Facebok ai sui utenti: “IO so IO, VOI…” un normale rapporto commerciale?

Facebok ai sui utenti: “IO so IO, VOI…” un normale rapporto commerciale?

Alcuni giorni fa ho scoperto di essere un facebook malfattore istigatore all’odio e alla violenza, poichè ho pubblicato un post che violava gli standard della community.

Ecco il post incriminato:

Facebook, è molto gentile, ci spiega come prendono le decisioni

Applichiamo gli stessi Standard della community in tutto il mondo e per tutti gli utenti di Facebook.

Ricorriamo alla tecnologia o a team addetti al controllo per rimuovere tutto quanto risulti in violazione dei regolamenti nel minor tempo possibile.

Il nostro team addetto al controllo lavora in diverse lingue per garantire l’applicazione coerente degli standard.

Poi ci spiega quali sono i rigorosi standard a cui si riferisce nel caso specifico del post “incriminato”

Non consentiamo l’uso di simboli, l’elogio o il sostegno di persone e organizzazioni pericolose su Facebook. Con pericolose intendiamo, ad esempio:

  • • Attività terroristica
  • • Odio o violenza organizzati
  • • Omicidio di massa o seriale
  • • Traffico di esseri umani
  • • Attività pericolose o criminali

La domanda, guardando lo screenshot del post (unico modo ormai per poterlo vedere) sorge spontanea e con le parole di un “antico” politico italiano: “ma che c’azzecca il post con …”

ATTIVITA’ TERRORISTICA: OCALAN fu arrestato dopo che aveva avviato un processo di rinuncia della lotta armata del partito di cui faceva parte.

la Corte di Giustizia Europea ha tolto il PKK (partito di Ocalan) dalle lista delle organizzazioni terroristiche, https://staffetta.noblogs.org/post/2018/11/16/il-pkk-ingiustamente-inserito-nella-lista-delle-organizzazioni-terroristiche/.

  • Odio o violenza organizzati• Omicidio di massa o seriale• Traffico di esseri umani: OCALAN è in un carcere di massima sicurezza in un isola Turca dal 1998ed ha difficoltà ad incontrare i propri avvocati ed anche le cure sono rese difficoltose. Non credo che questi tre aspetti possano riguardarlo, mentre mi sembra si attaglino bene allo stato Turco di Erdogan. Repressione dei movimenti popolari che lo contestano, uso spregiudicato della violenza di stato, traffico di esseri umani, con il beneplacito della commissione e delle istituzioni europee che lo pagano per impedire il passaggio dei profughi in Europa. Profughi che Erdogan utilizza per destabilizzare le comunità curde al confine siriano e irakeno.
  • Forse facebook ha preso un abbaglio, gli succede spesso, ma raramente fa ammenda.

    Dopo l’oscuramento di questo post, mi è venuta una curiosità, ma quali sono gli altri post che facebook considera irrispettosi delle sue regole?

    Nella foto accanto potrete vedere un altro post incriminato, potrete vedere come effettivamente la persona mostrata porti su di se, sul suo fisico, i segni lombrosiani del suo essere un urbanista riconosciuto.

    In questo caso, e nei successivi che vi farò vedere, Facebook mi contesta di avere operato attraverso lo spam.

    Allora mi sono detto, ma che cos’è lo spam? Essendo pigro mi sono andato a documentare con Wikipedia che non sarà la bibbia, ma su molte cose da un’utile idea.

  • Spam “Lo spam (o spamming) indica l’invio anche verso indirizzi generici, non verificati o sconosciuti, di messaggi ripetuti ad alta frequenza o a carattere di monotematicità tale da renderli indesiderati (generalmente commerciali o offensivi). https://it.wikipedia.org/wiki/Spam

    Devo ammettere che spesso divulgo i miei post su più gruppi in cui sono iscritto e accettato regolarmente.

    Penso che i gruppi abbiano una funzione informativa e di discussione importante. Lo stesso Facebook non limita la possibilità di adesione ai gruppi, lascia tutti liberi di aderire a tutti i gruppi che si vuole.

    A questo punto perchè il post accanto sarebbe spam se io lo ho condiviso in indirizzi non generici, I gruppi, verificati e conosciuti, mi sono regolarmente iscritto, e non sono messaggi ad alta frequenza poichè sono inseriti una sola volta in ogni gruppo?

    Sullo Spam Facebook ci dice:

    Ci impegniamo al massimo per limitare la diffusione di spam perché non vogliamo consentire la pubblicazione di contenuti ideati per ingannare o che cercano di fuorviare gli utenti per aumentare le visualizzazioni. Questi contenuti creano un’esperienza negativa per l’utente, distolgono l’attenzione delle persone dalle interazioni autentiche nelle community online e possono minare la sicurezza, la stabilità e la fruizione dei nostri servizi. Il nostro obiettivo è anche quello di impedire che le persone usino in modo improprio la nostra piattaforma, i nostri prodotti o le nostre funzioni per aumentare artificialmente le visualizzazioni o pubblicare contenuti in massa per ottenere profitti commerciali.

    Non credo che l’immagine qui a fianco possa essere accusata di essere utilizzata per aumentare le visualizzazioni né che possa essere utilizzata per ottenere profitti commerciali. Forse ciò di cui si preoccupa Facebook in questo caso è che io abbia mostrato una realtà che potrebbe generare un’esperienza negativa per l’utente.

    Vuoi contribuire a far conoscere opportunità di lavoro?

    Non puoi è Spam.

    Vuoi aiutare gli “amici” nel conoscere come fare lo spid indispensabile per comunicare con la pubblica amministrazione?

    Non puoi è Spam.

    In questo caso Facebook ha fatto ammenda e ripristinato il post dopo averlo oscurato

    Facebook ci raccomanda una serie di azioni di azioni da evitare nessuna delle quali è stata utilizzata in tutti i post che avete visto incriminati di spam.

    In conclusione.

    Facebook ha predisposto tutto un elaborato sistema di tutele e di regole per i propri utenti.

    Molto spesso, però, l’applicazione pratica di tutto ciò si traduce nella frase che enuncia Alberto Sordi nel suo celeberrimo personaggio del Marchese del Grillo. “… perchè io so io e voi nun siete un ….”

    E’ vero, facebook è un servizio di un’azienda privata, se non ti stanno bene le regole te ne puoi andare, ma se le regole ti stanno bene e cerchi di rispettarle e tuttavia l’azienda opera a suo insindacabile, ed ingiusto, discernimento, dove finiscono i diritti dei suoi utenti? Ed inoltre se le azioni dell’azienda intervengono a limitare la diffusione oppure oscurano le idee nei post dei suoi utenti, escludendo quelle fasciste in quanto denunciate come crimini già dal tribunale di Norimberga del ’45, non stiamo in pieno nel caso della censura delle opinioni cioè della limitazione della libertà di opinione tutelata dalla costituzione italiana? Forse sono ingenuo giuridicamente, ma non sarebbe il caso di attivare contro l’azienda Facebook un’azione italiana, di richiesta del rispetto della Costituzione, ed Europea, di rispetto del diritto umano della libertà di pensiero? la parola agli esperti.

    Marco Bizzoni

    LIBERTÀ DI PAROLA…. CONDIZIONATA,

    LIBERTÀ DI PAROLA…. CONDIZIONATA,

    PARLATE PURE DI TUTTO, MA… NON DI un leader Curdo in prigione da 22 anni

    Facebook ha bloccato tutte le condivisioni sui gruppi di questo post.

    Motivazione inneggia alla violenza divulga idee di un’organizzazione terroristica violenta. Tuttavia per dare un’apparenza di libertà lo ha lasciato sul mio profilo pur bloccandomi la possibilità di condividere post, in un paio di gruppi, per 90 giorni.

    Buona libertà di espressione a tutti.

    mb

    Roma, Sindaca Raggi perché distruggi le aziende Partecipate?

    Roma, Sindaca Raggi perché distruggi le aziende Partecipate?

    Farmacap, Ama, Atac, Roma Metropolitane, il disastro delle partecipate della Giunta Raggi, inizia a diventare una tempesta perfetta per distruggere il servizio pubblico di Roma.

    Ama quattro anni senza bilanci approvati, Atac due anni di bilanci mancanti, Farmacap bilanci non discussi e approvati dal 2013 ad oggi, Roma Metropolitane messa in liquidazione della società, malgrado vi siano tutte le professionalità per progettare ciò che serve a migliorare la mobilità a Roma a costi molto più bassi di quelli di mercato.

    I bilanci sono strumenti di controllo, programmazione e gestione di natura economica, pratica, ed essendo le società di Roma Capitale, democratica. La loro mancata discussione e la mancata approvazione hanno conseguenze sui lavoratori, sulla qualità dei servizi, sulla qualità della vita nella città.

    La maggioranza del M5S, e la sindaca Raggi, hanno consentito che sino ad oggi le società partecipate di Roma Capitale potessero operare in queste condizioni torbide, confuse e oscure. Tutto ciò non può più essere solo irriso o imputato ad una presunta capacità incapacità amministrativa.

    Rifondazione Comunista denuncia la sempre più una evidente natura di carattere politico di questo stato di cose. L’amministrazione Raggi formalmente si impegna negli atti pubblici a mantenere la natura pubblica dei suoi servizi e sostanzialmente opera, o non opera a seconda dei casi, affinché quegli stessi servizi falliscano, fino a consentire che si possano generare possibili ipotesi di liquidazione coatta delle proprie partecipate.

    In questo modo i Cinquestelle intendono “liberare” i cittadini di Roma dalla possibilità e dall’onere di avere un servizio pubblico efficiente e consegnare loro il privilegio di poter far generare, sulla loro pelle, ricchi profitti ad aziende private. Ai referendum sull’Atac e la Farmacap i romani hanno risposto in modo forte e chiaro che sono contro le privatizzazioni. Oggi la giunta Raggi vuole arrivare a privatizzare strangolando economicamente le proprie partecipate con delle gestioni scellerate e inducendo nei cittadini stanchezza, delusione e disgusto di ogni attività pubblica.

    Rifondazione comunista si oppone a questo lucido disegno e sostiene le lotte dei lavoratori e delle lavoratrici. Nelle partecipate vi è un’elevata presenza di lavoro femminile di alta qualità, saranno loro quelle che pagheranno il prezzo più alto se si perderanno posti o si dequalificherà il lavoro.

    Anche per questo diciamo No a politiche che portano alla privatizzazione e rilancio delle aziende municipalizzate con assunzioni e miglioramento dell’efficienza dei servizi.

    Vogliamo un buon lavoro per tutte e per tutti perché è il primo passo per avere un buon servizio per i cittadini e le cittadine.

    Commissione Lavoro

    federazione Roma, Castelli, Litoranea

    Partito della Rifondazione Comunista-Sinistra europea

    Sanità privata: “Zingaretti intervenga facendo rispettare i diritti dei lavoratori”

    #SanitàPrivata: “#Zingaretti intervenga facendo rispettare i #diritti dei #lavoratori”

    Dopo quattro mesi dalla firma del contratto nazionale della sanità privata Aiop-Aris, diverse strutture accreditate restano inadempienti ventilando inadempienze della Regione. Nel gioco del cerino delle responsabilità, i lavoratori della sanità privata, continuano a non vedersi riconosciuti i diritti economici acquisiti e la dignità del proprio lavoro.

    Cosa aspetta Zingaretti a pretendere dai datori di lavoro delle strutture accreditate alla regione Lazio il rispetto del contratto firmato? e perché non interviene per dare seguito immediato agli impegni che si è preso come presidente della Regione Lazio?

    Le politiche della sanità perseguite sino ad oggi dal PD, e dal Centrosinistra nel Lazio, si sono rivelate in piena continuità con quelle del Centrodestra: la sanità privata accreditata, che indebolisce le strutture pubbliche,viene considerato servizio pubblico ma si permette azioni irrispettose, vessatorie e inaccettabili nei confronti delle lavoratrici e dei lavoratori. Ora basta, Rifondazione Comunista sostiene i lavoratori della sanità privata nel riconoscimento dei propri diritti.

    Maurizio Fabbri, segretario regionale Lazio

    Marco Bizzoni, Referente lavoro Lazio

    Partito della Rifondazione Comunista – Sinistra europea

    A Roma Douglas vuole chiudere 10 negozi, una storia che puzza

    PRC-Se\ A Roma Douglas vuole chiudere 10 negozi, una storia che puzza

    Ai primi di febbraio, la catena di Profumerie Douglas, ha annunciato di voler chiudere alcune decine di negozi1. In seguito la multinazionale ha comunicato ai sindacati che i centri vendita coinvolti in tutta Italia erano 128; una decina nella Capitale2. Nel silenzio della politica, circa cinquecento lavoratori, in gran parte donne perderanno il loro lavoro.

    Le motivazioni dell’azienda su questa scelta sono inappuntabili, si parla di perdite di fatturato e redditività dovuti all’emergenza pandemica ed ai provvedimenti attuati per limitare la diffusione del SARS-CoV-2 e la necessità di salvaguardare il gruppo evitando il fallimento3. Non è la prima volta che l’azienda ritiene di dover chiudere negozi, già all’inizio del 2019 la Douglas Italia aveva comunicato la chiusura di negozi, a causa di affitti troppo cari o e perché non redditizi. In realtà già in quell’occasione la Holding Douglas pensò bene, dopo aver acquisito una posizione semimonopolistica,4 con l’acquisizione di Limoni e La Gardenia e aver eliminato ogni possibile concorrente, di liberarsi dei “doppioni.” Un gioco che non teneva in alcun conto le sofferenze delle lavoratrici e dei lavoratori , ma si concentrava sui profitti. In quell’occasione i sindacati cercarono di arginare i danni sottoscrivendo un contratto di solidarietà, che pur a fronte della riduzione delle retribuzioni dei dipendenti evitava i licenziamenti. Fino a che, con l’ultimo rinnovo contrattuale, il problema di eccedenza del personale era stato dichiarato superato, ma è qui che entra in gioco la pandemia, con la crisi che ha prodotto sul commercio e quelle che sembrano le scelte odierne della multinazionale Douglas.

    Sembrano, perché se andiamo a vedere alcuni dati commerciali5 scopriamo che L’azienda Douglas Italia S.p.a. dal 2017 al 2019 ha quasi triplicato il valore della produzione, ha aumentando il fatturato del 217% e è passato da una pesante perdita a milioni di utili. Ora questa multinazionale, che stava volando in modo esponenziale sulle ali del fatturato, scopre che non può sostenere la battuta di arresto delle vendite in presenza indotta dalla pandemia. Una battuta di arresto che tuttavia, come ben sappiamo, non è ricaduta tutta sulle spalle dell’azienda. Che sino ad oggi ha ottenuto i suoi risultati economici, in Italia, anche attraverso i contributi, gli aiuti economici dello Stato, i sacrifici economici delle lavoratrici e dei lavoratori e, ultimi, ma non per importanza tutti gli strumenti di intervento straordinari, per affrontare la crisi dovuta al Covid19, predisposti dal Governo italiano, tra cui i ristori e la cassa integrazione straordinaria.

    Insomma a guardare bene, tutta questa vicenda che solo a Roma mette a rischio circa 50 lavoratrici\lavoratori viene messa in campo poiché i padroni della multinazionale hanno scoperto, già prima della pandemia, oggi utilizzanta come arma ideologica, che il commercio può essere fatto riducendo al minimo i siti di vendita, limitandoli al minimo necessario per garantirsi una “vetrina” da cui propagare un’immagine di status simbol, e investendo sull’E-commerce. Niente affitti, pochi dipendenti, tanti profitti, una manna. Mentre a Ornella Crisnich, 56 anni, una vita spesa nel professionalizzarsi nella vendita dei profumi, non resta che raccontare di essere stata buttata via così, senza una spiegazione.6 Alle tante Ornelle, commesse alla Douglas i sindacati cercano di dare una prospettiva, hanno proclamato lo stato di agitazione, invocano un tavolo istituzionale, diffidano l’azienda dal mettere in atto azioni di trasferimenti con cui nascondere i licenziamenti, “auspicano un confronto con l’azienda che possa avviare un processo di riorganizzazione mantenendo i livelli occupazionali” e respingono ogni ipotesi “per cui l’incertezza dovuta alla crisi epidemiologica venga scaricata sulle lavoratrici.“7

    Insomma i sindacati fanno il loro lavoro, ma questo oggi non basta più. Rifondazione Comunista chiede che il Governo, metta in moto quel ministro della Lega incaricato dello Sviluppo economico, impedendo che l’azienda continui a procedere con chiusure unilaterali, chieda conto delle risorse economiche che Douglas ha già percepito e imponga il rispetto dell’ art. 41 della Costituzione attivando programmi affinchè l’attività economica privata sia indirizzata a fini sociali. Sulla vicenda attendiamo inoltre di sapere che cosa intendano fare il M5S, dal Campidoglio, e Zingaretti dalla Regione che sino ad oggi, su questi fatti, si sono limitati a fare i pesci in barile.

    La piena affermazione della globalizzazione, che doveva portare il bengodi a tutti, si è rivelata, per i lavoratori, solo una perdita di diritti, di posti di lavoro, di reddito, di futuro. Ma tutto ciò non è più sufficiente ai padroni ed ai loro azionisti, che vogliono continuare a godere degli alti profitti anche nella crisi economica e nella deglobalizzazione che sta ingenerando. Così le commesse, lavoratrici che quando va bene percepiscono poco di più di 1200euro di stipendio, vengono indicate alla pubblica opinione come povere donne sfortunate colpite della mano invisibile del mercato; una povera azienda che nel 2015 era valutata circa 2,8 miliardi di euro non può sostenerle.

    Noi sappiamo i nomi di chi muove le mani invisibili del mercato. In questo caso la famiglia Kreke, proprietaria, e gli azionisti della multinazionale Douglas, quelli cioè che per il bene supremo dell’azienda e del Moloch profitto non esitano a distruggere le speranze di vita di chi lavora.

    I padroni ed i loro azionisti sanno come condurre una guerra di classe e la stanno vincendo con l’aiuto dell’opinione pubblica. Ma la pubblica opinione siamo noi: commesse\i, operaie\i, addette alle pulizie, operatori sociali, ecologici, dell’informazione, impiegati\e, a tempo indeterminato, precari, interinali, o cittadini, fruitori, utenti, consumatori, clienti, siamo sempre gli stessi: un’unica classe lavoratrice.

    Padroni e azionisti della multinazionale Douglas pensano di far prosperare i loro profitti con l’E-Commerce. Dimostriamo che i lavoratori e le lavoratrici non sono d’accordo con le loro scelte, asteniamoci dagli acquisti dei loro prodotti dal web. Esprimiamo la nostra solidarietà alle commesse dei negozi Douglas di Roma colpendo padroni e azionisti nei loro affetti più cari: Il portafoglio.

    Marco Bizzoni,

    referente lavoro Partito della Rifondazione Comunista Roma, Castelli, Litoranea

    1https://www.corriere.it/economia/aziende/21_febbraio_05/douglas-avvia-riorganizzazione-chiude-17-negozi-italia-7337a2f6-67a3-11eb-92aa-881f0caf741f.shtml

    2https://www.fisascat.it/site/news/DouglasItalia_agg

    3Ibidem http://www.corriere.it/economia/aziende/21_febbraio_05

    4https://quifinanza.it/finanza/profumerie-faro-dellantitrust-sulla-concentrazione-douglas-limoni/154918/

    5https://www.informazione-aziende.it/Azienda_DOUGLAS-ITALIA-SPA#

    6https://messaggeroveneto.gelocal.it/udine/cronaca/2021/02/19/news/chiudono-le-profumeria-douglas-l-amarezza-di-una-commessa-mandata-via-senza-spiegazioni-dopo-34-anni-di-lavoro-1.39927545

    7https://www.collettiva.it/copertine/lavoro/2021/02/16/news/profumerie_douglas_chiude_128_negozi-828204/

    Assemblea Romana delle lavoratrici e dei lavoratori

    Assemblea Romana delle lavoratrici e dei lavoratori, mettere al centro i diritti di chi lavora.

    Venerdì 19, con una diretta facebook, si è svolta l’assemblea Romana delle lavoratrici e dei lavoratori di Rifondazione Comunista; in preparazione della Conferenza nazionale che si svolgerà il 27 e 28 Febbraio.

    Lo scopo dell’assemblea era quello di tornare a far parlare i lavoratori in prima persona dei problemi e delle difficoltà presenti oggi nei luoghi di lavoro. Nella sua introduzione ll segretario della federazione di Roma, Castelli, Litoranea, Vito Meloni, non ha nascosto che vi siano state difficoltà, negli ultimi anni, nell’azione del PRC evidenziando tuttavia la “ripresa di attenzione sul tema del lavoro da parte di Rifondazione Comunista.”

    Nelle due ore e trenta in cui si è svolta l’assemblea 15 lavoratori e lavoratrici hanno raccontato le loro condizioni materiali sui luoghi di lavoro. Dipendenti pubblici, Co.co.co, lavoratori autonomi, smartworker, Partite Iva “per necessità”, sindacalisti, lavoratori nei trasporti hanno ragionato insieme, riflettendo sui problemi nel mondo del lavoro e sulle necessità per uscire dalle condizioni di ricatto create dall’approvazione del Jobs Act e dalla cancellazione dell’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori; che ha reso precari anche i lavoratori e le lavoratrici cosiddetti “a tempo indeterminato.”

    Frantumazione dell’uguaglianza nel lavoro Pubblico, in cui sulla stessa tipologia di lavoro vi sono lavoratori con contratti diversi e con diversi diritti e redditi. Disinvestimento sui servizi pubblici che ha prodotto il peggioramento dei servizi stessi. Smartworking, inteso dalle aziende come opportunità, deregolamentata, per incrementare senza oneri l’orario di lavoro dei dipendenti riducendo diritti e reddito. L’autosfruttamento dei piccolissimi artigiani e commercianti, nel tentativo di mantenere a galla le loro attività e gli aiuti irrisori dello Stato e della Regione. Le condizioni di sfruttamento schiavistico che incontrano i giovani nell’entrare nel mondo del lavoro, a cui vengono proposte retribuzioni da 6 euro l’ora. Questi e molti altri temi sono stati discussi o solo accennati, rimandando ad altri incontri ulteriori analisi ed approfondimenti.

    L’assemblea, tuttavia, non è stata solo una raccolta di lamentele, ma un momento di riflessione su ciò che Rifondazione Comunista ha già fatto, proposto e propone. L’abrogazione della legge “Fornero” e la possibilità di andare in pensione a 62 anni o con 40 anni di contributi, il ripristino dell’Art.18, la necessità di un salario minimo di almeno 10 euro netti, la necessità di assicurare ad ogni cittadino-cittadina un reddito reale, potenziando il “Reddito di Cittadinanza ed eliminando le condizionalità. “Dopo il fallimento di tutti i Partiti, oggi in Parlamento, – ha detto Marco Bizzoni, referente per il lavoro – è stato chiamato il salvatore della Patria Draghi. Rifondazione è contro questa scelta che ha lo scopo di salvare il Sistema, tornando ad imporre i vincoli del Neoliberismo, prevedendo una spesa pubblica, non a favore dei lavoratori, ma dei profitti del capitale.”

    Rispetto questo progetto FdI ha annunciato che farà l’opposizione di sua maestà, mettendosi fuori dal mucchio selvaggio del centrodestra-centrosinistra al Governo, perché così si nota meglio. Rifondazione Comunista, invece, chiede che il 31 marzo sia prorogato il blocco dei licenziamenti e si continui ad assicurare la cassa integrazione, si nazionalizzino le aziende di interesse strategico per il Paese, si avvii una campagna di almeno 500mila assunzioni nel Pubblico. E’ ora di cambiare il Sistema, cancellare la precarietà lavorativa e di vita, impedire la totale sottomissione all’impresa dei lavoratori, investire sul pubblico come elemento di crescita e tutela economica, sociale e culturale del Paese. E’ necessario costruire un nuovo modello economico-sociale, perché un altro mondo è possibile.

    Albano Laziale 1944, Io Ricordo.

    Albano Laziale 1944, Io Ricordo.

    Io ricordo. Ricordo quel 10 febbraio 1944 quando dal cielo, gli alleati, riversarono una tempesta di fuoco. L’Italia era in guerra, una guerra che vedeva il fronte attraversare la vita di civili inermi con i bombardamenti aerei delle città.

    Bizzoni Giacomo

    Il 22 gennaio 1944 il corpo d’armata alleato sbarcò ad Anzio, ma quella che doveva essere una rapida manovra che doveva portare ad occupare i Colli Albani, minacciare Roma ed in sostanza chiudere in un sacco le forze germaniche rompendo la linea Gustav, si rivelò un fallimento; che vide le forze alleate correre il rischio di essere ributtate in mare. Trasformandosi in 24\36 ore da guerra di movimento, in battaglia di posizione e convertendo i Castelli Romani nell’immediata retrovia del fronte. Gli alleati erano vicini, ci si aspettava una rapida avanzata che scacciando i tedeschi portasse la fine della guerra.

    Nei giorni seguenti i Castelli Romani furono colpiti dai bombardamenti alleati che cercavano di rompere le linee logistiche dell’esercito tedesco. Il 1 febbraio, Albano Laziale, fu colpito da un primo bombardamento. In questo contesto di incertezza e paura i cittadini cercarono un posto sicuro in cui rifugiarsi e sfuggire ai pericoli ed alle atrocità della guerra. Iniziò a circolare la voce che le ville Vaticane erano sicure, poiché la Città del Vaticano aveva avuto il riconoscimento di Stato neutrale, e avrebbero accolto tutti i cittadini in cerca di riparo contro le operazione belliche. Tutti erano fiduciosi. (NdR)

    Io ero piccolo, sono nato nel 1936, però ricordo.

    Anche noi cercammo di sfuggire alla tensione ed alla paura dei bombardamenti, caricammo quello che potevamo portare e seguimmo mio padre, Armando, per recarci a Propaganda Fide.

    Arrivati nei pressi del cancello d’ingresso, trovammo un piccolo assembramento, mio padre andò a sentire cosa accadesse e scoprì che non potevamo entrare perché era tutto pieno. Tornò da noi, mentre altri continuavano ad affluire all’interno.

    Mio padre Armando era comunista e, per questa sua scelta, aveva fatto del carcere, era tenuto sotto sorveglianza ed era stato diffidato. Non so se quello fosse il motivo dell’esclusione, ma tutti gli esclusi erano comunisti. Alcune delle famiglie escluse dall’ospitalità vaticana, tra cui la mia, i Galeotti ed altre, si consultarono e cercarono un’altra soluzione. Tornammo indietro, sulla via delle Gallerie di sopra, e ci accamparono sulla parte pianeggiante del terreno che dà sul lago, all’altezza del cimitero di Albano. In poco tempo gli uomini tirarono su delle baracche per ripararci.

    Sebbene il rombo dei motori delle fortezze volanti tornasse a farsi sentire, la loro traiettoria era distante dal luogo in cui ci eravamo rifugiati.

    In quei giorni, più della paura agì, la fame. I prodotti del bosco non ci contentavano e ci lamentavamo molto. Così, avendo recuperato in qualche modo della farina, mia madre Agata e le altre fecero delle fettuccine e le misero ad asciugare sul tetto delle baracche. Seguimmo tutto quel lavoro con estrema attenzione, pregustando la mangiata di pasta. Quand’ecco anche quel giorno sentimmo il rombo degli aerei. Questa volta, però, il rumore sembrava dirigersi proprio verso di noi. Mentre ci mettevamo al riparo iniziammo a sentire, più in basso, tra noi e Castel Gandolfo, il rumore e gli spostamenti d’aria causati dalle prime esplosioni. Quando stavamo per tornare ai nostri rifugi gli aerei tornarono e ripresero a bombardare. Dopo lo spavento, tornata la calma, le donne fecero per andare a riprendere le fettuccine, ma, appena visto quel che c’era sui tetti delle baracche, ci dissero subito di andare a raccogliere i pinoli. Partimmo tutti, verso Castel Gandolfo, baldanzosi e vocianti per raccogliere il nostro bottino di pinoli. Scendendo lungo la costa del lago cominciammo a raccogliere quello che lo spostamento d’aria delle esplosioni aveva fatto cadere. Ad un un certo punto uno di noi gridò, quella che gli era sembrata una pigna, vista più da vicino, si era rivelata essere una testa e, tutt’intorno, vedemmo altre povere membra sparse. Fuggimmo tornando dai nostri genitori. Non ci allontanammo più da loro, nè chiedemmo che fine avessero fatto le fettuccine che non avevamo più visto, ma tutti divenimmo consapevoli che quello che stava avvenendo fosse l’esito naturale del putrido frutto del fascismo, che tanti italiani avevano abbracciato acriticamente.

    Questo io ricordo del 10 febbraio 1944, dal settembre del 2012 non posso più raccontarlo direttamente, resta la mia memoria; ve la consegno.

    Giacomo Bizzoni

    ALITALIA \ ITA – RIFONDAZIONE COMUNISTA RIFIUTA UN PIANO INDUSTRIALE CHE VEDE LO STATO PAGARE ED I LAVORATORI LICENZIATI.

    “ALITALIA \ ITA – RIFONDAZIONE COMUNISTA RIFIUTA UN PIANO INDUSTRIALE CHE VEDE LO STATO PAGARE ED I LAVORATORI LICENZIATI.

    Roma, Rifondazione Comunista sostiene i lavoratori e le lavoratrici Alitalia CUB e AirCrewCommiteee che mercoledì 30 dicembre saranno in Piazza Montecitorio per denunciare un progetto di nuova compagnia aerea all’insegna di licenziamenti, smembramento, ridimensionamento e chiede al Parlamento di rifiutare un piano industriale che non si propone di rilanciare la compagnia e tutelare gli attuali livelli di occupazione.

    Con la nazionalizzazione dell’Alitalia sembrava che il Governo, dopo anni di scelte sciagurate e dannose per l’azienda ed i lavoratori, avesse preso la giusta strada. Da tempo il PRC indicava nella nazionalizzazione l’unica soluzione per assicurare l’esistenza ed il rilancio di una compagnia di bandiera. Tuttavia ciò che avrebbe dovuto segnare una ripresa del vettore aereo nazionale, è stato immediatamente depotenziato dall’attuale presidente e dall’amministratore delegato-direttore generale della newco Italia Trasporto Aereo, che hanno presentato un piano industriale di ridimensionamento dell’azienda, prevedendo di dimezzare voli e personale e progettando di impiegare cinque anni per tornare alle dimensioni attuali. Tutto il contrario di quanto stanno facendo le altre grandi compagnie, che guardano alla prossima ripresa potenziando flotte e linee.

    Rifondazione Comunista ritiene inaccettabile che lavoratrici e lavoratori  debbano nuovamente subire le stesse scelte sbagliate già vissute negli ultimi anni. E’ inaccettabile che mentre lo Stato assicura un capitale di tre miliardi per far ripartire in sicurezza la newco, il management si predisponga a ripetere gli stessi processi che hanno generato la devastazione della compagnia di bandiera. Invitiamo tutti a sostenere lavoratrici e lavoratori Alitalia ed a sottoscrivere la petizione contro i licenziamenti e il nuovo piano industriale, proposta da CUB e AirCrewCommittee su Change: https://www.change.org/p/petizione-lavoratori-e-lavoratrici-alitalia

    Roma, 29 dicembre 2020.
    Maurizio Fabbri, segretario regionale Lazio
    Marco Bizzoni, referente lavoro regionale Lazio

    Partito della Rifondazione Comunista – Sinistra Europea

    MA QUALE NETFLIX DELLA CULTURA! Galleria Nazionale D’Arte Moderna

    MA QUALE NETFLIX DELLA CULTURA! Galleria Nazionale D’Arte Moderna

    I Giovani Comunisti/e e Partito della Rifondazione Comunista sono stati presenti con dei flash mob davanti alla Galleria Nazionale D’Arte Moderna, per denunciare l’abbandono dei lavoratori dei musei, troppo spesso invisibili e precari, e gli investimenti orientati più al profitto dei privati che al funzionamento dei beni pubblici.

    Ministro Franceschini non si vive solo di pane ma anche di rose.

    C’E BISOGNO DI PIÙ PUBBLICO, SUBITO #PiùPubblicoSubito#assunzionisubito#PrcRoma

    MA QUALE NETFLIX DELLA CULTURA!

    MA QUALE NETFLIX DELLA CULTURA!

    Partito della Rifondazione Comunista e i Giovani Comunisti/e Roma sono stati presenti con un flash mob davanti al Museo Nazionale Etrusco per denunciare l’abbandono dei lavoratori dei musei, troppo spesso invisibili e precari, e gli investimenti orientati più al profitto dei privati che al funzionamento dei beni pubblici.

    Ministro Franceschini non si vive solo di pane ma anche di rose.

    C’E BISOGNO DI PIÙ PUBBLICO, SUBITO

    #PiùPubblicoSubito

    #assunzionisubito

    #PrcRoma