Diritti umani: cosa resta a 70anni dalla loro proclamazione?

dicunivdirittumaniAppena finita la tragedia della seconda guerra mondiale, la ricostruzione degli Stati si svolse sotto nuovi paradigmi e valori che tendevano all’obiettivo di impedire che si potesse ripetere una nuova guerra. In quel clima, nel 1948, l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite riunita a Parigi, proclamò la Dichiarazione universale dei diritti umani.

In tutti questi anni, sebbene la Dichiarazione non abbia valore vincolante per gli Stati, essa è stata lo strumento con cui si è illuminato il percorso da compiere nell’ambito di quei diritti che competono a tutte le persone per il solo fatto di essere viventi.

Per anni è sembrato che il riconoscimento dei diritti umani fosse solo un problema di Paesi perennemente e permanentemente in conflitto, mentre nei paesi occidentali erano ritenuti come ormai acquisiti ed in pieno sviluppo.

Le contestazioni contro la globalizzazione economica, che in Italia culminarono nella contestazione del G8 di Genova del 2001, misero in evidenza che in realtà gli Stati “occidentali” erano indifferenti all’assenza di diritti umani in molti Paesi, ciò che contava per la loro realpolitik erano i meri calcoli economici. Tuttavia la repressione del movimento altermondialista mostrò come quegli stessi Stati, che si fregiavano della medaglietta di difensori dei diritti umani, in realtà erano propensi ad usare strumenti che negano in nuce il riconoscimento dei diritti umani. In Italia ciò si concretizzò con le torture inflitte ai manifestanti al carcere di Bolzaneto, nella scuola Diaz e con l’assassinio di Carlo Giuliani. Nel tempo altri abusi si sono susseguiti e gli interessi economici hanno prevalso sulla tutela dei diritti umani. Come evidenzia la triste vicenda del giovane ricercatore Giulio Regeni, assassinato dal regime in Egitto. Qell’avvenimento è emerso, e resta al centro dell’attenzione dell’opinione pubblica, non per merito dei governi italiani, che non hanno mai supportato politicamente lo sforzo dei magistrati di pervenire ad una verità, ma solo grazie ad una madre che invece di rinchiudersi nella ricerca dell’oblio del dolore, ha sentito forte la necessità di urlare la richiesta di verità e giustizia su quell’omicidio di Stato. Per dare un senso alle scelte di vita del figlio e voce a tutti gli anonimi figli assassinati dal potere.

Fino ad oggi potevamo ritenere la “Dichiarazione dei Diritti Umani” una meta da raggiungere, una enunciazione in cui luci e le ombre tra ciò che era stato fatto e ciò che restava da fare erano intrecciate in modo da palesare comunque una prospettiva di una loro progressiva applicazione. Oggi con il “decreto sicurezza” salviniano non è più così. Non si tratta solo di un stop, più o meno temporaneo, del processo, ma di una vero e proprio arretramento.

Il governo Di Maio- Salvini, con una politica di odio, populismo, falsità e mistificazioni, soffia sulle paure dei lavoratori che temono di sprofondare nell’abisso della miseria e individua i nemici del popolo negli ultimi della società: i poveri, i migranti, i rifugiati.

Nella ricerca spasmodica del consenso elettorale Salvini disumanizza le persone più vulnerabili, assegnando loro il ruolo di cause del malessere civile ed economico della società. Mancano le case? È colpa dei migranti che occupano edifici fatiscenti. Ci sono dei furti? è colpa dei rom, dei migranti e dei barboni. Ci sono degli stupri, spaccio di droghe, vandalismi? Sono ancora loro, che inoltre ci rubano il lavoro, i posti nelle scuole, nelle mense della Caritas, nelle graduatorie delle case popolari e, in quello che resta, degli aiuti dei servizi sociali. Secondo il racconto di Salvini, quotidianamente amplificato da tutti i media del regime, gli stranieri ci rubano il futuro perché per loro si spendono i soldi che potrebbero essere utilizzati per le nostre esigenze. Ed ecco allora la regressione di civiltà: “Prima gli Italiani”. Non importa se per dare un corpo apparente a questo slogan sia necessario lasciare affogare le persone dei barconi, riportarle nei lager in Libia, impedire l’accesso ai bambini nelle scuole, rifiutare le cure sanitarie a chi appare come uno straniero o trattare come spazzatura sociale quanti cercano di sopravvivere negli anfratti cadenti di palazzi in attesa di speculazioni edilizie. E, in quest’orgia narrativa di costruzione del nemico, gli adepti salviniani sui social, hanno cominciato a costruire un senso comune che fa saltare la naturale propensione alla solidarietà delle persone, anestetizzandone l’umanità e alimentando gli egoismi individuali. Ecco allora il salvifico “Decreto Sicurezza” quello che dovrebbe salvarci da questi nuovi barbari che ci circondano e attendono nell’ombra di poter violentare, rubare, spacciare.

Ciò che Salvini ed i suoi media non ci dicono però è che l’effetto del decreto sarà quello di far crescere la nostra insicurezza. Tra poco tempo inizieranno a scadere circa diciannovemila permessi umanitari che i decreto a cancellato, l’effetto sarà quello di far finire queste persone sui marciapiedi, comprese intere famiglie migranti con mamme e bambini. Creando diciannovemila senzatetto disseminati nelle strade delle nostre citta, che si arrabatteranno come potranno per sopravvivere clandestinamente, in attesa di un’espulsione coattiva di cui sono certi gli alti costi economici e di cui è altrettanto certo il fallimento. Poichè una volta rimpatriati a forza, gli irregolari troveranno in patria le stesse condizioni che li avevano spinti a migrare.

In questo modo, invece di attivare politiche per affrontare un problema, Salvini lo esaspera con misure dall’elevato impatto propagandistico, ma concretamente inutili alla sua soluzione e così la sua campagna elettorale per le Europee è già a buon punto.

Ciò che resta dei diritti umani, in un’epoca in cui neppure tanto velatamente, i governi fanno risuonare quel motto latino che i gladiatori sembra recitassero a se stessi prima dei giochi: “Mors tua vita mea”, è poco più di una celebrazione ipocrita di buoni sentimenti e tuttavia è indispensabile conoscere e rileggere la “Dichiarazione dei Diritti Umani” per dissipare il teatro di ombre in cui ci hanno immersi.

Se quindiTutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti. (Art. 1)” e ” Ogni individuo ha diritto ad un tenore di vita sufficiente a garantire la salute e il benessere proprio e della sua famiglia, con particolare riguardo all’alimentazione, al vestiario, all’abitazione, e alle cure mediche e ai servizi sociali necessari; ed ha diritto alla sicurezza in caso di disoccupazione, malattia, invalidità, vedovanza, vecchiaia o in altro caso di perdita di mezzi di sussistenza per circostanze indipendenti dalla sua volontà. (Art.25), allora sta solo a noi riscuotere le nostre coscienze, addormentate e inebetite dalla paura, dagli affanni e dall’ignavia civica del: “non ci si può fare nulla”. Sta a tutti noi riprendere ad indignarci per le cose che non vanno e rifiutare la proposta di individuare il nemico nel nostro prossimo. Sapendo che le guerre tra poveri non alimentano altro che i profitti dei padroni.

I nostri avversari sono i padroni e solo la lotta contro di loro potrà consentire di migliorare le condizioni di vita, e quindi i diritti umani di tutti, italiani o migranti che siano.

Marco Bizzoni