, quello di quando gli Italiani vivevano al di sopra delle loro possibilità con cene, feste, vacanze, divertimenti, un secondo debito quello degli Italiani che non muoiono e vanno in pensione, che annualmente occupa un quarto della spesa pubblica, ed infine l’ultimo debito, quello che stiamo contraendo attualmente contribuendo al cambiamento climatico.

Il Pontifex Maximus Giavazzi, dopo aver imposto i limiti della sua religione economica, chiede quindi di dare speranza ai giovani dando risposte alle loro domande, se compatibili con i dettami imposti dal neoliberismo. In sostanza chiede che il boia ascolti le richieste dei condannati su come tagliare la loro testa, chiede che il norcino ascolti le richieste dei suini su come fare le salsicce, chiede alla peste di verificare se qualche moribondo preferisca morire di colera.

Tornando seri non possiamo non urlare ai giovani che i professori come Giavazzi: “VI STANNO INGANNANDO”. La loro falsa scienza, diffusa a piene mani in tutte le istituzioni politiche e culturali non è altro che il frutto di un rapporto di potere che costruisce una falsa realtà, un’ideologia, resa realistica attraverso il dominio dei media; dei padroni e dei loro chierici. Sta a voi, giovani, accettare questa realtà o SOVVERTIRLA a partire dalla conoscenza di alcuni fatti: 1) il debito fatto dalle generazioni precedenti, dal 1960 al 1981 il debito pubblico arrivò al massimo al 60% del pil, dal 1982 iniziò a crescere arrivando nel 1990 al 95,22%. crescendo ulteriormente ed esplodendo nelle dimensioni attuali dal 2008, cioè negli anni in cui si utilizzarono le politiche di austerità e si introdusse il pareggio di bilancio in Costituzione2. 2) la spesa sociale a cui allude il prof Giavazzi riguarda in primo luogo le pensioni, l’INPS vede alcune casse pensionistiche in attivo, si autosostengono, ed altre in passivo necessitano di contributi dello Stato. La cassa con il passivo più alto è quella dei dipendenti pubblici, per ragioni legate alla sua gestione. Il buco economico di questa cassa è dovuto al “mancato versamento dei contributi (fino al 1995) da parte delle amministrazioni centrali dello Stato”3 e a causa delle politiche limitative della sostituzione dei lavoratori che vanno in pensione nel pubblico impiego che hanno generato meno persone in lavoro attivo (sebbene ve ne sia bisogno) rispetto a quelle in pensione. 3) Che cosa fa lo Stato con le tasse riscosse? Su questa punto il professore glissa. Quando si parla di vil moneta i chierici non desiderano sporcarsi le mani pubblicamente. Eppure è un tema che riguarda il debito statale che i giovani dovrebbero conoscere. Nel 2018 l’11% delle tasse sono state utilizzate per pagare gli interessi degli speculatori finanziari4. Fatto 100 dell’ammontare delle tasse nazionali incamerate dallo Stato 89 sono stati spesi per il funzionamento statale, mentre gli gli altri sono serviti per arricchire i ladri che speculano in finanza, gli stessi che stabiliscono se continuare ad abbattere le foreste, consumare suolo con speculazioni immobiliari, continuare nella crescita della civiltà dei rifiuti che sta portando alla devastazione ambientale. Sono i politici che aderiscono al mondo di valori di questi soggetti, che dovrebbero ascoltare i giovani e dare risposte alle loro domande Professor Giavazzi?

I giovani, come gli anziani e tutta la gradazione anagrafica dei lavoratori, sono ad un bivio: o accettano la falsa coscienza che viene proposta dal pensiero unico dei mass media, o iniziano ad INDIGNARSI E RIBELLARSI a chi li vorrebbe servi in lotta, l’un contro l’altro, per i residui di ricchezza che cadono dalle tavole dei padroni. Per far ciò non vi è che uno strumento, la POLITICA, il solo mezzo che consente di ottenere con la lotta comune risultati per tutti.

1Giavazzi Francesco, Le speranze (ignorate) dei ragazzi, Corriere della Sera, 15 agosto 2019

CRISI DI GOVERNO: QUANDO LA TOPPA E’ PEGGIO DEL BUCO CI VUOLE UN’ALTERNATIVA

CRISI DI GOVERNO: QUANDO LA TOPPA E’ PEGGIO DEL BUCO CI VUOLE UN’ALTERNATIVA

Il buco è lo strappo che Salvini ha fatto nel tessuto politico e sociale della nostra Repubblica, riesumando e riproponendo, alle masse popolari impaurite, soluzioni tratte di una cultura politica fascisteggiante, spacciata al senso comune come opinione politica tra le altre. Oggi la LEGA vorrebbe passare all’incasso elettorale, capitalizzando la devastazione morale e sociale che ha prodotto nell’ultimo anno e raccontandosi come il partito dell’uomo forte. Più passa il tempo e più emergeranno gli aspetti inquietanti, fallimentari, risibili della reale azione di governo della LEGA, che per questo motivo ha fretta di andare a votare.

A questo buco i liberaldemocratici del PD propongono due toppe: la prima, ufficiale, quella di Zingaretti che propone di andare subito al voto, il PD non ha paura di governare; sennonché tale percorso non farebbe altro che portare acqua al mulino eversivo della LEGA, consentendogli di sfruttare l’attuale infame legge elettorale chiamata “Rosatellum”. Che regala al primo partito un’implicito premio di maggioranza, circa il 10%, e consente con i suoi collegi uninominali e maggioritari di creare coalizioni di puro interesse, in cui le forze politiche, indifferenti agli ideali che proclamano, si mettono insieme per conquistare il maggior numero possibile di scranni Parlamentari. Tuttavia Zingaretti non è sciocco, sa che il sacrificio della vittoria di Salvini avrebbe anche un beneficio per il PD. Infatti riprenderebbe quota quel bipolarismo che tanti danni ha prodotto al Paese Italia, a cominciare dall’esclusione dei cittadini dalla politica. In quest’ottica il PD si potrà presentare come la sola credibile alternanza al fascisteggiare della LEGA, e potrà mostrarsi magnanimo e democratico nel costruire una coalizione che richiami all’unione democratica tutte le forze politiche disponibili a far finta di opporsi alla destra. Far finta perché in realtà le politiche proposte sono poi le stesse: privatizzazioni, agevolazioni fiscali in modo prioritario ai padroni, andare avanti con la TAV, mantenere, come ha fatto la LEGA, la Riforma Fornero, etc.

La seconda toppa è quella proposta dall’effettivo “segretario” riconosciuto dai gruppi parlamentari del PD Renzi: fare un accordo di governo con il M5S, approvando l’infame riforma del taglio dei parlamentari. Un risparmio economico risibile per i cittadini, ma con il grave esito di taglio della democrazia e della rappresentanza parlamentare dei cittadini che vivono del loro lavoro, commessi\e, operai\e, disoccupati\e, impiegati\e, pensionati\e, quelli cioè che la stampa chiama gente comune. L’esito di questa toppa, oltre ad un ulteriore vulnus alla democrazia, non sarebbe altro che il consentire a Renzi di narrarsi come il salvatore della “patria”.

A quanto pare attualmente alla gente comune saranno proposti due scenari su cui scegliere, due scenari che possono essere schematizzati nel seguente modo: Padella\Brace, Peste\Colera etc.

Eppure questi scenari non sono ineluttabili, sarebbe possibile sviluppare altre possibilità che nello stesso tempo mettano a nudo la narrazione di uomo forte di cui si ammanta Salvini e nello stesso tempo ricomponga quel tessuto democratico lacerato dalle pratiche salviniane e dei bipolaristi: PD e M5S, che hanno consentito la crescita elettorale della LEGA, la mandino all’opposizione utilizzando i normali strumenti Parlamentari e, attraverso una legge elettorale proporzionale, diano finalmente dopo oltre vent’anni, ai cittadini e alle cittadine, lavoratori e lavoratrici la possibilità di poter votare per chi esprime le loro idee.

A tutti coloro che si oppongono alle destre nelle loro varie declinazioni, a chi non si riconosce nel neoliberismo dei liberaldemocratici del PD o del M5S, spetta il compito di far crescere e rafforzare l’esperienza politica realizzata nel corso della campagna elettorale per le europee con “la Sinistra” . Con la consapevolezza che quella lista è l’unica che ha parlato e continuerà a parlare della necessità di far pagare le tasse agli evasori, ai grandi redditi e di ridurre le tasse sui lavoratori, costruire uno sviluppo dell’economia che tenga conto della necessità della sua trasformazione ecologica, generando una occupazione di qualità per un massimo di 32 ore settimanali a parità di salario e che implementi i tempi di non lavoro con il diritto ad un reddito di base. Sono queste le proposte di una vera ALTERNATIVA di governo per avviare la costruzione di un altro mondo possibile a partire dall’Italia, dai suoi lavoratori e dalle sue lavoratrici.

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