Zingaretti, fa una cosa ne sbaglia due.

#ZINGARETTI FA UNA COSA NE SBAGLIA DUE, CON IL #M5S TAGLIA LA #DEMOCRAZIA INVECE DI RIDURRE I #PRIVILEGI DEI #PARLAMENTARI

Il taglio dei parlamentari è il taglio della democrazia, se sono dei privilegiati, coloro che resteranno, saranno privilegiati in misura ancora maggiore. Occorre tagliare i privilegi non la rappresentanza parlamentare.

democrazia italia-510Dopo essere stato costretto in fin d’estate a fare una cosa giusta, impedire che #Salvini portasse a compimento il golpe elettorale, il segretario del PD ha subito iniziato a tentennare sulla necessità di approvare una legge elettorale proporzionale senza sbarramenti. Così, come al solito, mentre il #PartitoDemocratico abbaia contro il pericolo fascista, richiamando la #sinistra all’unità, non agisce in alcun modo per realizzare gli strumenti elettorali che possano contenere e ridimensionare la possibilità di sbandamenti del Paese riguardo a possibili governi para o neofascisti.

Ad aggravare questo quadro l’accordo raggiunto con il #M5S, che alimentando la crisi della democrazia trasforma, la necessità di assicurare la rappresentanza popolare con un equo rapporto eletti-elettori, garantito dalla #Costituzione, con un fantomatico spreco economico dovuto alla “#Casta” che vogliono tenersi le “#Poltrone”. Il M5S grida al risparmio per i cittadini che avrebbe la misura del taglio dei 300 Parlamentari dimenticando di dire che esso rappresenterà lo 0,007% della spesa pubblica, ma nello stesso tempo l’Italia diventerà uno degli ultimi paesi dell’Unione Europea nel rapporto tra Parlamentari e Cittadini. Così, per un risparmio equivalente ad un caffè al giorno per ogni cittadino, si riduce la democrazia e, tagliando l’accesso alla rappresentanza parlamentare dei cittadini, si rendono i privilegiati che restano ancor più privilegiati. Al di là della propaganda dei 5stelle, il taglio dei Parlamentari è un’operazione tesa a tagliare le poltrone degli altri, invece di ridurre i privilegi di cui godono i parlamentari di Camera e Senato. Rifondazione Comunista in Parlamento, presentò una legge per dimezzare i compensi dei parlamentari, che avrebbe ottenuto un risparmio maggiore di quello oggi tanto sbandierato, riequilibrando i compensi dei parlamentari con quelli dei lavoratori.

Il taglio dei parlamentari, senza un democratico correttivo proporzionale puro, sarà lo strumento attraverso cui le destre potranno vincere le elezioni con maggioranze relative e prendere il potere del governo in modo assoluto con l’esclusione delle forze minori di cui cannibalizzeranno i rappresentanti. Molti nel PD pensano di ridimensionare questo aspetto con una legge elettorale che preveda sbarramenti in grado di riportare in auge un bipolarismo forzato, ma il risultato non sarà altro che l’allontanamento dell’elettorato popolare dall’esercizio del voto, la vittoria delle destre e lo scardinamento della Costituzione attraverso il presidenzialismo voluto dalle destre.

Zingaretti, se non vuoi fare cose di sinistra, almeno fai qualcosa di giusto impedendo il taglio dei parlamentari e approvando una legge proporzionale.

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Nazismo e Comunismo pari sono. Il Parlamento europeo ricostruisce una storia funzionale al neoliberismo. (Parte Prima)

#NAZISMO E #COMUNISMO PARI SONO. IL #PARLAMENTOEUROPEO RICOSTRUISCE UNA #STORIA FUNZIONALE AL #NEOLIBERISMO. (Parte Prima)

parlamento-europeoI parlamentari europei esprimendo i loro interessi ideologici e politici, superficialità e grassa ignoranza, approvano una risoluzione che equipara Nazismo e Comunismo. I Parlamentari europei del PD, dimentichi delle peculiarità italiane, votano a favore della risoluzione dimostrando che: 1) il PD non è la soluzione, ma il problema 2) chiunque abbia votato il PD sperando che fosse un voto utile ad arginare le destre, in realtà ha votato un partito dai grandi proclami antifascisti, ma che pratica politiche che risollevano e accrescono la forza del fascismo 3) chiunque sia stato eletto nelle file del PD, più o meno bravo o sensibile agli aspetti umani e\o sociali è, nella migliore delle ipotesi, ostaggio di una cultura politica asservita al neoliberismo ed alla fine ad essa si conforma quando nelle istituzioni è chiamato a decidere.

“Importanza della memoria europea per il futuro dell’Europa” è il titolo della risoluzione del Parlamento europeo. Dopo averne letto i contenuti si percepisce una forte assonanza con quanto narrato nel romanzo distopico di Orwell “1984”.

La risoluzione inizia ricordando che, quest’anno, ricorre l’80mo anniversario dell’inizio di quell’immane tragedia che fu la Seconda guerra mondiale e continua con delle considerazioni che storicizzano quell’evento individuandone cause e motivi scatenanti nel trattato: “(…) noto come patto Molotov-Ribbentrop (…)” In tal modo un accordo di non aggressione diviene, per il Parlamento Europeo, l’elemento: “(…) che ha spianato la strada allo scoppio della Seconda guerra mondiale (…)”. Così, con poche parole, si stabiliscono arbitrariamente motivi e cause della seconda guerra mondiale, ricostruendo un contesto storico che omette di parlare in qualsiasi modo delle democrazie liberali\liberiste.

La dimenticanza, nella risoluzione sull’”importanza della memoria europea…”, non è da poco, poiché rimuove totalmente quanto agito direttamente dalle democrazie liberali\liberiste nella costruzione di un contesto storico complesso di cui sono parti fondanti il colonialismo, le guerre, i crimini del capitalismo nella ricerca di nuovi mercati e la politica estera di tutte le democrazie liberali\liberiste, oltre che dei paesi fascisti, proterviamente antisovietica.

La Rivoluzione d’Ottobre ruppe l’omogeneità dei sistemi politici degli Stati europei fondata sulle democrazie liberali\liberiste, ma la crisi di quel sistema politico dal 1922 si ampliò. A partire dall’esempio e modello Italiano, il fascismo si diffuse in forme varie, ma con caratteristiche comuni in molti stati europei: Paesi Baltici, Spagna, Austria, Portogallo, Romania, Ungheria, Grecia, etc. presentandosi come Nazismo in Germania.

Tra gli anni ‘20 e quasi per tutti gli anni ‘30 le democrazie liberali\liberiste si riducono progressivamente e tuttavia non individuano nel fascismo un nemico di cui preoccuparsi, ma lo vedono come un alleato contro l’Unione Sovietica. L’Italia fascista strappava accordi con la Francia per le sue operazioni coloniali, che misero in crisi la “Società delle Nazioni,” ed anche con la Gran Bretagna trova un “Gentlemen’s Agreement”, cioè un accordo di amichevole di cooperazione.

Tra il 1936 e il 1939 le democrazie liberali\liberiste lasciano libere l’Italia fascista e la Germania nazista di intervenire nella guerra civile Spagnola, dove, a detta di molti storici, l’esercito nazista sperimenta le nuove tecniche di guerra tra cui i bombardamenti delle città. Di cui Picasso denuncia l’orrore con “Guernica”. Nel 1938 con il “Patto di Monaco” le democrazie liberali\liberiste lasciarono mano libera a Hitler di estendere i propri territori a spese della Cecoslovacchia.

In un ottica di realpolitik, la “scarsa incisività” dell’azione politica-militare delle democrazie liberali\liberiste contro il fascismo, il loro rifiuto di arginare la sua espansione verso l’Europa dell’est stringendo accordi con l’Unione Sovietica a cui mostravano un’esplicita avversione, sono forse elementi sufficienti per impostare la ricerca di accordi diplomatici che consentissero di ritardare il più possibile quella che tutti consideravano imminente aggressione militare. Lo stesso Winston Churchill, all’indomani del Patto di Monaco, disse: «Potevano scegliere fra il disonore e la guerra. Hanno scelto il disonore e avranno la guerra».

2.  sottolinea che la Seconda guerra mondiale, il conflitto più devastante della storia d’Europa, è iniziata come conseguenza immediata del famigerato trattato di non aggressione nazi-sovietico del 23 agosto 1939, noto anche come patto Molotov-Ribbentrop, e dei suoi protocolli segreti, in base ai quali due regimi totalitari, che avevano in comune l’obiettivo di conquistare il mondo, hanno diviso l’Europa in due zone d’influenza;

Da questa presa di posizione, presente nella risoluzione approvata dalla delegazione del PD nel Parlamento europeo, Emerge un’operazione di propaganda e revisionismo storico; un operazione di “controllo della realtà,” di riscrittura degli eventi storici degna del bispensiero del romanzo orwelliano: “Chi controlla il passato controlla il futuro: chi controlla il presente controlla il passato”.

Orwell pubblicava il suo romanzo nel 1949 guardando allo Stalinismo ed al Nazismo. Nell’anno 1984 i media si interrogavano quanto l’Unione Sovietica fosse attinente ad uno dei tre agglomerati Statali espressi nel romanzo. Oggi, però, con la risoluzione sulla “… memoria…”, sappiamo che il “Grande Fratello” esiste ed opera nel Parlamento europeo.

Fine prima parte

Marco Bizzoni

Il Parlamento europeo equipara il #comunismo al #nazismo.

IL PARLAMENTO EUROPEO EQUIPARA IL #COMUNISMO AL #NAZISMO
Ai #GiovaniDemocratici, che alla loro feste mostravano pugni chiusi e simboli del #PCI.
bandiera rossa a berlinoVi comunico che sulla base della #risoluzione approvata nel Parlamento europeo dal #PartitoDemocratico, da giovedì 19 quei simboli sono stati dichiarati equivalenti a quelli del #nazismo, cioè i vostri parlamentari dicono che alle vostre feste, dove mostrate #pugnichiusi e #falciemartello, voi e i nazisti siete uguali.
Pensate di rinunciare a quei simboli o avete qualcosa da dire al PD?
Cosa ne pensano i “grandi”?: Quelli che nel PCI hanno creduto come strumento di liberazione delle masse lavoratrici. Quelli che non hanno mai negato il loro essere comunisti, pur essendo partecipi o coinvolti dalle trasformazioni PDS, DS, PD; seguendo quel partito nella legislazione contro i lavoratori? Anche loro oggi si sentono uguali ai nazisti o hanno qualcosa da dire?

Se il #maggioritario è moderno il #proporzionale è contemporaneo!

SE IL #MAGGIORITARIO È MODERNO IL #PROPORZIONALE È CONTEMPORANEO!
#LEGA e #Fratellid‘Italia chiedono una legge elettorale maggioritaria per avere i pieni poteri. Una legge moderna, dicono, anti inciucio.
a.potere-al-popoloLa stessa legge che impedisce, negli USA e in Gran Bretagna, che la classe lavoratrice abbia una voce autonoma in Parlamento, la stessa legge che in Italia ha scippato la rappresenta parlamentare dei ceti popolari e, quindi, ha consentito lo scippo di tutti i diritti dei lavoratori realizzati sino ad oggi.
Parlano di salvare l’#Italia, si preoccupano di costruire le condizioni del loro dominio politico assoluto a favore dei “padroni del vapore”.
L’unica legge elettorale moderna e rispettosa della #Costituzione è il #proporzionalepuro.
Sistema elettorale che consente alle masse popolari di organizzarsi e difendersi dalla una pelosa carità. Quella delle destre in primo luogo, ma anche del #PD e del #M5S; che vorrebbero che la classe lavoratrice si accontentasse delle briciole lasciate cadere dal banchetto dei padroni.
UNA TESTA UN VOTO, OGNI VOTO DEVE AVERE LO STESSO VALORE.
(m.b.)
#UNATESTAUNVOTO

Costruire l’opposizione di Sinistra al governo Conte 2

COSTRUIRE L’ #OPPOSIZIONE DI #SINISTRA AL #GOVERNO #CONTE2

Crisi di governo

Quando in agosto si è manifestata ed esplicitata la crisi di governo, bene ha fatto Rifondazione Comunista a contrastare la richiesta di voto anticipato avanzata dalla Lega. Le elezioni chieste a gran voce per ottenere “pieni poteri” per il bene dell’Italia era solo un espediente utile a Salvini per trasformare in voti e seggi Parlamentari il consenso che i sondaggi gli assegnavano. Anche Zingaretti inizialmente era disponibile al voto anticipato, gli avrebbe consentito di riprendere il controllo sui gruppi parlamentari e restaurare un’apparente bipolarismo.pesci piccolo mangia grande

Dalla volontà di contrastare l’ipotesi descritta emerge la richiesta di Rifondazione Comunista, al M5S e PD, di assumersi la responsabilità di esplorare le possibilità consentite dal parlamentarismo; per far nascere un governo democratico nel rispetto della Costituzione.

Questa posizione, di responsabilità antifascista, è stata utilizzata da qualche commentatore interessato come l’espressione più chiara della volontà del PRC di inserirsi , in qualche modo, nell’area del futuro governo. Solo il settarismo più miope, irresponsabile o interessato può impedire di comprendere che nel momento in cui si è al bivio tra due ipotesi, pari negli effetti sui lavoratori, ma di cui una porta alla realizzazione di un regime reazionario di massa e l’altra ad un governo democratico, anche se blandamente rispettoso la costituzione, non si possa rimanere indifferenti e sia necessario sollecitare la realizzazione della seconda. Pur nella consapevolezza che il governo che si costituirà non sarà il nostro governo, ma sarà un avversario.

Nuovo Governo

Il Conte due non è il governo di Rifondazione Comunista, nè a quanto mi è dato sapere della lista “La Sinistra”. Sebbene sia stato definito dalla grande stampa e dai mass media come governo giallo-rosso, le culture che lo sostengono attingono dall’alveo del liberalismo in politica e del neoliberismo in economia; cioè un nuovo umanesimo per chi se lo può permettere e le briciole agli altri.

A questo governo, di cui Rifondazione Comunista è avversaria, si riconosce l’utilità nella difesa della democrazia, se assumerà il compito che Moni Ovadia chiama: “bonifica del clima e processo di rialfabetizzazione dei cittadini che non sanno di esserlo.” Concetto ulteriormente esplicitato da Liliana Segre in Senato rilevando con inquietudine che il razzismo nella società viene ormai vissuto come cosa normale ed inoltre che la politica di odio diffusa in questi mesi non danneggia solo i bersagli a cui e rivolta, ma le stesse classi popolari che vivono la crisi economica, alimentandone la disperazione e il senso di impotenza. La senatrice a vita poi afferma la necessità che: “Il nuovo governo operi concretamente per ripristinare un terreno di valori condivisi, fatto di difesa costante della democrazia e dei principi di solidarietà previsti dalla nostra costituzione.”

È bene aver presente che la pericolosità della proposta parafascista di Salvini, interrotta dalla nascita del nuovo governo, non è esaurita. Nel corso di questi anni ed a causa delle politiche neoliberiste del PD, che grande stampa e mass media dipingono continuamente come il “partito Rosso”, i “Comunisti”, la “Sinistra”, nel sentimento popolare si è realizzata una sorta di equiparazione per cui ciò che viene dalla “Sinistra” è contro i lavoratori, facendo crescere la percezione nelle classi popolari di essere tutelate solo dai partiti dell’antipolitica o dalla destra reazionaria. Nei quattordici mesi del governo giallo-verde tra le masse popolari si è aperta la disponibilità ad accogliere un regime reazionario, pensando in questo modo di poter risolvere i propri problemi. Oggi, malgrado l’uomo forte Salvini abbia fatto una figura da pagliaccio, resta alta tra i lavoratori la convinzione che possano risolvere le loro difficoltà affidandosi alla destra parafascista.

Per questo motivo, pur avendo sempre presente che il governo Conte due è un nostro avversario, dobbiamo attivare un’azione costante di rivendicazione di una legge elettorale proporzionale pura. Un’azione che non può ridursi al comunicato emesso dagli organismi nazionali del PRC, ma che deve essere sviluppato sui territori e nelle città come se affrontassimo una campagna referendaria. Costituendo comitati con personalità e la sinistra diffusa, organizzando banchetti, informando e coinvolgendo i lavoratori. Dobbiamo fare in modo che la discussione sulla legge elettorale, da argomento riservato ai sacerdoti dei tecnicismi politico-burocratici, si trasformi in un dibattito pubblico nelle masse popolari. dobbiamo sforzarci di collegare lo strumento di selezione della rappresentanza politica alle condizioni materiali dei lavoratori; evidenziando i diversi esiti che le classi popolari hanno ottenuto in passato con il proporzionale in termini di possibilità decisionali e di tutela economica.

Una nuova fase politica

Con il governo Conte due si apre una nuova fase politica. Le destre,sono  ancora elettoralmente unite, ma politicamente conflittuali tra l’istanza parafascista e nazionalistica e quella di destra liberale, il PD si barcamena nelle continue manovre interne, con Zingaretti che cerca di restaurare l’idea del centrosinistra, incorporando o aggregando le varie componenti di LeU; sostenuto, in un ottica bipolare, dai padri nobili Prodi e Veltroni. Mentre Renzi cerca di ricostituire un centro politico-parlamentare autonomo, anche con l’apporto di una parte di quella destra liberale che non vuole essere subalterna alla destra Salviniana. Nel M5S, la crisi di governo e la formazione del nuovo hanno scosso certezze granitiche, rimettendo in moto in modo più libero conflitti interni e relazioni politiche di cui vedremo lo sviluppo nei prossimi mesi.

Per quanto riguarda l’azione di governo bisogna innanzitutto evidenziare che il contesto internazionale annuncia una nuova crisi economica. Crisi che ha già coinvolto la Germania e contro cui la BCE ha già predisposto il proprio armamentario annunciando il taglio dei tassi di interesse al -0,50% e il ripristino del quantitative easing senza limiti di tempo. In questo quadro diviene più plausibile la possibilità che la Commissione europea, pur mantenendo ferma la richiesta di riduzione del debito dell’Italia, sia disponibile ad attenuare e modulare diversamente la richiesta di austerità, consentendo una maggiore flessibilità nei conti e semplificando l’azione di governo. Tuttavia non ci si deve illudere su sostanziali cambiamenti nelle politiche; il Ministro alle infrastrutture ha subito messo in chiaro la continuità sulle grandi opere, il Ministro dell’agricoltura ha individuato tra le sue priorità la ratifica del trattato di commercio internazionale CETA, che devasta diritti ed ambiente, il Ministro delle finanze ha assicurato che non ci sarà nessuna patrimoniale. Nella sua comunicazione al Parlamento, il Presidente Conte, con retorica sofista, ha annunciato un Green New Deal, il taglio del cuneo fiscale a vantaggio dei lavoratori, la neutralizzazione degli aumenti IVA, etc. Alle orecchie e agli occhi dei lavoratori e dei cittadini sono parole di speranza, ma esse incapsulano politiche neoliberiste, così il governo toglierà con la mano destra quanto dato con la mano sinistra, alimentando il consenso dei lavoratori alle destre.

Il Governo quindi, non solo è nemico dei lavoratori, ma è un nemico subdolo perché utilizza, lessico e proposte della Sinistra, quella vera, per realizzare politiche consone alla destra, al capitale, ai padroni. Nasce da ciò la necessità di un grande sforzo di elaborazione di un linguaggio comprensibile ed esaustivo delle proposte della Sinistra, parole in grado di divenire simboli in sé, rompendo ogni possibilità di assimilazione al senso comune delle parole del governo.

Rifondazione Comunista

Siamo avversari del governo, ma la sua costituzione ci permette di avere del tempo per agire, non sappiamo quanto. Pubblicamente si è affermata la volontà di realizzare un governo che concluda la legislatura, ma ci sono forze interne al M5S e al PD che spingono su prospettive diverse.

Il tempo in cui questo governo opererà dovrà essere impegnato innanzitutto per evidenziare che ci sono proposte di Sinistra che rappresentano le esigenze dei lavoratori. in questo tempo dovremmo procedere alla semina dei nostri temi, alla riorganizzazione del partito, che sebbene non sia stato abbattuto da 11 anni di esclusione dal Parlamento è in evidente sofferenza. Reinsediare il partito, ricostruire e sviluppare relazioni con la sinistra politica, che non coltiva smanie di governismo, e quella sinistra collaterale presente in ogni territorio:ARCI, Libera, ANPI, Associazioni, Centri sociali, riviste, collettivi di studio e di elaborazione, occupazioni, sindacati, singole intellettualità. Mettere insieme idee e forze nelle forme che ogni organizzione ritiene più opportuna, in cerchi concentrici: patti di consultazione o di azione, unità dei comunisti, federazioni, alleanze, fronte,  un Parlamento della Sinistra in grado di costituire quella massa critica che possa dare forza a quella lista “La Sinistra” che ne rappresenta l’abbozzo e che non dobbiamo far morire, ma che dobbiamo rilanciare con chi ci sta, nella chiarezza del suo progetto iniziale di unire tutto ciò che il neoliberismo divide, nel tentativo di realizzare una rappresentazione politica delle classi popolari autonoma e alternativa alle destre, al M5S e al PD.

Rifondazione Comunista è e deve continuare ad essere centrale nella costruzione del soggetto dell’alternativa. A chi è stanco o scoraggiato ricordiamo le parole che papà Cervi disse al funerale dei figli: “ Dopo un raccolto ne viene un altro.”

Inizia una nuova fase politica, riprendiamo la semina.

alcide cervi

 

 

Roma, le mense scolastiche non devono servire al profitto dei privati.

ROMA, LE MENSE SCOLASTICHE NON DEVONO SERVIRE AL PROFITTO DEI PRIVATI.

A Roma le mense scolastiche sono un servizio che coinvolge migliaia di bambini e da sempre sono gestite dall’amministrazione comunale. Una vecchia normativa che risale agli anni 80 relega questo servizio tra quelli a domanda individuale, cioè lo considera un servizio dovuto solo a richiesta dell’utente. Se ciò aveva un minimo di significato lavoro-roma-mensa-scolasticaquarant’anni fa, quando le classi che mangiavano a scuola erano un’estrema minoranza, oggi quella norma non tiene conto dell’evoluzione della società e della scuola, che, prevedendo nei suoi ordinamenti “normali” il tempo mensa, ha di fatto portato ad una diffusione molto elevata e predominante delle classi che mangiano a scuola. Questo stato di fatto ha consentito alle famiglie di predisporre una battaglia legale per il riconoscimento del “pasto autonomo,” cioè della possibilità di non usufruire del servizio a domanda individuale gestito dal comune, ma di portarsi il cibo da casa. In un primo momento i tribunali hanno dato ragione alle famiglie, ma quest’anno la Cassazione ha sancito che le famiglie devono accettare il servizio della mensa scolastica. Tuttavia la Cassazione riconosce alle famiglie il diritto di poter influire sulle scelte riguardanti le modalità di gestione del servizio mensa.

Nel corso degli anni la refezione scolastica è passata dalla somministrazione diretta del servizio da parte dell’amministrazione comunale, alla pratica dell’assegnazione del servizio ad aziende esterne. L’ideologia che ha sostenuto la necessità di questo passaggio, affermava che le mense gestite direttamente dell’amministrazione pubblica erano troppo costose e di bassa qualità, mentre se si lasciavano gestire ai privati avrebbero funzionato meglio ed il servizio sarebbe stato più economico. La realtà di questi anni ha tuttavia totalmente falsificato queste asserzioni. I costi generali del servizio sono aumentati dovendo generare profitti per i padroni delle aziende e nello stesso tempo si è generato un peggioramento delle condizioni dei lavoratori e delle lavoratrici; retribuzioni più basse, precarietà lavorativa quotidiana, ciò che resta gli addetti alle mense è la certezza che ad ogni appalto, l’azienda per cui lavorano, possa perdere la gara e quindi, automaticamente, non è certo che loro riescano a mantenere il proprio lavoro.

Perchè, dunque, di fronte ai negativi costi economici e sociali che vengono generati dalla privatizzazione del servizio delle mense scolastiche il Comune di Roma persevera nel riproporre un modello fallimentare nella selezione degli operatori economici e nella gestione del servizio?

Attualmente si trova in fase conclusiva un bando per un appalto di tre anni, di cui due sono già trascorsi, le aziende vincitrici di quella gara potranno operare per un anno, con tutte le conseguenze immaginabili sul mancato investimento di queste nel servizio. Inoltre per un errore di predisposizione del bando, gli addetti delle mense delle scuole autogestite sono stati esclusi e ancora non sanno come e se saranno reinseriti. A fronte di un bando di gara che somiglia sempre più ad un circo Barnum, una seria amministrazione, attenta alle esigenze dei lavoratori e dei cittadini, avrebbe in autotutela ritirato il bando, rivisto errori e mancanze e pubblicato un nuovo bando. Invece l’amministrazione romana affronta i problemi con il piglio del promoter. Parla di un superamento progressivo delle mense autogestite direttamente dalle scuole attraverso una misteriosa clausola sociale, senza spiegare come, dove e quando ciò potrà avvenire. Afferma con certezza che nessuno perderà il lavoro senza spiegare perché, delega all’ANAC il compito di impedire offerte al massimo ribasso che  avrebbero come esito l’abbassamento della qualità del servizio e della qualità del lavoro, racconta di aver emanato una delibera che assicura il miglioramento della qualità del servizio, senza però specificare quali siano gli strumenti messi in atto per controllare l’effettivo dispiegarsi degli indirizzi predisposti nella delibera.

Se questo è il modo di governare dell’amministrazione romana ben hanno fatto i sindacati a convocare, per il 16 e 17 settembre, uno sciopero dei lavoratori e lavoratrici delle mense scolastiche di Roma Capitale in difesa “del lavoro e del servizio offerto ai bambini e alle bambine che ogni giorno frequentano le scuole della città”. Ma non basta, è ora che i cittadini riprendano in mano il loro diritto, riconosciuto dalla Cassazione, di decidere sulle modalità di gestione del servizio mensa, rifiutando l’attuale modello dei bandi di gara, in cui è prevalente l’attenzione ad assicurare profitti ai padroni delle aziende e si trascurano i diritti dei lavoratori e delle lavoratrici e dell’utenza. E’ ora di chiedere che l’amministrazione capitolina faccia il proprio dovere nel rispetto delle esigenze dei cittadini gestendo in proprio i propri servizi, assicurando costanza e certezza del lavoro e dei diritti dei lavoratori e certezza della qualità del servizio in collaborazione con le famiglie e gli utenti.

7 settembre in piazza a Roma per l’Amazzonia e Lula libero

7 settembre in piazza a Roma per l’Amazzonia e Lula libero

In Brasile l’attacco alle  istituzioni democratiche culminate con la detenzione illegale di Lula da Silva ha consentito la vittoria di Bolsonaro.

Da quando è divenuto presidente Bolsonaro ha messo in atto una politica di regressione sociale ed ha promosso lo sfruttamento economico della foresta Amazzonica.

Bolsonaro è l’espressione politica di quel capitalismo predatorio, che lontano dagli occhi dei cittadini del nord del mondo svela la sua natura mostrando  disprezzo per tutti ciò possa ostacolare i suoi profitti.

La tutela dell’Amazzonia, il rispetto delle vite delle persone, il diritto al lavoro, la tutela dell’ambiente.

La foresta brucia, è il capitalismo che manda in fumo il futuro delle giovani generazioni. di tutto il mondo.

La difesa, oggi,  dell’Amazzonia è anche una difesa dei diritti umani, della salute dei popoli, del diritto al futuro di tutti.

UN TRANQUILLO #GOVERNO DI NEOLIBERISMO TEMPERATO, LA #SINISTRA È UN’ALTRA COSA.

UN TRANQUILLO #GOVERNO DI NEOLIBERISMO TEMPERATO, LA #SINISTRA  É UN’ALTRA COSA.
neoliberismo

Mentre i Ministri del governo giallo-rosa prestano il loro giuramento è necessario ricordare che questo governo esplica la sua utilità nell’assicurare un baluardo democratico e di rispetto della #Costituzione a fronte del pericolo di una #destra #parafascista, che sebbene minoritaria nel paese, avrebbe potuto grazie all’infamia della legge elettorale, ottenere la maggioranza nel #Parlamento. Il compito primario delle forze che sostengono il governo è l’approvazione di una legge proporzionale pura, che riconsegni la scelta della rappresentanza parlamentare ai cittadini, e il cambiamento delle politiche economiche e sociali che sino ad oggi hanno alimentato la crescita delle destre.
Quello che sta nascendo non è il governo della SINISTRA, non è il governo dei lavoratori e delle lavoratrici. Nei suoi assunti programmatici sono assenti la cancellazione del #Jobs act, della #riformaFornero, della #buonascuola, il ripristino dell’ #articolo18, il reddito minimo garantito, la conversione ecologica del modello produttivo e la #patrimoniale che consenta a far in modo che quel 10% degli italiani che detiene il 50% della ricchezza nazionale sia chiamato a pagare le tasse in modo congruo. Per questo il PRC si colloca all’opposizione del nascituro governo, democratico, ma ancora succube alle politiche neoliberiste di negazione dei diritti dei lavoratori e dell’ambiente.

LA CRISI DEI RIFIUTI DI ROMA NON È EMERGENZA, È CAPITALISMO.

LA CRISI DEI RIFIUTI DI ROMA NON È EMERGENZA, È CAPITALISMO.

La crisi dei Rifiuti che attanaglia Roma non è il semplice risultato di incapacità gestionale del Comune né della sua azienda municipalizzata. L’assenza di risolutività del piano emergenziale previsto dalla Regione Lazio e la necessità di prolungare l’ordinanza con misure straordinarie per la Capitale, confermata dall’assessore regionale ai Rifiuti, evidenziano che ormai si è giunti ben oltre il fallimento di scelte organizzative o politiche; ben oltre anche le categoria del fato avverso, che si accanisce sull’AMA costringendola a chiudere impianti.romarifiuti

La crisi dello smaltimento dei Rifiuti di Roma è il nodo ineluttabile a cui si è giunti dopo aver consentito per anni ai privati di occuparsi, in alcuni casi da posizioni di monopolio, della chiusura del ciclo dei rifiuti.

Per poter affrontare la crisi è necessario che la politica nelle istituzioni risponda ad una domanda: lo smaltimento dell’immondizia è un servizio dell’amministrazione pubblica oppure è soltanto uno dei tanti segmenti del mercato economico?

Se la risposta cade sulla prima parte, cioè sullo smaltimento dei rifiuti come servizio pubblico, non si capisce perché l’amministrazione pubblica non sia in grado di individuare siti adatti in luoghi non antropizzati (se non spiegando questa incapacità con gli appetiti dei potenti padroni della monnezza) e perché la municipalizzata debba essere una SPA, cioè una società di diritto privato che vede svanire 150mila euro delle tasse sui rifiuti solo per pagare 3 componenti di consiglio di amministrazione; che stabiliscono in modo pressoché soggettivo quanti e quali debbano essere i dirigenti e che assumono dipendenti senza necessità di svolgere concorsi, ma su base soggettiva e che, infine, rispondono solo al titolare delle azioni, il Sindaco, e non al Consiglio Comunale che rappresenta i cittadini ed i lavoratori che pagano interamente le tasse per l’esecuzione del servizio.

Se invece la risposta alla domanda precedente è, come accaduto fino ad oggi è continua ad accadere, che la chiusura del ciclo dello smaltimento dei rifiuti viene inteso come un normale segmento del mercato da far gestire ai privati, l’esito naturale è quello che abbiamo di fronte ai nostri occhi l’EMERGENZA RIFIUTI.

I privati attivi nell’industria dei rifiuti si comportano come monopolisti, le scelte politiche effettuate delle amministrazioni avvengono spesso in ossequio al signore dei rifiuti o della sua volontà, l’emergenza quindi non è altro che il normale modo di funzionamento del capitalismo, che non tollera il controllo delle istituzioni pubbliche e con le emergenze si assicura il potere di ricatto nei confronti dei controllori.

Come gestire il ciclo dei rifiuti oggi? La domanda è giusta, ma ogni risposta che il ministro Costa, il Presidente della regione Lazio Zingaretti e la sindaca di Roma Raggi, continuano a proporre è sbagliata. Costa assicura la disponibilità a realizzare più impianti, Zingaretti predispone di mantenere o riavviare siti, inquinati e inquinanti, di Albano e Colleferro; dove in caso di nuova crisi emergenziale sono già disponibili anche i macchinari per la riaccensione dell’inceneritore. L’ordinanza della regione Lazio ha consentito di eliminare la vergogna dei cumuli di immondizia ripulendo la città, soprattutto nelle zone centrali; quelle sotto gli occhi di chi sta sopra. Ancora nulla si muove di alternativo rispetto il provvedimento regionale che consente di mantenere un equilibrio, che in economia domestica è l’equivalente di mettere la polvere sotto il tappeto.ecologia prc

L’assenza di visione globale della giunta Raggi impedisce, con merito, di “valorizzare i rifiuti”. Locuzione con cui si nascondono coloro che chiedono moderni inceneritori, rigassificatori, impianti a biogas, cioè impianti che generando tossicità per i cittani che abitano nei territori intorno agli impianti, ma grandi profitti per i loro padroni che li definiscono come non inquinanti. Ma impedisce anche di mettere in atto quella prospettiva di RIFIUTI ZERO che è l’unica soluzione moderna. Ecologica perché consapevole che le risorse della terra non sono infinite. Economicamente vantaggiosa, perché gran parte dei rifiuti sono costituiti di plastiche, prodotti del petrolio che importiamo. Non soggetta ai monopolisti professionisti, perché per realizzare una politica di Riuso, Riciclo, Riduzione e Recupero è necessario mobilitare le comunità, ricostruendo la consapevolezza dei cittadini. Realizzare una raccolta riciclata reale ed efficiente, ridurre l’utilizzo degli imballaggi, da normare in modo da essere totalmente riciclabili, ripristinare il metodo della riconsegna dei vuoti, utilizzare l’umido totalmente per la produzione di compost, etc, consentirebbe di realizzare quell’economia circolare la cui caratteristica è quella di eliminare gli sprechi, ma soprattutto di generare benessere della società e non profitti per pochi.

 

M5S E PD AL MASSIMO POSSONO FARE UN GOVERNO GIALLO-ARANCIONE.

M5S E PD AL MASSIMO POSSONO FARE UN GOVERNO GIALLO-ARANCIONE.

Da tempo, impropriamente, diversi giornali hanno iniziato a denominare un possibile governo M5S-PD come governo giallo-rosso.

Dunque, se fosse veramente così, il Presidente del Consiglio non potrebbe che essere Totti.dimaiozingaretti1200-1050x551

Al di là della burletta ad uso dei tifosi, emerge che oggi i giornali, ed i mass media in generale, assegnano ai partiti la caratteristica di essere rossi, cioè attenti alle esigenze dei lavoratori, senza tenere in alcun conto le politiche concrete messe in atto, ma solo per tradizione, comodità, pigrizia intellettuale. Un partito che in passato ha avuto una storia, continua ad essere considerato sempre nello stesso modo, metodo valido per i partiti che pur rinnovandosi non rinnegano le loro radici, ma altamente scorretto per quelli che nel corso delle loro evoluzioni hanno rinnegato più volte la propria storia. I dirigenti del Partito Democratico in questo sono aiutati da un potente strumento di propaganda chiamato “la Repubblica,” che attraverso il suo fondatore Eugenio Scalfari compone e scompone, a suo piacimento e con una fervida immaginazione, il Pantehon dei riferimenti politico-culturali del PD. Così il PD viene dipinto come rosso, la cosa però poi provoca l’immediata reazione dei lavoratori quando quel partito governa. Se il partito rosso è quello che riduce le tutele dei lavoratori con l’abrogazione dell’articolo 18, che angaria i lavoratori difendendo la riforma Fornero, accrescendo la disoccupazione giovanile per poi insultare i pensionati come peso ed i giovani come bamboccioni costringendoli all’emigrazione. Se il partito rosso è quello che con il pareggio di bilancio blocca la spesa sociale, impedendo allo Stato ed alle amministrazioni locali di poter intervenire in modo adeguato sui bisogni dei cittadini. Se poi questo partito rosso, chissa perché, si ritrova all’opposizione e tra i tanti provvedimenti sceglie di attaccare quelli come quota 100 (insufficiente misura propagandistica limitata nel tempo ed a discapito dei lavoratori) e reddito di cittadinanza (scorretto e limitato strumento di sostegno al reddito), da cui cittadini in difficoltà aspettano un ristoro. Ed infine se il primo atto del nuovo segretario di questo partito, da tutti osannato come sinistra ritrovata, apre un guerra contro una comunità territoriale, politica e sociale che da anni denuncia l’irresponsabilità, i guasti, l’antieconomicità di un progetto come quello della TAV in val di Susa scegliendo di supportare la volontà predatoria dei padroni. Allora chi lavora per vivere, a cui quotidianamente raccontano che tutto quello che abbiamo detto viene fatto dal partito rosso, ineluttabilmente quando si tratta di votare rinuncia, oppure vota giallo, blu, verde…nero.

Oggi la funzione storica di un possibile governo M5S-PD è solo quella di difesa della democrazia, impedendo che realizzi il golpe istituzionale tentato da Salvini con il tentativo di precipitare il Paese alle elezioni in ottobre. Di fronte alla crisi sistemica prodotta dal tentativo di costruire il bipolarismo nel nostro Paese, i lavoratori hanno il dovere di supportare i democratici di qualsiasi schieramento nell’impedire che il combinato disposto: di informazione limitata e di parte, grandi risorse economiche da investire sui social per orientare l’opinione pubblica, leggi elettorali che premiano minoranze trasformandole in maggioranze, sia utilizzato da forze eversive che non si riconoscono nella Costituzione, ma che nei loro atti hanno spesso tentato di forzarne e limitarne i dettami. Detto ciò è evidente che per superare la crisi di sistema sia necessaria una legge elettorale proporzionale naturale e la rimozione dei provvedimenti autoritari e antiumani emanati. Poi ovviamente i “democratici” governeranno rispondendo esclusivamente alle lobby che li finanziano o li supportano e tra cui non troviamo i lavoratori. Insomma un onesto e democratico governo giallo-arancione che farà più per i padroni di quanto non faccia per i lavoratori, ma che potrebbe ripristinare gli strumenti della nostra democrazia.

Ritengo quindi deprimente che il deputato Fratoianni metta in atto la sua ennesima capriola tattica, in attesa del congresso del suo partito che deciderà se tornare nell’ovile delle alleanze con il PD oppure continuare ad impegnarsi nella costruzione dell’alternativa con la lista “La Sinistra”. Poiché così facendo mpedisce la possibilità di azione e di espressione pubblica sulla crisi di governo de “La Sinistra”, di cui fa ancora formalmente parte. La richiesta di Fratoianni di “verificare la possibilità di costruire subito una proposta per il Paese” con un coinvolgimento nelle trattative M5S-PD, oltre a mettere in difficoltà la lista “la Sinistra”, fa emergere il dubbio che la presenza di SI o di LEU nel futuro possibile governo consentano quindi di poterlo definire rosso.

Da destra, dal PD, dalla sinistra, tutti dicono che bisogna salvare il Paese, i cittadini, il lavoro, senza mai entrare nello specifico a quale Paese, i cittadini, il lavoro si riferiscano. Affinché le parole tornino ad avere un senso univoco e non siano simboli che alludono allegoricamente a realtà di cui non sono più espressione. E’ necessario perciò determinare le specifiche scelte politiche concrete che permettano ad un partito, o un governo, di poter essere definito come rosso: 1) un’imposta sui grandi patrimoni di quell’1% di italiani che possiede il 25% della ricchezza nazionale, 2) il ripristino della progressività del sistema fiscale, chi meno ha meno paghi 3) lotta alla grande evasione ed elusione fiscale 4) la cancellazione delle leggi che limitano il diritto ad un lavoro stabile e sicuro e della riforma Fornero 5) la realizzazione di politiche industriali pubbliche e una spinta nella riconversione ecologica delle economia 6) la riduzione dell’orario di lavoro e un sistema di indicizzazione automatica dei salari (scala mobile) e l’adeguamento delle pensioni minime al reale costo della vita 7) l’istituzione del reddito minimo garantito 8) un piano per la messa a disposizione di alloggi sociali 9) la piena parità di accesso, diritti, mansioni, retribuzioni nel mondo del lavoro e nella rappresentanza politica delle donne 10) l’equiparazione dei diritti delle persone LGBTQI a quelli delle persone eterosessuali 11) la cancellazione delle normative che contrastino con l’umanità e la solidarietà. Vedremo quale parte di questo decalogo Fratoianni proporrà al confronto con Zingaretti e DI Maio e nel caso quali saranno i punti accolti. Cari Mass Media, in particolare “la Repubblica”, quando il programma del governo si baserà su gran parte di questi punti potrete assegnargli la patente di Rosso.