#Salvini dice di volere una medaglia…

L’avrai capitano Salvini la medaglia che chiedi,
ma quelli che cercano di salvare vite
stabiliranno la sua natura.
Non di gloria di ori o di allori,
non di like, mi piace o condividi,
né con la caduca fama dei selfie sarà fatta.
Ma con il legno spezzato delle navi ribaltate,
la tela lacera dei gommoni affondati, il sangue
dei torturati in Libia, le lacrime delle madri
sulle magliette rosse e le mute parole sotto il mare.
L’avrai capitano Salvini la tua medaglia
e chiunque, vedendola, non potrà ignorare
l’ignominia di cui è fatta e pensare che è necessaria,
ora e sempre,
un’umana #Resistenza.

Marco BizzoniInstallazione-L-950x684

@matteosalvinimi, @direzioneprc,  @RIFONDAROMA , @LeftAvvenimenti @ilmanifesto @rep_roma

La riforma degli IPAB sostenuta da Zingaretti non giova ai cittadini.

Il comunicato stampa della Regione Lazio sull’approvazione da parte del Consiglio Regionale delle proposte di legge n. 50 e 59 di riordino delle Ipab, Istituti di Pubblica Assistenza e Beneficenza, racconta di una riforma che migliora l’efficienza e l’efficacia della gestione dei servizi sociali e socio-sanitari, educativi, ” attraverso un sistema di gestione omogeneo che facilità la collaborazione interistituzionale e una vigilanza diffusa. Anche il Movimento 5 Stelle si mostra molto soddisfatto dell’approvazione della legge rivendicando il proprio contributo. Tuttavia non è tutto oro ciò che luccica.Ipab San Michele-2

Cosa sono gli Istituti di Pubblica Assistenza e Beneficenza (Ipab) di cui si parla? Dopo l’Unità d’Italia, il nuovo regno si ritrovò con una serie di organizzazioni private, soprattutto religiose, che si occupavano di dare risposte di assistenza/beneficenza a chi ne aveva bisogno. Risposte sociali che fino a quel momento a livello Statuale non erano praticamente mai state considerate. Il Regno d’Italia sottopose quegli enti di assistenza al pubblico controllo. Tuttavia, sin dall’inizio, nell’assenza di chiari strumenti di gestione e di controllo questo modello organizzativo mostrò di essere permeabile ad eventuali abusi da parte degli amministratori. Successivamente si intervenne legislativamente per cercare di risolvere questo problema, ma il risultato fu una forte burocratizzazione del sistema a discapito della sua efficienza. L’emergere della forza del movimento operaio nel novecento accrebbe lo scontro sociale e rese necessario pensare a nuove forme di assistenza. La fragilità della pubblica amministrazione rese necessario istituire un coordinamento tra l’ente pubblico e le Ipab esistenti. In seguito questo coordinamento fu assegnato all’Ente comunale di assistenza (ECA) presso la Prefettura. Nei primi anni della Repubblica il processo di assorbimento nell’amministrazione pubblica delle Ipab fu fermato e si sviluppò un processo contrario con la loro trasformazione in forme associative private. Negli anni settanta, in concomitanza con la costituzione delle regioni a cui fu assegnata la competenza del loro controllo, si sviluppò un dibattito che si concluse con l’emanazione di una legge nazionale che stabiliva la chiusura delle Ipab ed il trasferimento delle loro funzioni e del loro personale agli enti locali. Tuttavia una sentenza della Corte Costituzionale bloccò gli effetti di questa legge fino a che sulla base di una delega al governo prevista nella legge n. 328\ 2000 venne emanato il Dlgs. n. 207/01 “Riordino del sistema delle istituzioni pubbliche di assistenza e beneficenza” che il Consiglio Regionale del Lazio, dopo 18 anni, ha finalmente recepito, con l’approvazione del testo unificato delle proposte di legge regionali n. 50 e 59.

L’approvazione di questa legge è un dato positivo: si dà finalmente attuazione ad una normativa nazionale e si stabiliscono regole certe sui bilanci delle ex Ipab, che dovranno essere armonizzati con il sistema economico patrimoniale adottato dalla Regione. Tuttavia le nuove regole per la composizione dei Consigli di Amministrazione, pur assicurando caratteristiche gestionali omogenee, mantengono del tutto inalterata la possibilità che vi sia un uso distorto della gestione del patrimonio di questi enti e la tanto decantata “vigilanza diffusa”, su cui si basa anche l’orgoglio di aver contribuito all’approvazione della legge da parte del Movimento 5 Stelle, si risolve in realtà in un auspicio di principio.

Infatti la norma approvata assegna al Presidente della Regione un grande potere, diretto e indiretto, di nomina dei componenti del Cda. Quindi, sulla scorta di quanto avviene nella sanità, le nomine hanno prevalentemente una natura “politica”, mentre un componente del Cda viene nominato secondo quanto previsto dello statuto dello specifico Ipab con buona pace della sbandierata omogeneità della “governance”.

Cosa accade quindi con questo modello di nomina del Cda? La prima e più evidente anomalia è la diretta dipendenza dei Presidenti e dei Componenti del Cda degli enti ex-Ipab dal Presidente della Regione Lazio. Si replica, con questa normativa, l’idea che chi vince le elezioni prende tutto, realizzando uno Spoil System dei presidenti e dei componenti dei Cda. In questo modo la vigilanza e il controllo sugli atti delle ex-Ipab saranno effettuati in modo preminente dagli stessi che ne hanno nominato il Cda, cioè i controllati saranno nominati dagli stessi controllori e buonanotte alla tanto decantata vigilanza che dovrebbe impedire il ripetersi dello scandalo dell’assenza di controlli.

Quali saranno i criteri di scelta reali dei membri del Cda: competenza tecnica o la solita selezione e spartizione su basi di affidabilità “politica”? La nomina dei Cda, effettuate sulla base dell’appartenenza “politica”, può essere ritenuta uno strumento in grado di garantire maggiore efficacia ed efficienza alle ex-Ipab? Una cosa è certa, i cittadini a cui sono indirizzati i servizi offerti non avranno alcun ruolo, se non quello di sperare, come utenti, che tra coloro che hanno ricevuto la nomination vi siano persone di coscienza e di buona volontà nello svolgimento del compito che gli è stato affidato. Persone di buona volontà che tuttavia non faranno riferimento alle esigenze degli utenti, ma a quelle della parte politica che li avrà inseriti in quel ruolo. Limitata, ma non di ultima importanza e poi la possibilità per alcuni Ipab di derogare alla regola generale, per cui i membri del Consiglio di Amministrazione potranno essere anche 5. Gli ulteriori due componenti saranno nominati da indefiniti soggetti portatori di interessi originari, predisponendo quindi tali CdA ad un’ulteriore appesantimento di nomine di natura politica o, peggio ancora a interferenze, attraverso scambi di favore con il potere economico. Con tanti saluti alle previsioni dell’assessore regionale al bilancio secondo cui le nuove Asp non saranno più “centri di spesa e di potere”. Scuole d’infanzia, luoghi di assistenza per anziani, anche residenziali, luoghi di intervento in favore delle persone con disabilità, questo sono gli ex Ipab, futuri Asp, di cui state leggendo. Realtà che nel corso degli anni hanno accumulato grandi patrimoni immobiliari e mobiliari che dovrebbero servire a garantire il servizio per cui sono nati, ma che, troppo spesso, sono stati usati impropriamente.

Insomma con questa legge di riordino degli ex Ipab, Zingaretti, mostra di essere il nuovo Gattopardo, operando in modo che tutto cambi affinché non cambi nulla. Gli ex Ipab verranno chiamati (Asp), ma la gestione di questi enti manterrà inalterati i rapporti di potere tra chi li governa ed i cittadini che accedono (subiscono?) ai servizi. La gestione delle Asp, così come è stata configurata nella legge regionale, mostra tutta il suo carattere di strumento di sottogoverno, il raggruppamento politico che “vince” le elezioni potrà utilizzarli per distribuire incarichi ai propri accoliti. Cioè tutto il contrario di “una gestione trasparente e sana della cosa pubblica, e di tutti quei servizi che sono utili alle persone” tanto propagandata dal salvifico presidente della Regione Lazio Zingaretti.

Certo resta da vedere cosa sarà scritto nel regolamento attuativo, ma anche il miglior regolamento possibile non potrà che limitare i guasti che sono intrinseci alle scelte di governance fatte con legge regionale.

Marco Bizzoni

NEL GIORNO DEL RICORDO SI DIMENTICANO LE ORIGINI DEL DRAMMA DEL CONFINE ORIENTALE

A distanza di alcuni anni dalla promulgazione della legge non si può non ribadire che quella legge. mettendo insieme a livello temporale e causale i due distinti fenomeni delle #foibe e dell’esodo, sia servita a costruire un senso comune; realizzato anche attraverso una disinformazione di massa con i mass media dello Stato, sui torti subiti dagli italiani nel confine orientale.

Proprio a questo senso comune si rivolgono oggi le parole del Ministro degli Interni “È necessario rivedere i contributi alle associazioni, come l’#Anpi, che negano le stragi fatte dai comunisti nel dopoguerra.” Colpa dell’associazione partigiani è quella di essere partecipe di momenti di riflessione storica sulla “complessa vicenda del confine orientale.”

Così oggi emergono in pieno i danni frutto del dialogo tra i Democratici e i postfascisti. La volontà di costruire una memoria condivisa, non più strumentalizzabile a fini politici, è stata trasformata dall’approvazione della legge n. 92\1994, in un’operazione politico-culturale di riabilitazione-revanscismo di una cultura politica che, nel fascismo, non percepisce più alcuno scandalo.

68th Sanremo Music Festival 2018
Soldati italiani fucilano ostaggi sloveni

Tuttavia chi fa ricerca storica non si accontenta della vulgata fascista che oggi viene dispensata a piene mani sulle foibe ed il confine orientale, ma continua a ricercare documenti, a verificare fatti, a fare insomma il proprio lavoro di storico e, sebbene, la storicizzazione di quei fatti non sia mai portata agli onori della ribalta mediatica, esiste una verità storica fattuale che contrasta con la propaganda che il 10 febbraio di tutti gli anni viene diffusa.

Le vicende drammatiche del confine orientale non devono essere ignorate o sottaciute, le violenze che lì vi sono state perpetrate vanno condannate (TUTTE), senza cercare giustificazioni, per quanto avvenne, nell’orrore che gli oppressori avevano realizzato precedentemente. E’ quindi compito di tutti conoscere e far conoscere la Verità prodotta dalla ricerca Storica, per sottrarre il #giornodelricordo alle pelose manipolazioni politiche di quanti, facendo finta di voler onorare vittime innocenti, in realtà si adoperano per riabilitare un crimine come il fascismo.

Relazioni italo-slovene 1880-1956. (http://www.kozina.com/premik/indexita_porocilo.htm) Il testo approvato all’unanimità il 27 giugno 2000 dalla commissione storico-culturale italo-slovena, costituita sotto l’egida dei ministeri degli esteri dei due paesi e formata da storici sia italiani sia sloveni.

La storia intorno alle foibe (https://www.internazionale.it/notizie/nicoletta-bourbaki/2017/02/10/foibe#p_744305_i_38)

MB