Sanità privata: “Zingaretti intervenga facendo rispettare i diritti dei lavoratori”

#SanitàPrivata: “#Zingaretti intervenga facendo rispettare i #diritti dei #lavoratori”

Dopo quattro mesi dalla firma del contratto nazionale della sanità privata Aiop-Aris, diverse strutture accreditate restano inadempienti ventilando inadempienze della Regione. Nel gioco del cerino delle responsabilità, i lavoratori della sanità privata, continuano a non vedersi riconosciuti i diritti economici acquisiti e la dignità del proprio lavoro.

Cosa aspetta Zingaretti a pretendere dai datori di lavoro delle strutture accreditate alla regione Lazio il rispetto del contratto firmato? e perché non interviene per dare seguito immediato agli impegni che si è preso come presidente della Regione Lazio?

Le politiche della sanità perseguite sino ad oggi dal PD, e dal Centrosinistra nel Lazio, si sono rivelate in piena continuità con quelle del Centrodestra: la sanità privata accreditata, che indebolisce le strutture pubbliche,viene considerato servizio pubblico ma si permette azioni irrispettose, vessatorie e inaccettabili nei confronti delle lavoratrici e dei lavoratori. Ora basta, Rifondazione Comunista sostiene i lavoratori della sanità privata nel riconoscimento dei propri diritti.

Maurizio Fabbri, segretario regionale Lazio

Marco Bizzoni, Referente lavoro Lazio

Partito della Rifondazione Comunista – Sinistra europea

A Roma Douglas vuole chiudere 10 negozi, una storia che puzza

PRC-Se\ A Roma Douglas vuole chiudere 10 negozi, una storia che puzza

Ai primi di febbraio, la catena di Profumerie Douglas, ha annunciato di voler chiudere alcune decine di negozi1. In seguito la multinazionale ha comunicato ai sindacati che i centri vendita coinvolti in tutta Italia erano 128; una decina nella Capitale2. Nel silenzio della politica, circa cinquecento lavoratori, in gran parte donne perderanno il loro lavoro.

Le motivazioni dell’azienda su questa scelta sono inappuntabili, si parla di perdite di fatturato e redditività dovuti all’emergenza pandemica ed ai provvedimenti attuati per limitare la diffusione del SARS-CoV-2 e la necessità di salvaguardare il gruppo evitando il fallimento3. Non è la prima volta che l’azienda ritiene di dover chiudere negozi, già all’inizio del 2019 la Douglas Italia aveva comunicato la chiusura di negozi, a causa di affitti troppo cari o e perché non redditizi. In realtà già in quell’occasione la Holding Douglas pensò bene, dopo aver acquisito una posizione semimonopolistica,4 con l’acquisizione di Limoni e La Gardenia e aver eliminato ogni possibile concorrente, di liberarsi dei “doppioni.” Un gioco che non teneva in alcun conto le sofferenze delle lavoratrici e dei lavoratori , ma si concentrava sui profitti. In quell’occasione i sindacati cercarono di arginare i danni sottoscrivendo un contratto di solidarietà, che pur a fronte della riduzione delle retribuzioni dei dipendenti evitava i licenziamenti. Fino a che, con l’ultimo rinnovo contrattuale, il problema di eccedenza del personale era stato dichiarato superato, ma è qui che entra in gioco la pandemia, con la crisi che ha prodotto sul commercio e quelle che sembrano le scelte odierne della multinazionale Douglas.

Sembrano, perché se andiamo a vedere alcuni dati commerciali5 scopriamo che L’azienda Douglas Italia S.p.a. dal 2017 al 2019 ha quasi triplicato il valore della produzione, ha aumentando il fatturato del 217% e è passato da una pesante perdita a milioni di utili. Ora questa multinazionale, che stava volando in modo esponenziale sulle ali del fatturato, scopre che non può sostenere la battuta di arresto delle vendite in presenza indotta dalla pandemia. Una battuta di arresto che tuttavia, come ben sappiamo, non è ricaduta tutta sulle spalle dell’azienda. Che sino ad oggi ha ottenuto i suoi risultati economici, in Italia, anche attraverso i contributi, gli aiuti economici dello Stato, i sacrifici economici delle lavoratrici e dei lavoratori e, ultimi, ma non per importanza tutti gli strumenti di intervento straordinari, per affrontare la crisi dovuta al Covid19, predisposti dal Governo italiano, tra cui i ristori e la cassa integrazione straordinaria.

Insomma a guardare bene, tutta questa vicenda che solo a Roma mette a rischio circa 50 lavoratrici\lavoratori viene messa in campo poiché i padroni della multinazionale hanno scoperto, già prima della pandemia, oggi utilizzanta come arma ideologica, che il commercio può essere fatto riducendo al minimo i siti di vendita, limitandoli al minimo necessario per garantirsi una “vetrina” da cui propagare un’immagine di status simbol, e investendo sull’E-commerce. Niente affitti, pochi dipendenti, tanti profitti, una manna. Mentre a Ornella Crisnich, 56 anni, una vita spesa nel professionalizzarsi nella vendita dei profumi, non resta che raccontare di essere stata buttata via così, senza una spiegazione.6 Alle tante Ornelle, commesse alla Douglas i sindacati cercano di dare una prospettiva, hanno proclamato lo stato di agitazione, invocano un tavolo istituzionale, diffidano l’azienda dal mettere in atto azioni di trasferimenti con cui nascondere i licenziamenti, “auspicano un confronto con l’azienda che possa avviare un processo di riorganizzazione mantenendo i livelli occupazionali” e respingono ogni ipotesi “per cui l’incertezza dovuta alla crisi epidemiologica venga scaricata sulle lavoratrici.“7

Insomma i sindacati fanno il loro lavoro, ma questo oggi non basta più. Rifondazione Comunista chiede che il Governo, metta in moto quel ministro della Lega incaricato dello Sviluppo economico, impedendo che l’azienda continui a procedere con chiusure unilaterali, chieda conto delle risorse economiche che Douglas ha già percepito e imponga il rispetto dell’ art. 41 della Costituzione attivando programmi affinchè l’attività economica privata sia indirizzata a fini sociali. Sulla vicenda attendiamo inoltre di sapere che cosa intendano fare il M5S, dal Campidoglio, e Zingaretti dalla Regione che sino ad oggi, su questi fatti, si sono limitati a fare i pesci in barile.

La piena affermazione della globalizzazione, che doveva portare il bengodi a tutti, si è rivelata, per i lavoratori, solo una perdita di diritti, di posti di lavoro, di reddito, di futuro. Ma tutto ciò non è più sufficiente ai padroni ed ai loro azionisti, che vogliono continuare a godere degli alti profitti anche nella crisi economica e nella deglobalizzazione che sta ingenerando. Così le commesse, lavoratrici che quando va bene percepiscono poco di più di 1200euro di stipendio, vengono indicate alla pubblica opinione come povere donne sfortunate colpite della mano invisibile del mercato; una povera azienda che nel 2015 era valutata circa 2,8 miliardi di euro non può sostenerle.

Noi sappiamo i nomi di chi muove le mani invisibili del mercato. In questo caso la famiglia Kreke, proprietaria, e gli azionisti della multinazionale Douglas, quelli cioè che per il bene supremo dell’azienda e del Moloch profitto non esitano a distruggere le speranze di vita di chi lavora.

I padroni ed i loro azionisti sanno come condurre una guerra di classe e la stanno vincendo con l’aiuto dell’opinione pubblica. Ma la pubblica opinione siamo noi: commesse\i, operaie\i, addette alle pulizie, operatori sociali, ecologici, dell’informazione, impiegati\e, a tempo indeterminato, precari, interinali, o cittadini, fruitori, utenti, consumatori, clienti, siamo sempre gli stessi: un’unica classe lavoratrice.

Padroni e azionisti della multinazionale Douglas pensano di far prosperare i loro profitti con l’E-Commerce. Dimostriamo che i lavoratori e le lavoratrici non sono d’accordo con le loro scelte, asteniamoci dagli acquisti dei loro prodotti dal web. Esprimiamo la nostra solidarietà alle commesse dei negozi Douglas di Roma colpendo padroni e azionisti nei loro affetti più cari: Il portafoglio.

Marco Bizzoni,

referente lavoro Partito della Rifondazione Comunista Roma, Castelli, Litoranea

1https://www.corriere.it/economia/aziende/21_febbraio_05/douglas-avvia-riorganizzazione-chiude-17-negozi-italia-7337a2f6-67a3-11eb-92aa-881f0caf741f.shtml

2https://www.fisascat.it/site/news/DouglasItalia_agg

3Ibidem http://www.corriere.it/economia/aziende/21_febbraio_05

4https://quifinanza.it/finanza/profumerie-faro-dellantitrust-sulla-concentrazione-douglas-limoni/154918/

5https://www.informazione-aziende.it/Azienda_DOUGLAS-ITALIA-SPA#

6https://messaggeroveneto.gelocal.it/udine/cronaca/2021/02/19/news/chiudono-le-profumeria-douglas-l-amarezza-di-una-commessa-mandata-via-senza-spiegazioni-dopo-34-anni-di-lavoro-1.39927545

7https://www.collettiva.it/copertine/lavoro/2021/02/16/news/profumerie_douglas_chiude_128_negozi-828204/

Assemblea Romana delle lavoratrici e dei lavoratori

Assemblea Romana delle lavoratrici e dei lavoratori, mettere al centro i diritti di chi lavora.

Venerdì 19, con una diretta facebook, si è svolta l’assemblea Romana delle lavoratrici e dei lavoratori di Rifondazione Comunista; in preparazione della Conferenza nazionale che si svolgerà il 27 e 28 Febbraio.

Lo scopo dell’assemblea era quello di tornare a far parlare i lavoratori in prima persona dei problemi e delle difficoltà presenti oggi nei luoghi di lavoro. Nella sua introduzione ll segretario della federazione di Roma, Castelli, Litoranea, Vito Meloni, non ha nascosto che vi siano state difficoltà, negli ultimi anni, nell’azione del PRC evidenziando tuttavia la “ripresa di attenzione sul tema del lavoro da parte di Rifondazione Comunista.”

Nelle due ore e trenta in cui si è svolta l’assemblea 15 lavoratori e lavoratrici hanno raccontato le loro condizioni materiali sui luoghi di lavoro. Dipendenti pubblici, Co.co.co, lavoratori autonomi, smartworker, Partite Iva “per necessità”, sindacalisti, lavoratori nei trasporti hanno ragionato insieme, riflettendo sui problemi nel mondo del lavoro e sulle necessità per uscire dalle condizioni di ricatto create dall’approvazione del Jobs Act e dalla cancellazione dell’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori; che ha reso precari anche i lavoratori e le lavoratrici cosiddetti “a tempo indeterminato.”

Frantumazione dell’uguaglianza nel lavoro Pubblico, in cui sulla stessa tipologia di lavoro vi sono lavoratori con contratti diversi e con diversi diritti e redditi. Disinvestimento sui servizi pubblici che ha prodotto il peggioramento dei servizi stessi. Smartworking, inteso dalle aziende come opportunità, deregolamentata, per incrementare senza oneri l’orario di lavoro dei dipendenti riducendo diritti e reddito. L’autosfruttamento dei piccolissimi artigiani e commercianti, nel tentativo di mantenere a galla le loro attività e gli aiuti irrisori dello Stato e della Regione. Le condizioni di sfruttamento schiavistico che incontrano i giovani nell’entrare nel mondo del lavoro, a cui vengono proposte retribuzioni da 6 euro l’ora. Questi e molti altri temi sono stati discussi o solo accennati, rimandando ad altri incontri ulteriori analisi ed approfondimenti.

L’assemblea, tuttavia, non è stata solo una raccolta di lamentele, ma un momento di riflessione su ciò che Rifondazione Comunista ha già fatto, proposto e propone. L’abrogazione della legge “Fornero” e la possibilità di andare in pensione a 62 anni o con 40 anni di contributi, il ripristino dell’Art.18, la necessità di un salario minimo di almeno 10 euro netti, la necessità di assicurare ad ogni cittadino-cittadina un reddito reale, potenziando il “Reddito di Cittadinanza ed eliminando le condizionalità. “Dopo il fallimento di tutti i Partiti, oggi in Parlamento, – ha detto Marco Bizzoni, referente per il lavoro – è stato chiamato il salvatore della Patria Draghi. Rifondazione è contro questa scelta che ha lo scopo di salvare il Sistema, tornando ad imporre i vincoli del Neoliberismo, prevedendo una spesa pubblica, non a favore dei lavoratori, ma dei profitti del capitale.”

Rispetto questo progetto FdI ha annunciato che farà l’opposizione di sua maestà, mettendosi fuori dal mucchio selvaggio del centrodestra-centrosinistra al Governo, perché così si nota meglio. Rifondazione Comunista, invece, chiede che il 31 marzo sia prorogato il blocco dei licenziamenti e si continui ad assicurare la cassa integrazione, si nazionalizzino le aziende di interesse strategico per il Paese, si avvii una campagna di almeno 500mila assunzioni nel Pubblico. E’ ora di cambiare il Sistema, cancellare la precarietà lavorativa e di vita, impedire la totale sottomissione all’impresa dei lavoratori, investire sul pubblico come elemento di crescita e tutela economica, sociale e culturale del Paese. E’ necessario costruire un nuovo modello economico-sociale, perché un altro mondo è possibile.

Albano Laziale 1944, Io Ricordo.

Albano Laziale 1944, Io Ricordo.

Io ricordo. Ricordo quel 10 febbraio 1944 quando dal cielo, gli alleati, riversarono una tempesta di fuoco. L’Italia era in guerra, una guerra che vedeva il fronte attraversare la vita di civili inermi con i bombardamenti aerei delle città.

Bizzoni Giacomo

Il 22 gennaio 1944 il corpo d’armata alleato sbarcò ad Anzio, ma quella che doveva essere una rapida manovra che doveva portare ad occupare i Colli Albani, minacciare Roma ed in sostanza chiudere in un sacco le forze germaniche rompendo la linea Gustav, si rivelò un fallimento; che vide le forze alleate correre il rischio di essere ributtate in mare. Trasformandosi in 24\36 ore da guerra di movimento, in battaglia di posizione e convertendo i Castelli Romani nell’immediata retrovia del fronte. Gli alleati erano vicini, ci si aspettava una rapida avanzata che scacciando i tedeschi portasse la fine della guerra.

Nei giorni seguenti i Castelli Romani furono colpiti dai bombardamenti alleati che cercavano di rompere le linee logistiche dell’esercito tedesco. Il 1 febbraio, Albano Laziale, fu colpito da un primo bombardamento. In questo contesto di incertezza e paura i cittadini cercarono un posto sicuro in cui rifugiarsi e sfuggire ai pericoli ed alle atrocità della guerra. Iniziò a circolare la voce che le ville Vaticane erano sicure, poiché la Città del Vaticano aveva avuto il riconoscimento di Stato neutrale, e avrebbero accolto tutti i cittadini in cerca di riparo contro le operazione belliche. Tutti erano fiduciosi. (NdR)

Io ero piccolo, sono nato nel 1936, però ricordo.

Anche noi cercammo di sfuggire alla tensione ed alla paura dei bombardamenti, caricammo quello che potevamo portare e seguimmo mio padre, Armando, per recarci a Propaganda Fide.

Arrivati nei pressi del cancello d’ingresso, trovammo un piccolo assembramento, mio padre andò a sentire cosa accadesse e scoprì che non potevamo entrare perché era tutto pieno. Tornò da noi, mentre altri continuavano ad affluire all’interno.

Mio padre Armando era comunista e, per questa sua scelta, aveva fatto del carcere, era tenuto sotto sorveglianza ed era stato diffidato. Non so se quello fosse il motivo dell’esclusione, ma tutti gli esclusi erano comunisti. Alcune delle famiglie escluse dall’ospitalità vaticana, tra cui la mia, i Galeotti ed altre, si consultarono e cercarono un’altra soluzione. Tornammo indietro, sulla via delle Gallerie di sopra, e ci accamparono sulla parte pianeggiante del terreno che dà sul lago, all’altezza del cimitero di Albano. In poco tempo gli uomini tirarono su delle baracche per ripararci.

Sebbene il rombo dei motori delle fortezze volanti tornasse a farsi sentire, la loro traiettoria era distante dal luogo in cui ci eravamo rifugiati.

In quei giorni, più della paura agì, la fame. I prodotti del bosco non ci contentavano e ci lamentavamo molto. Così, avendo recuperato in qualche modo della farina, mia madre Agata e le altre fecero delle fettuccine e le misero ad asciugare sul tetto delle baracche. Seguimmo tutto quel lavoro con estrema attenzione, pregustando la mangiata di pasta. Quand’ecco anche quel giorno sentimmo il rombo degli aerei. Questa volta, però, il rumore sembrava dirigersi proprio verso di noi. Mentre ci mettevamo al riparo iniziammo a sentire, più in basso, tra noi e Castel Gandolfo, il rumore e gli spostamenti d’aria causati dalle prime esplosioni. Quando stavamo per tornare ai nostri rifugi gli aerei tornarono e ripresero a bombardare. Dopo lo spavento, tornata la calma, le donne fecero per andare a riprendere le fettuccine, ma, appena visto quel che c’era sui tetti delle baracche, ci dissero subito di andare a raccogliere i pinoli. Partimmo tutti, verso Castel Gandolfo, baldanzosi e vocianti per raccogliere il nostro bottino di pinoli. Scendendo lungo la costa del lago cominciammo a raccogliere quello che lo spostamento d’aria delle esplosioni aveva fatto cadere. Ad un un certo punto uno di noi gridò, quella che gli era sembrata una pigna, vista più da vicino, si era rivelata essere una testa e, tutt’intorno, vedemmo altre povere membra sparse. Fuggimmo tornando dai nostri genitori. Non ci allontanammo più da loro, nè chiedemmo che fine avessero fatto le fettuccine che non avevamo più visto, ma tutti divenimmo consapevoli che quello che stava avvenendo fosse l’esito naturale del putrido frutto del fascismo, che tanti italiani avevano abbracciato acriticamente.

Questo io ricordo del 10 febbraio 1944, dal settembre del 2012 non posso più raccontarlo direttamente, resta la mia memoria; ve la consegno.

Giacomo Bizzoni

ALITALIA \ ITA – RIFONDAZIONE COMUNISTA RIFIUTA UN PIANO INDUSTRIALE CHE VEDE LO STATO PAGARE ED I LAVORATORI LICENZIATI.

“ALITALIA \ ITA – RIFONDAZIONE COMUNISTA RIFIUTA UN PIANO INDUSTRIALE CHE VEDE LO STATO PAGARE ED I LAVORATORI LICENZIATI.

Roma, Rifondazione Comunista sostiene i lavoratori e le lavoratrici Alitalia CUB e AirCrewCommiteee che mercoledì 30 dicembre saranno in Piazza Montecitorio per denunciare un progetto di nuova compagnia aerea all’insegna di licenziamenti, smembramento, ridimensionamento e chiede al Parlamento di rifiutare un piano industriale che non si propone di rilanciare la compagnia e tutelare gli attuali livelli di occupazione.

Con la nazionalizzazione dell’Alitalia sembrava che il Governo, dopo anni di scelte sciagurate e dannose per l’azienda ed i lavoratori, avesse preso la giusta strada. Da tempo il PRC indicava nella nazionalizzazione l’unica soluzione per assicurare l’esistenza ed il rilancio di una compagnia di bandiera. Tuttavia ciò che avrebbe dovuto segnare una ripresa del vettore aereo nazionale, è stato immediatamente depotenziato dall’attuale presidente e dall’amministratore delegato-direttore generale della newco Italia Trasporto Aereo, che hanno presentato un piano industriale di ridimensionamento dell’azienda, prevedendo di dimezzare voli e personale e progettando di impiegare cinque anni per tornare alle dimensioni attuali. Tutto il contrario di quanto stanno facendo le altre grandi compagnie, che guardano alla prossima ripresa potenziando flotte e linee.

Rifondazione Comunista ritiene inaccettabile che lavoratrici e lavoratori  debbano nuovamente subire le stesse scelte sbagliate già vissute negli ultimi anni. E’ inaccettabile che mentre lo Stato assicura un capitale di tre miliardi per far ripartire in sicurezza la newco, il management si predisponga a ripetere gli stessi processi che hanno generato la devastazione della compagnia di bandiera. Invitiamo tutti a sostenere lavoratrici e lavoratori Alitalia ed a sottoscrivere la petizione contro i licenziamenti e il nuovo piano industriale, proposta da CUB e AirCrewCommittee su Change: https://www.change.org/p/petizione-lavoratori-e-lavoratrici-alitalia

Roma, 29 dicembre 2020.
Maurizio Fabbri, segretario regionale Lazio
Marco Bizzoni, referente lavoro regionale Lazio

Partito della Rifondazione Comunista – Sinistra Europea

MA QUALE NETFLIX DELLA CULTURA! Galleria Nazionale D’Arte Moderna

MA QUALE NETFLIX DELLA CULTURA! Galleria Nazionale D’Arte Moderna

I Giovani Comunisti/e e Partito della Rifondazione Comunista sono stati presenti con dei flash mob davanti alla Galleria Nazionale D’Arte Moderna, per denunciare l’abbandono dei lavoratori dei musei, troppo spesso invisibili e precari, e gli investimenti orientati più al profitto dei privati che al funzionamento dei beni pubblici.

Ministro Franceschini non si vive solo di pane ma anche di rose.

C’E BISOGNO DI PIÙ PUBBLICO, SUBITO #PiùPubblicoSubito#assunzionisubito#PrcRoma

MA QUALE NETFLIX DELLA CULTURA!

MA QUALE NETFLIX DELLA CULTURA!

Partito della Rifondazione Comunista e i Giovani Comunisti/e Roma sono stati presenti con un flash mob davanti al Museo Nazionale Etrusco per denunciare l’abbandono dei lavoratori dei musei, troppo spesso invisibili e precari, e gli investimenti orientati più al profitto dei privati che al funzionamento dei beni pubblici.

Ministro Franceschini non si vive solo di pane ma anche di rose.

C’E BISOGNO DI PIÙ PUBBLICO, SUBITO

#PiùPubblicoSubito

#assunzionisubito

#PrcRoma

Rifondazione Comunista chiede il potenziamento ed il rilancio del settore Pubblico

#RifondazioneComunista chiede il potenziamento ed il rilancio del settore #Pubblico

Sabato 12 dicembre, il Partito della Rifondazione Comunista, attiverà la campagna “C’è Bisogno di più Pubblico, Subito”, che si svolgerà in contemporanea inmolte città Italiane.

A Roma, alle ore 10,30, si svolgerà un presidio presso il Policlinico Umberto I, viale Regina Elena. Nelle stesse ore un altro presidio verrà realizzato ad Anzio, presso il locale ospedale.

Mentre il governo Conte, aiutato dai mass media mainstream, cerca di alimentare lo scontro tra lavoratori con una falsa narrazione di tutele e sacrifici; condivisa da quelle destre che in Parlamento fingono di essere opposizione. La pandemia da COVID19 mette a nudo la realtà del servizio pubblico: organici ridotti e insufficienti, mezzi e strutture inadeguate, mancanza delle condizioni di sicurezza per i lavoratori e le lavoratrici nello svolgimento delle loro fondamentali funzioni.

Dopo la crisi sanitaria e sociale esplosa con lockdown di marzo e aprile il Governo ha sprecato la pausa, precedente all’attuale seconda ondata, ed oggi continua a perseverare in politiche già fallite, che legano la ripresa economica alla sicurezza di profitti per pochi.

Tuttavia come hanno dimostrato i governi precedenti, peggiorare le condizioni  dei lavoratori e ridurre i diritti di tutte/i non porterà a nessuna ripresa economica del Paese. Ripresa che potrà avvenire solo riconsegnando ai lavoratori del settore pubblico una dignità professionale ed economica, rafforzando la consapevolezza sociale che il ruolo pubblico è fondamentale per il miglioramento della  qualità dei servizi e, quindi, per assicurare i pieni diritti dei cittadini.

Per contrastare efficacemente l’emergenza sanitaria e il futuro ritorno alla normalità e per far ripartire l’economia l’economia del Paese è necessario stabilizzare i precari, assumere nuovo personale e garantire salari dignitosi a tutti i lavoratori, pubblici e privati.

Per affrontare l’attuale situazione Rifondazione Comunista propone:

– consistenti aumenti salariali per tutti i dipendenti pubblici,
– assunzioni di almeno 500 mila lavoratrici e lavoratori;
– stabilizzazione di tutti i precari con contratti a tempo pieno e indeterminato;
– reinternalizzazione di tutti i servizi affidati a privati.

– chiamare i possessori di grandi ricchezze, a partire da un milione di euro in su, a contribuire per il futuro del Paese.

Anni di tagli, privatizzazioni, esternalizzazioni applicati a tutto il sistema pubblico, dalla sanità alla scuola, dai vigili del fuoco ai Comuni, dalle amministrazioni centrali a quelle periferiche hanno reso fragile ed a rischio il Paese.

E’ ora di invertire la rotta.

Vito Meloni, Segretario Federazione di Roma-Castelli-Litoranea PRC-SE

Marco Bizzoni, Referente Lavoro Federazione di Roma-Castelli-Litoranea PRC-SE 

POTENZIARE IL LAVORO PUBBLICO, MIGLIORARE I SERVIZI.

MELONI/BIZZONI (#PRC-SE): POTENZIARE IL LAVORO PUBBLICO, MIGLIORARE I SERVIZI.

Il governo non ha inserito nella legge di bilancio le risorse necessarie per un serio piano occupazionale nel settore del lavoro pubblico. Contro questa scelta Rifondazione Comunista ha sostenuto le lavoratrici e i lavoratori della funzione pubblica che hanno già scioperato e sosterrà quanti torneranno a farlo. Poichè la pandemia in corso ha mostrato, in modo inequivocabile, l’utilità e la necessità di ripristinare la piena forza del settore Pubblico dopo anni di tagli, privatizzazioni, esternalizzazioni, precarizzazioni.

Il governo invece insiste nel proporre le stesse ricette che hanno generato difficoltà nella gestione dell’emergenza Covid19 e assume lavoratori iperprecari. Senza tener in alcun conto che il numero dei dipendenti pubblici ed i loro stipendi sono tra i più bassi d’Europa e, malgrado ciò in ogni settore, sebbene sviliti e svalorizzati, hanno assicurato che lo Stato ed le sue articolazioni potessero far fronte alle emergenze che continuano ancora oggi.

All’apice del fallimento delle politiche neoliberiste, gli stessi che hanno orientato la pubblica opinione sulle meraviglie del privato e quelli che con le loro scelte politiche hanno privilegiato il mercato in tutti i settori, invece di vergognarsi, vorrebbero continuare come nulla fosse, foraggiando quegli stessi privati che, nella crisi sanitaria, sono stati inutili. Per far ciò il Governo Conte2 resta inerte sulle richieste sindacali e scatena un’ignobile campagna stampa di denigrazione contro i lavoratori Pubblici, cercando di generare una guerra tra lavoratori “tutelati” e quelli che vivono direttamente sulla loro pelle gli effetti della crisi pandemica. Non sono i lavoratori pubblici a lasciare lavoratori autonomi, piccoli commercianti, artigiani e professionisti senza un reale sostegno, ma l’attuale governo con il sostegno delle destre, poiché insieme rifiutano come mero assistenzialismo la proposta di assicurare un reddito a tutti i cittadini che ne hanno bisogno.

Rifondazione Comunista per iniziare ad affrontare la crisi ritiene necessario il rafforzamento del settore pubblico, avviando ad un piano di assunzioni di almeno 500 mila lavoratrici e lavoratori, la stabilizzazione di tutti i precari con contratti a tempo pieno e indeterminato, consistenti aumenti salariali per tutti i dipendenti pubblici e la reinternalizzazione di tutti i servizi affidati a privati. Invitiamo, quindi, lavoratori e lavoratrici dei settori pubblici a partecipare mercoledì 9, nel rispetto delle norme Covid19, al presidio indetto da Fp Cgil, Cisl Fp, Uil Pa, dalle ore 10 a Palazzo Vidoni, sede del Ministero per la Pa, perchè non vi può essere un migliore servizio per i cittadini, se non vi è dignità per i lavoratori.

Vito #Meloni, segretario della Federazione di Roma, Litoranea, Castelli

Marco #Bizzoni, referente Lavoro Federazione di Roma, Litoranea, Castelli
#Partito della Rifondazione Comunista – Sinistra Europea

LA COOP. CAPODARCO GROTTAFERRATA NON SI SFRATTA

LA COOP. CAPODARCO GROTTAFERRATA NON SI SFRATTA

La Comunita` Capodarco di Roma, a firma del suo presidente Augusto Battaglia, ingiunge lo sfratto alla cooperativa Agricoltura Capodarco Cooperativa Sociale di Grottaferrata, per mettere in vendita le proprietà, fare cassa e i ripianare suoi debiti.
Un`eccellenza di agricoltura sociale riconosciuta a livello europeo, con 42 anni di storia, inserimenti, inclusione lavorativa. Una realtà in cui l’integrazione di vita di persone con disabilità o altre fragilità ha sempre avuto una vera e concreta realizzazione attraverso il lavoro.
Sfrattare questa realtà di lavoro sociale non solo l’accettazione di un diktat dell’economia di mercato, ma una regressione dalle idee di ugualianza nella diversità che la cooperazione sociale ha introdotto nella società
Capodarco Grottaferrata, inoltre, non è solo un interesse dei suoi soci e dei suoi lavoratori, ma un bene sociale della comunità dei Castelli Romani; che quì hanno sempre trovato disponibilità a verificare la possibilità di operare insieme per affrontare le necessità delle persone fragili.
NO ALLO SFRATTO DI COOP AGRICOLTURA #CAPODARCO #GROTTAFERRATA

Marco Bizzoni