OGGI IN PIAZZA CON I LAVORATORI E LE LAVORATRICI!

OGGI IN PIAZZA CON I LAVORATORI E LE LAVORATRICI!

PRETENDIAMO CHE, COME TANTE VOLTE DETTO: “ANDRÀ TUTTO BENE”.

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Dal primo luglio licenziare torna a essere possibile. Ciò avviene dopo che i lavoratori hanno sostenuto la produzione, a rischio del contagio, nei mesi più bui della pandemia e dopo che le aziende hanno ricevuto aiuti dallo Stato senza alcuna selettività. Il governo Draghi, sostenuto da centrodestra e centrosinistra, si inchina al volere di Confindustria, ansiosa di non vedere limitati i profitti dei suoi accoliti.Chiediamo una proroga del blocco dei licenziamenti fino a quando non vi saranno ammortizzatori sociali degni di questo nome in grado di garantire il reddito delle lavoratrici e dei lavoratori che hanno perso il lavoro fino al momento in cui siano reimpiegati in modo attivo.IL LAVORO E’ UN DIRITTO; NON UNA MERCE.mb

A proposito della sinistra e delle elezioni a Roma

A proposito della sinistra e delle elezioni a Roma

Le primarie del PD, per scegliere il candidato a sindaco di Roma, si sono concluse.

In questi giorni la sinistra integrata al centrosinistra si è spesa per i suoi candidati, spiegando ai militanti ed agli elettori che era importante partecipare: per trattenere il PD su posizioni popolari e civiche, per dare una lezione al potere del suo apparato, che ha accoltellato Marino ed è colluso con i poteri forti della città. Bisogna partecipare, hanno detto, per portare avanti una diversa idea di Roma rispetto a quella del PD, a cui si intendeva contendere la guida del governo della città e dei municipi.

Il risultato, ma guarda un po’ che sorpresa, è stato quello di legittimare l’esponente politico che il PD aveva già indicato.

Così l’esito delle primarie ci consegna un quadro politico che mistifica la realtà: il candidato eletto non è di sinistra, ma del PD, un partito liberale. Però, grazie alla sconfitta dei candidati delle sinistre integrate e alla compiacenza della stampa, amica e avversaria, apparirà agli occhi dei cittadini come il campione della sinistra e l’unico legittimo avversario alle destre al comune di Roma.

Non vi è nulla di più falso di questa rappresentazione, basti vedere con chi governa attualmente il PD, presente nel governo Draghi con Forza Italia e Lega, che parlano di federarsi con l’alleato Fratelli d’Italia per costruire un centrodestra unito.

Che politiche per Roma porterà avanti il candidato sindaco del PD?

La memoria ci ricorda che a Roma il PD ha sempre proposto la privatizzazione delle aziende municipalizzate, per regalare ai padroni la ricca opportunità di fare profitti sulla pelle della città. Mentre i cittadini, in questi anni, hanno sempre difeso con petizioni e referendum i servizi pubblici. Ricordiamo la compiacenza urbanistica del PD con i costruttori e la sua politica sociale della casa, che quando veniva realizzata tendeva ad espellere oltre il GRA i soggetti beneficiari. Ci sarebbe altro da aggiungere ma il quadro mi sembra chiaro.

La sinistra integrata, che con le primarie ha mostrato tutta la sua impotenza nel confronto con il PD, ora parla di allearsi e generare una lista unica, anch’essa con il solito scopo di trattenere, contendere, competere con il PD. Rassicurando i propri elettori sulle politiche che verranno portate avanti a Roma, con la carta d’Intenti del centrosinistra sottoscritta per le primarie. Tuttavia, qualche esponente del PD ha già dichiarato a mezza bocca che la carta non può essere considerata una bibbia intoccabile. Le primarie hanno messo in evidenza chi sarà a determinare le scelte politiche future, alla sinistra integrata, unita o meno, non resta che un’utilità ornamentale.

Non c’ è dunque alcuna speranza per i lavoratori e le lavoratrici romani? Dovranno turarsi il naso e sperare bene? Non è così.

Certamente non lo sapete, la stampa dei padroni non divulga certe notizie, ma da tempo, alcuni soggetti politici, qualche soggetto sociale che non ha dovuto vendere l’anima al PD, comitati, associazioni, gruppi e singoli, stanno elaborando un progetto politico alternativo al falso bipolarismo delle politiche gemelle del centrodestra e del centrosinistra.

I generosi militanti ed elettori, che per cercare cambiare qualcosa, hanno sostenuto i candidati delle sinistre integrate nelle primarie del PD, sono stati sconfitti dalla irriformabilità di quel sistema di potere. Tuttavia quei militanti e quegli elettori devono sapere che non è necessario ingoiare il rospo del meno peggio di un candidato Sindaco del PD, ma possono continuare nella loro battaglia di cambiamento grazie alla generosa disponibilità di un intellettuale militante, l’urbanista Paolo Berdini, che conosce i mali di Roma e che da anni si batte per contrastarli.

L’alternativa c’è, e può avere molta forza, se ognuno di noi gli darà la sua.

Marco Bizzoni

Siam tutti bravi con il sussidio degli altri

IL BRUSCOLINO – Siam tutti bravi con il sussidio degli altri

La settimana passata è stata piena di spunti di riflessione.

Mi soffermerò però solo sulle affermazioni che l’illustrissimo, eccellentissimo, onorevolissimo presidente di un noto gruppo alimentare, dall’alto della sua scienza economica, imprenditoriale e sulla sua coscienza di classe ha elargito ai giovani ed a tutti noi.

In una intervista, parlando a cuore aperto ha rivolto un appello, accorato ai giovani: “non sedetevi su facili situazioni, abbiate la forza di rinunciare ai sussidi facili e mettetevi in gioco”. Nella stessa intervista, parlando della produzione, ha affermato: “serve innovazione che è molto costosa e può anche essere finanziata dallo Stato.”

In queste poche parole ritroviamo i due concetti fondamentali su cui i padroni stanno battendo da molto tempo.

Gli aiuti alle lavoratrici e lavoratori che sono in difficoltà, non hanno il lavoro, giovani o anziani che siano, sono uno spreco, soldi buttati che generano pigrizia lavorativa, Mentre i generosi sussidi che lo Stato può attribuire, attribuisce ed ha attribuito alle imprese, sono da considerarsi investimenti per un futuro migliore.

La domanda è: un futuro migliore per chi?

Non certo per i giovani, che se vogliono lavorare e sono fortunati, riescono ad ottenere lavori regolari a livello di un reddito di cittadinanza pieno, cioè una retribuzione economica inferiore a quella individuata come livello di povertà relativa, che nel 2019 è risultata pari a 1.094 euro per due persone.

Un futuro migliore non certo per i lavoratori di mezza età che, con l’abrogazione dell’art 18 voluta dal PD con il Jobs Act, si sono ritrovati senza tutele reali e messi in continua competizione con i propri figli, che agli imprenditori costano molto, ma molto meno dei loro padri. In queste condizioni i lavoratori maturi devono accettare continuamente di contenere i propri stipendi, per essere competitivi. Così quella jungla del tutti contro tutti voluta dai padroni viene chiamato pudicamente da media e politica mercato del lavoro.

Questo mercato del lavoro è stato realizzato e viene mantenuto in questa forma da tutti i partiti che contano presenti in Parlamento PD, FI, Lega, FdI e in ultima istanza dal M5S, che, con le mezze misure del decreto dignità, che consente di trasformare il lavoro a termine in lavoro sfrutta e getta; come stanno denunciando in questi giorni i dipendenti AMAZON di Colleferro. Che svengono assunti come interinali, ma con l’illusione di un posto stabile, fino a che sono buttati via, sempre a norma di legge, come limoni spremuti, nel silenzio assordante della politica, di centrodestra o di centrosinistra, che politicamente si azzuffano su tutto, ma concordano nel lasciare mano libera, chi più, chi meno, ai padroni.

Nel frattempo chi in un modo, chi nell’altro, i partiti di governo e di opposizione in Parlamento gettano fumo negli occhi alle lavoratrici ed ai lavoratori: C’è bisogni di lavoro, dicono. Bene, di che natura? Precario o a tempo indeterminato. Retribuito come? Con redditi orientati ai livelli cinesi o a quelli tedeschi?

Bisogna tagliare le tasse. Bene. A chi? Le tasse sugli stipendi dei lavoratori e delle lavoratrici o quelle sui capitali?

Pretendiamo risposta a queste domande. Organizziamoci politicamente per pretendere le risposte che servono alla classe lavoratrice.

Solo se la classe lavoratrice tornerà ad essere solidale al suo interno e si riorganizzerà politicamente, potremo imporre al Governo ed al Parlamento di affrontare i nostri problemi.

Marco Bizzoni

Multiservizi, Raggi continua a privatizzare invece di ripubblicizzare completamente i servizi

Multiservizi, Raggi continua a privatizzare invece di ripubblicizzare completamente i servizi

Con l’avviso di manifestazione d’interesse per l’affidamento del servizio scolastico integrato: ausiliari e pulizia nei nidi, nelle scuole dell’infanzia e nelle scuole d’arte e dei mestieri, assistenti al trasporto scolastico, l’amministrazione di Roma Capitale della Sindaca Raggi assesta uno schiaffo ai lavoratori ed alle lavoratrici dell’azienda partecipata di secondo livello Roma Multiservizi a cui promise l’internalizzazione in Ama con contratti a tempo indeterminato.

Ancora una volta vengono colpiti le lavoratrici che si ritrovano con un incertezza lavorativa nel loro futuro, con una privatizzazione in corso, ed i servizi, perché tutta la procedura e la conseguente riorganizzazione si dovrà compiere entro la fine di Agosto, lasciando presagire, visti i tempi, un avvio di anno scolastico difficoltoso nella continuità, regolarità e sicurezza dell’attività educativa.

L’amministrazione di Roma Capitale fermi il suo atto scellerato e dannoso per la città, atto che trasferisce la gestione dei servizi dalle mani pubbliche quelle completamente private.

Pur criticando e ritenendo inadeguato lo strumento della Multiservizi, Rifondazione Comunista ritiene che debba continuare a gestire il servizio, per assicurare un minimo di diritto di stabilità lavorativa e salariale alle lavoratrici ed ai lavoratori. Chiediamo inoltre che sia avviata la costruzione di un processo di re internalizzazione dei servizi e, quindi, dei lavoratori e delle lavoratrici oggi ad essi addetti.

Commissione Lavoro Rifondazione Comunista Roma

Insieme per Roma contro le destre?

Insieme per Roma contro le destre?

Con l’assemblea svolta ieri, 9 giugno, alla città dell’altra economia, la sinistra romana, delle compatibilità al sistema e subalternità ai liberaldemocratici del PD, annuncia la volontà di arrivare alle elezioni come sinistra unita contro la destra di Roma. Tuttavia nel frattempo si presenta con quattro candidati alle primarie del PD, che ufficialmente ne presenta uno, di peso politico nazionale e internazionale e quindi con un ampia copertura mediatica… chi vincerà le primarie?

L’assemblea è stata lanciata con un documento di cui i primi firmatari sono personalità della politica e della cultura che molto hanno dato alla riflessione della sinistra. Queste personalità, al di là delle contingenti collocazioni politiche, sono voci autorevoli con cui, in accordo o disaccordo, è pur sempre utile confrontarsi.

Leggendo il documento qualsiasi militante della sinistra sentirà vibrare le proprie corde interiori, a Roma si vogliono combattere povertà e disuguaglianze, precarietà lavorativa, devastazione urbanistica, l’inquinamento, migliorare i trasporti, i servizi, riconoscere il diritto alla salute e all’abitare; costruendo una sinistra unita capace di ridare voce al mondo del lavoro.

Però mentre si segue l’armonica vibrazione positiva che emerge dal documento, si batte la testa su un ostacolo spigoloso, lo stesso di sempre in questi ultimi 12 anni; l’alleanza con il PD ritenuta necessaria per avere una funzione.

Oggi, come ieri, si ritiene che la sinistra non possa avere una una forza, al di fuori di questa alleanza, e, tuttavia, a differenza del dibattito teorico che si sviluppò anni fa di una sinistra “dentro o fuori il recinto”, abbiamo una serie di esperienze vissute che possono fare da riscontro o verifica dei risultati ottenuto sino ad oggi, che i promotori dell’assemblea sembrano non conoscere e che, per brevità, elencherò per punti.

Primarie: sin dalla loro origine, competizione Prodi-Bertinotti, fu a tutti chiaro che la dimensione competitiva era fittizia, mentre misuravano rapporti di forza che potevano, nello scontro tra personalità, potevano essere alterati. L’unica volta che alle primarie vinse un outsider fu quando questi assunse un’enorme rilevanza mediatica, grazie ai finanziamenti dei padroni ed alla benevolenza di quelli che sarebbero dovuti essere gli avversari. Ultimo, ma non meno importante elemento critico delle primarie, a loro manipolabilità.

In estrema sintesi, tutti coloro che stanno partecipando alle primarie a Roma, non stanno contendendo al PD la candidatura a sindaco o portando avanti un punto di vista e la visibilità della sinistra, ma semplicemente stanno agitando un autopromozione politica da far fruttare, dopo l’acclamazione di Gualtieri a candidato sindaco di Roma, nelle elezioni reali.

Centrosinistra: anche in questo caso abbiamo molte esperienze negative a tutti i livelli istituzionali. Sebbene sin dall’inizio la sinistra che ha accettato di rimanere impastoiata nel recinto del centrosinistra e del PD abbia sempre avuto successo istituzionale, ottenendo deputati, senatori, Consiglieri regionali e comunali, la sua proposta politica ha avuto la stessa identica forza della sinistra che è rimasta fuori dalle istituzioni.

Rozzamente e senza andare troppo lontano nel tempo basti guardare l’esito della moderata proposta patrimoniale avanzata da Fratoianni. I risultati, oltre la vicepresidenza, che la sinistra sta ottenendo in Emilia Romagna, ad esempio, o quale siano gli esiti che, in qualsiasi realtà comunale, riescono a raggiungere i consiglieri che si richiamano a questa esperienza di compatibilità con il PD e quindi con il sistema.

Carta d’intenti: la sinistra romana delle compatibilità rivendica di avere già spostato le politiche del PD, perché molte sue proposte sono state accolte nella “Carta d’Intenti” firmata da tutte le componenti della coalizione.

Com’è labile la memoria, nessuno ricorda più le 270 pagine del programma elettorale che portarono al Prodi due. Le resistenza di quel governo a fare ciò che aveva messo nel programma, con la giustificazione che non era la bibbia e la facilità ad avallare i peggioramenti per lavoratrici e lavoratori raccontandoci che erano la modernità. Spesso i proverbi sbagliano, ma a volte hanno un fondo di verità: errare è umano, ma perseverare è diabolico.

La cosa triste è che quest’ennesima riproposizione di una sinistra unita in salsa subalterna al PD è uno degli elementi della crisi stessa della sinistra, che lavoratori e lavoratrici equiparano al PD. Che ha anticipato o avallato le stesse politiche di peggioramento della qualità della vita delle destre, spingendoli alla rinuncia del voto o a votare direttamente le destre che dicono di occuparsi prima degli italiani.

L’alternativa ci sarebbe, anche se la strada è faticosa e lunga. Riconnettere tutte le forze che a Roma si battono nel sociale, nel mutualismo, l’associazionismo, per i diritti, contro la precarietà e per un lavoro buono, contro le disparità di genere, a tutela dell’ambiente e delle culture.

L’unità della sinistra si potrà costruire solo a partire dal suo carattere diffuso, multiplo, multietnico, plurale, ma soprattutto affermando autonomia politica e indipendenza reale dalle altre forze politiche liberaldemocratiche.

Marco Bizzoni

Torniamo a parlare del blocco dei licenziamenti.

Torniamo a parlare del blocco dei licenziamenti.

Così mentre le associazioni delle imprese piangono quotidianamente miseria su tutte le radio televisioni e giornali, i lavoratori che hanno perso il lavoro o sono in cassa integrazione la vivono.

Come abbiamo visto la settimana scorsa la Confindustria ha voluto che si eliminasse il blocco dei licenziamenti il governo, PD, LEGA; M5S, FI e l’opposizione, FdI hanno obbedito senza fiatare, i sindacati hanno balbettato qualcosa contro quella decisione riservandosi di agire in qualche modo, perché malgrado il Blocco dei licenziamenti, troppi lavoratori e lavoratrici hanno perso il proprio lavoro quest’anno e moltissimi senza il blocco rischiano di perderlo.

Tuttavia nella sua relazione annuale VISCO, governatore della Banca d’Italia, ha rilevato che il blocco è una delle misure di contrasto delle disuguaglianze, messa in atto per alleviare le sofferenze delle fasce più deboli della popolazione. Nello stesso tempo, La crisi, che ha determinato una drastica riduzione dei ricavi per le imprese più colpite, è stata un “fenomeno rilevante ma non generalizzato.

Nel 2020 le risorse economiche stanziate dal governo sono andate per il 70% direttamente alle aziende senza porre alcuna condizione e senza criteri selettivi. Questo ha consentito che il bilancio complessivo delle imprese fosse positivo per una cifra tre volte superiore quella dell’anno precedente.

A fronte di questi dati l’ex ministro dell’inferno Salvini ha avuto uno sbandamento a sinistra, chiedendo la proroga del blocco, il capitan fracassa Meloni chiede la tutela dei lavoratori autonomi senza spiegare a cosa si riferisca, il PD cinguetta sull’incoerenza altrui e tutti giocano a fare propaganda sulla pelle dei lavoratori.

Nel frattempo si è svegliata anche la commissione europea e sorpresa… produce uno studio che, guarda caso, da ragione a Confindustria: il blocco dei licenziamenti è controproducente perché ostacola il necessario adeguamento della forza lavoro… alle esigenze aziendali, cioè al profitto. Solo che, in Italia, l’articolo 41 della Costituzione, prevede che le esigenze aziendali, cioè i profitti, non devono: “ svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà,alla dignità umana.”

Quindi è necessario pretendere che il blocco dei licenziamenti continui, almeno fino a quando, per ogni settore lavorativo, vi sarà la ripresa o fino a quando non vi saranno efficaci ammortizzatori sociali. Ma non basta, è necessario pretendere che vengano abrogate Jobs Act e tutte le leggi che generano precarietà, ed inoltre, la riduzione dell’orario di lavoro a parità di salario, un salario minimo garanto per legge, il ripristino dell’articolo 18, rendendo illegittimi i licenziamenti senza giusta causa.

Solo se le lavoratrici ed i lavoratori torneranno ad agire in prima persona riorganizzandosi politicamente, in un partito dei lavoratori e delle lavoratrici, dipendenti o autonomi che siano, potremo imporre al governo ed al Parlamento di affrontare i nostri problemi.

LA FAVOLA DI DRAGHI SALVATORE D’ITALIA

IL BRUSCOLINO – LA FAVOLA DI DRAGHI SALVATORE D’ITALIA

Con questo video inizio ad esercitare la libertà di manifestare liberamente il pensiero che ci è garantita dalla Costituzione.

So bene che potrò esercitarla solo fino a quando i padroni delle reti, dei server, dei vari social, me lo consentiranno. So bene che quello che dirò avrà la forza di un inezia rispetto al meno conosciuto degli opinion maker. So bene che solo una minuzia di persone ascolteranno e vedranno questa rubrica e che ciò che dirò sarà solo una briciola di ciò che servirebbe, un pezzettino inoffensivo di critica al potere.

Ecco perché ho voluto chiamare questa rubrica autoprodotta IL BRUSCOLINO.

Perchè malgrado tutto, il mio bruscolino di pensiero lo voglio dire, sperando di essere un fastidio agli occhi dei potenti, un granello che inceppa gli oliati macchinari del consenso padronale. Dirò la mia, in attesa che tutti i granellini si uniscano ed organizzino. Quel giorno, per il potere dei padroni, saremo TEMPESTA.

Oggi parlerò del governo Draghi. Un Governo appoggiato da tutti i partiti presenti in Parlamento. Fanno parte della maggioranza il PD, i 5stelle, la Lega, Forza Italia.

Fratelli d’Italia, non avendo votato la fiducia è formalmente all’opposizione, ma concretamente svolge solo un’opposizione di facciata. Urla su presunte invasioni dal mare, tutto uno stracciarsi di vesti per spostare il coprifuoco dalla dieci alle undici, ma su ciò che conta, le decisioni dei padroni, una totale supina acquiescenza al loro volere.

La grande stampa ci ha raccontato su Draghi una bella favola. Non più il banchiere affamatore di popoli come si era mostrato con la Grecia, ma un gentile cavaliere salvatore dell’italiaca Patria. In poco più di 100 giorni, però, la realtà si è mostrata nella sua durezza; la Patria che draghi sta salvando non è quella della classe lavoratrice, qualunque sia la tipologia di lavoro svolto, il colore della pelle o il genere sessuale, ma è solo la Patria dei padroni, dei banchieri e dei profitti.

A causa della crisi scatenata dalla pandemia quasi un milione di lavoratori e lavoratrici con lavori a termine, senza considerare i lavoratori in nero, hanno perso il loro lavoro ed il loro reddito. Nello stesso tempo per impedire una totale debacle economica, le aziende sono state aiutate dallo Stato con prestiti agevolati e garantiti, ristori, cassa integrazione e proroghe dei pagamenti fiscale. Nel corso della crisi alcune aziende hanno addirittura aumentato i profitti, molte si sono riconvertite ed hanno investito sulle piattaforme digitali, tornando a fare profitti e scoprendo di poter operare con meno lavoratori.

Nessuno ha mai chiesto un blocco dei licenziamenti infinito, ma è impensabile che fino ad una piena ripresa economica o alla realizzazione di un vero sistema di tutela per chi perde il lavoro si possano sbloccare i licenziamenti. Bene fanno i sindacati a dare battaglia su questo punto e dovrebbero fare di più, tuttavia i padroni hanno deciso. Vogliono liberarsi dei lavoratori che in questa fase limitano, non, badate, impediscono, ma soltanto limitano i loro profitti.

Il potere economico ha deciso ed il governo, il potere politico, ha eseguito.

dal 1 luglio Sblocco dei licenziamenti; secondo alcune stime riduttive altri 500mila lavoratrici e lavoratori perderanno il lavoro ed il reddito e poi Semplificazione del codice degli appalti, che alla fine della giostra delle apparenze, in assenza dei controlli, consentirà di aggirare le tutele di sicurezza dei lavoratori nei luoghi di lavoro, i contratti nazionali, metterà a disposizione delle mafie la possibilità di inserirsi nell’economia legale deformandola con le loro pratiche. Nessun investimento vero sarà fatto sulla sanità territoriale, l’istruzione, la ricerca, i giovani; non vi sarà nessunariforma fiscale, che renda il fisco più giusto,chiamando i ricchi a contribuire progressivamente in modo maggiore alle necessità del Paese, rispetto alle lavoratrici ed ai lavoratori. Nessuna riforma del welfare per tutelare fino in fondo chi perde il lavoro o non ha un reddito. Nessun piano per un’ edilizia popolare, che consenta di avere una casa a chi non l’ha e non può permettersi i prezzi del mercato.

Che altro dire per rendere evidente che il Governo Draghi è un governo dei Padroni? E che in Parlamento non è presente nessuna forza politica che rappresenti veramente le esigenze delle lavoratrici o dei lavoratori? italiani o immigrati, dipendenti o autonomi che siano? Oggi I padroni hanno un intero Parlamento a loro disposizione. Sta solo a noi lavoratori fermarli.

Ripristiniamo l’art 18 e rendiamo illegittimo il licenziamento senza giusta causa.

Aboliamo il jobs act e tutte le leggi che hanno prodotto la precarietà lavorativa.

Stabiliamo una retribuzione minima legale, assicuriamo a tutti e tutte: una casa, un reddito dignitoso, un lavoro, riducendo l’orario di lavoro a parità di salario.

Solo se le lavoratrici ed i lavoratori riprenderanno nelle loro mani il loro pezzo di sano potere democratico e lo eserciteranno in prima persona, tornando ad organizzarsi politicamente, le loro necessità torneranno ad essere tema di discussione e decisione Parlamentare e, quindi, di crescita vera del Paese tutto. Il futuro è nelle nostre mani.

LA LOTTA DI CLASSE LA STANNO VINCENDO I PADRONI

LA LOTTA DI CLASSE LA STANNO VINCENDO I PADRONI

La scelta del governo Draghi, dettata da Confindustria, di consentire i licenziamenti sin dal primo luglio e nel contempo di mantenere gratuita la cassa integrazione per chi non licenzia sembra, apparentemente far vincere tutti i contendenti. In realtà vincono solo i Padroni, che se vogliono possono procedere alla ristrutturazione della loro produzione sulle pelle dei lavoratori o in alternativa risparmiare sul costo del lavoro con la CIG gratuita, per loro, ma che riduce i redditi dei lavoratori. Senza considerare che fino ad oggi migliaia di lavoratori, in prevalenza donne, sono state espulse “silenziosamente”, cioè senza licenziamenti a causa della precarietà dei loro contratti, dai loro luoghi di lavoro.Tutto ciò può succedere e continuerà a succedere solo perché in Parlamento non è più presente una forza politica che rappresenti i LAVORATORI e le LAVORATRICI. Apparentemente tutte lo fanno, a parole tutte si battono il petto per i lavoratori dipendenti, pubblici e privati, i precari, i giovani, i lavoratori autonomi, le imprese individuali, i giovani professionisti, ma alla prova dei fatti controllate a chi sono andate le parti preponderanti dei ristori, dei contributi, delle risorse sino a ad ora stanziate e scoprirete la differenza che passa tra i PADRONI ed i LAVORATORI. I Soldi per lorsignori sono chiamati contributi alla ripresa, quelli per chi vive di lavoro: “vergognosi sussidi.”Solo se i lavoratori si uniscono e si riconoscono dalla stessa parte contro l’alto, sempre foraggiato. Intervengono negli affari dello Stato, riprendono a fare politica, eleggono i loro rappresentanti in Parlamento, si potrà pensare che qualcuno, qualsiasi governo ci sia, penserà anche a loro.

FUNIVIA DEL MOTTARONE: IL PRIVATO FUNZIONA MEGLIO?

FUNIVIA DEL MOTTARONE: IL PRIVATO FUNZIONA MEGLIO?

La tragedia della funivia del Mottarone è la cartina di tornasole del “miglior funzionamento del privato. ” A fronte di “ragioni economiche” non ci si è fatto scrupolo di tralasciare la sicurezza delle persone trasportate.Le vite di 14 uomini, donne e bambini sono state sacrificate al Moloch del profitto, Basta con le logiche del mercato, esigiamo il rispetto dei lavoratori e degli utenti dei servizi.I morti della funivia, i morti del ponte Morandi, gli assassinati sui luoghi di lavoro, sono tutti nostri fratelli e sorelle uccisi da padroni senza scrupoli.Oggi, in Parlamento, non c’è un deputato che si occupi della tutela dei lavoratori, della sicurezza nei luoghi di lavoro o della sicurezza degli utenti che utilizzano i servizi “offerti” dai padroni. E’ ora di far rientrare nelle istituzioni i rappresentanti della classe lavoratrice, espulsi con leggi maggioritarie e soglie di sbarramento.

TI LICENZIO QUANDO VOGLIO

TI LICENZIO QUANDO VOGLIO

TI LICENZIO QUANDO VOGLIO

Il governo di unità nazionale, PD, M5S, FI, Lega,tutti dentro dicono per la salvezza della nazione contro la crisi sanitaria, economica e sociale, mentre Fratelli d’Italia fa finta di fare opposizione. Chiede di togliere il coprifuoco, ma non dice nulla quando si tolgono le tutele ai lavoratori.Il risultato di questa unità nazionale #sapevatelo è il Governo Draghi, che lascia mano libera ai padroni di licenziare dal 1° luglio e progetta di consentire il subappalto senza regole, intanto la falsa opposizione di FdI tace.#primalelavoratricieilavoratori, con le leggi elettorali maggioritarie e gli sbarramento i padroni hanno ottenuto ciò che volevano, in Parlamento nessuna forza politica difende i lavoratori, tutti sono schierati con i padroni; chi più, chi meno.Ricordalo quando il PD viene a chiederti il voto per fermale le destre, tra le destre ci sono anche loro.